Per fortuna non mi risulta essere una delle molle del turismo in Argentina…ma sono sicuro che tra le cose che stupisce di piú lo straniero passeggiando nel famigerato Microcentro di Buenos Aires c’é la quasi-assillante offerta di sesso, a prezzi stracciati.
Astenersi perditempo
Alla fine degli anni ’50 nella localitá bonaerense di José Carlo Paz si consumava una delle epopee dell’industria argentina. L’azienda Metalmecánica S.A.C.I., che fino a quel momento aveva prodotto motociclette di bassa cilindrata, firma un accordo con la BMW (che in argentina viene comunemente chiamata "BM") per la produzione locale di alcuni modelli della casa tedesca. La maggior parte dei componenti era importata. Nel 1959 viene lanciata la De Carlo 600, sulla base del BMW 600 e l’anno dopo la De Carlo 700 Sedán Glamour, sulla base del modello BMW 700 Glamour. Si tratta di una tipica storia argentina, dove la buona volontá e lo sforzo dell’azienda non sono stati accompagnati da un momento politico ed economico all’altezza e dopo alcuni tentativi disperati l’azienda chiude nel 1965.
Tutto questo per dirvi che un caro amico vende una De Carlo Glamour in condizioni impeccabili, allego foto. Gli interessati possono scrivere a Tanoka, ore pasti.
The city that never sleeps
Tra i miti che accompagnano Buenos Aires c’é quello secondo cui le librerie e i negozi di musica della calle Corrientes sono aperti 24 ore su 24. Questo era sicuramente vero qualche decennio fa, ora restano in pochi ad essere aperti di notte. Detto questo, anche solo una libreria basterebbe per sottolineare alcune caratteristiche del porteño, diamogliene atto. Peró questa sera ho scoperto che anche il mio barbiere, nel periferico quartiere di Chacarita, rimane aperto fino ad ore assurde. Jose rimane aperto fino a che ci sono clienti. Io questa sera ci sono andato alle 21,30, ma mi ha detto che in questo periodo, sotto Natale, c’é gente fino alle 2 di notte. Io facendo il simpatico gli ho consigliato di offire da bere agli avventori, ma mi ha detto che ha smesso anni fa…i clienti andavano solo a bere e dimenticavano di farsi tagliare i capelli.
Rodo dentro
Sará anche vero che il prossimo Rally Dakar si corre in Argentina, ma che frustrante la vita dell’automobilista italiano da queste parti. Gli argentini guidano piú o meno come noi, male, ma la sensazione di insicurezza generalizzata ha fatto dilagare la moda dei vetri oscurati ed é impossibile vedere la faccia del tuo nemico. Anche se lo raggiungi al semaforo incazzato nero non ti puoi sfogare perché non vedi nulla, non sai se in macchina c’é una vecchietta, un signore distinto o un hooligan. Ti ritrovi a parlare e a gesticolare da solo.
Mi vedró obbligato a diventare un cittadino modello.
Improvvisando
Dopo il trabajo a reglamento oggi un’altra novitá. Questa mattina era previsto uno sciopero del personale della metropolitana, un milione e mezzo di passeggeri giornalieri. E invece no. La metropolitana funziona perché non tutte le sigle sindacali hanno aderito allo sciopero e il servizio é garantito da "personal jerarquico". Come? sí, personal jerarquico: capi, responsabili, direttori si inventano per un giorno autisti e sostengono sulle loro spalle il peso del servizio. Il concetto é terribile (verrebbe da chiamarlo personal "garquico"), ma la definizione é bellissima, uno si immagina generali, imperatori, dittatori cercando di guidare un treno della metropolitana, magari saltando qualche fermata per la mancanza d’esperienza.
Dicembre
Mese particolare dicembre da queste parti, soprattutto a Buenos Aires. Per darvi un’idea l’atmosfera che si respira potrebbe essere data dal risultato della formula:
GIUGNO ITALIANO + (DICEMBRE ITALIANO – NATALE ITALIANO)
In cittá c’é la frenesia tipica delle metropoli appena prima delle vacanze estive. Appena prima. Nessuno si é ancora mosso, ma sono tutti ai blocchi di partenza. Il corpo é qui, ma la testa sta giá facendo le valigie. In una cittá che con l’interland fa 11 milioni di abitanti questa frenesia si puó percepire quasi nell’aria. Una scossa elettrica, l’ultima, prima della calma piatta di gennaio e febbraio.
Peró non é proprio come a giugno in italia, perché all’arrivo dell’estate si somma la fine dell’anno. Per l’argentino le stagioni si rispecchiano fedelmente nel calendario (qui non si capisce bene come facciamo noi boreali a vivere in modo diverso ) e dicembre é la fine naturale di tutte le attivitá: la scuola, la politica, la contabilitá di un’azienda. Si arriva quindi stremati come in italia a dicembre, ma con almeno l’idea delle vacanze dietro l’angolo.
I punti di contatto con il dicembre italiano finiscono qui, perché la temperatura assopisce qualsiasi passione natalizia. Ovviamente gli argentini sostengono il contrario, difendono il loro natale e dicono che perché sia natale non é necessario che ci siano la neve e le renne. Non ci credete, natale non se lo fila nessuno, o quasi. Vi risparmio le foto tristissime che potrei fare in questi giorni agli abeti addobbati davanti ai centri commerciali, l’unico posto dove si cerca di rianimare il natale con l’electroshock, per ovvi motivi.
Libertá per il blogger Hossein Derakhshan
Non sono un grande amante di Facebook, mi sento scomodo in quell’ambiente e non ho neanche molta voglia di trovare metafore per spigare il perché. Come Mantellini non credo molto ad "un internet" chiuso rispetto al resto, ad un posto in cui devo logarmi per entrare. Cosí come Twitter, credo che facebook sia un ottimo strumento in potenza, ma per adesso c’é solo un grande casino.
Ieri un’amica mi ha scritto per raccontarmi che un suo compagno di universitá a Londra é stato arrestato in Iran con l’accusa di essere una spia di Israele. Accusa che come potete immaginare viene punita con la morte. Nella Rete ho trovato un sacco di persone che lo odiano e un sacco di persone che aspettano il suo ritorno, vivo. Mi sono ritrovato cosí a navigare tra gruppi di facebook, petizioni on-line, discussioni accese nella rispettiva voce di wikipedia. Un universo che ti lascia con un sacco di dubbi. Servirá a qualcosa? Qualcuno ascolta queste nicchie? O finisce sempre come quel tizio che via facebook organizzó una festa per 20 persone per poi ritrovarsi con una sola partecipante in carne e ossa, una benemerita sconosciuta? Non lo so, volevo solo che sapeste che Hossein Derakhshan, detto Hoder, non dá sue notizie da qualche giorno ormai e che la sua unica colpa era quella di dire quello che pensa. Una cosa che dovrebbe preoccuparci tutti, almeno un po’.
HDTV
Abbiamo passato il fine settimana a casa dei suoceri, in campagna. Si stanno costruendo una piccola casetta, una cabaña, in mezzo ad un boschetto di pioppi. La cosa incredibile é che non hanno ancora finito di costruire i muri, ma si sono giá comprati un televisore al plasma, guardate che definizione:
Rimpiango Colpo Grosso
Zapping notturno, sprofondato sul divano mi ritrovo davanti questo messaggio.
Letteralmente: "Se Lei sta soffrendo ci chiami al telefono…".
Le strategie della chiesa evangelista si fanno sempre piú bizzarre, a volte al limite del tragicomico. Sono trasmissioni deliranti condotte da sacerdoti brasiliani che fanno miracoli in portuñol dal tempio di Corrientes. Poi ti trovi i ragazzini adolescenti che ti fermano in calle Florida. Hanno 13 anni e ti prendono per il braccio dicendoti di seguirli, che loro hanno visto il signore e la loro vita é cambiata.
La Difunta Correa
Se avete viaggiato in Argentina sicuramente avrete visto altari e altarini al Gauchito Gil. Meno sovente si vedono angoli dedicati alla Difunta Correa, divinitá popolare molto amata in Argentina e in Cile. La leggenda racconta che nel 1840 il marito di Deolinda Correa fu arruolato contro la sua volontá dalle truppe di Facundo Quiroga, nella guerra tra federados e unitarios. Deolinda disperata raccolse pochi viveri, un po’ d’acqua e si mise a seguire le orme dei militari nella zona desertica di San Juan, portando con se suo figlio neonato. Sorpresa dal caldo e dalla sete si coricó sotto un albero aspettando la sua sorte infame. Il giorno dopo due uomini trovarono il cadavere di Deolinda sotto lo stesso albero, ma il miracolo era avvenuto: il neonato era sopravvissuto nutrendosi dal seno della madre morta. Per questo é tradizione lasciare bottiglie d’acqua alla Difunta Correa.

Altare alla Difunta Correa, Chacarita
Smata
Casa mia é circondata da concessionarie di automobili. Fanno sí che la mia via sembri una zona industriale, ma almeno hanno vetrine luminose e il quartiere di notte ha tanto bisogno di luce. Due giorni fa tutte le concessionarie sono state attaccate da quei giocherelloni di SMATA, il Sindicato de mecánicos y afines del transporte automotor, che chiede un 50% di aumento dei salari. Una vera e propria missione punitiva o se preferite un avvertimento chiaro. Non ero presente al momento dell’azione, ma sono convinto che tutto sia successo di giorno, con i dipendenti dentro ai negozi. Dev’essere stato un momento di tensione importante.
Interessanti alcuni particolari, come la firma onnipresente di José Hernandez il presidente di SMATA: "Con Jose no se jode". E poi la tipica frase da cattivo dei cartoni animati: "Hoy tuvieron suerte, volveremos".
Ma il premio va a quel genio che avendo una bomboletta spray in mano non ha potuto resistere alla tentazione, la passione calcistica ha avuto il sopravvento: ALMIRANTE BROWN PUTO!

Collezionisti digitali
Sempre lo stesso copione: il ladro vuole dall’autista dell’autobus le chiavi per aprire la macchina dei biglietti e prendersi le monete, gli autisti non hanno le chiavi e guadagnano qualche colpo di machete o di ascia. Non passa settimana senza che ad un autista venga tagliato un dito. Ormai peró dovrebbero saperlo che sti poveri cristi le chiavi non le hanno.
Saró cinico e anche un po’ morboso, ma chiederei al sindaco Macri di fare una campagna di sensibilizzazione, in tutta la cittá. Una campagna informativa, con cartelli in tutta la cittá che per mesi ripetano: "Gli autisti degli autobus non hanno le chiavi della macchinetta dei biglietti". Un po’ di dietrologia: magari si scopre che si tratta di una storia tipo quella del mostro di Firenze e i delitti sono commissionati da un ricco e insospettabile collezionista di dita. Sospettato numero uno il presidente della provincia, Daniel Scioli, al quale manca un braccio.
PH
2 porte + 1 finestra = 1 PH.
Un PH, una propiedad horizontal, la mia casa preferita, la piú comune, la piú diffusa. Non solo a Buenos Aires, ma in molte cittá e paeselli dell’argentina. Si tratta di un condominio, ma sviluppato in orizzontale. Una delle due porte, la piú esterna, conduce ad un corridoio, all’interno del quale troviamo le porte dei vari appartamenti. L’altra porta appartiene al primo appartamento, quello che dá alla strada, a la calle. La finestra ovviamente appartiene al primo appartamento. Ne esistono in tutte le salse, colori, dimensioni. Secondo me é il simbolo del classico barrio porteño. Molti ne subiscono il fascino, lo vogliono, i prezzi salgono alle stelle. Altri preferiscono un appartamento in una torre…"per la sicurezza", dicono. E poi "un ph ti richiede un sacco di manutenzione". Tutte scuse, perché non sono riusciti a comprarsi un ph.
Carta canta
Sabato allo stadio Monumental, casa del River Plate, si gioca Argentina-Paraguay, valida per le qualificazioni ai mondiali di Sudafrica 2012. La comunitá paraguayana in argentina é molto numerosa, sono un po’ il corrispettivo dei bergamaschi, tanti uomini lontani da casa che si fanno un mazzo tanto lavorando soprattutto nell’edilizia. I paraguayani si sono messi in coda educatamente davanti al Luna Park (il palazzetto dello sport per eccellenza di Bs As) per comprare i 1000 biglietti che gli spettavano. Peccato peró che non tutti ce l’hanno fatta: l’AFA, la federazione argentina, ha deciso di vendere i biglietti solo ai residenti, che dovevano presentare carta d’identitá argentina. Come potete immaginare, una barriera all’entrata non da poco…
Nel frattempo scopro da Crírica che in argentina c’é un nuovo miraggio nella continua ricerca del passaporto passepartout: i paesi dell’europa dell’est. Cito: "Italia e Spagna non sono piú gli unici salvacondotti miracolosi che vengono invocati nelle chiacchere da bar…". Con l’apertura dell’Unione Europea ai paesi dell’est si é aperta la caccia al bisnonno lettone, al prozio polacco o alla cugina rumena. C’é addirittura chi si porta avanti col lavoro e cerca tracce delle proprie radici croate, scommettendo su un prossimo ingresso in europa. Mi ha fatto sorridere la dichiarazione dell’ufficiale del consolato rumeno: "Molti chiedono informazioni, peró pochi fanno domanda perché esigiamo che si parli la lingua". Mi ricorda il film "El abrazo partido" in cui il protagonista Daniel Hendler deve subire un’interrogazione su cultura generale polacca.
Fenomenologia della mancanza di monete
Tres guitas, di J [jmpznz] Nonostante io non ne parli da un po’ di tempo, il problema della mancanza di monete non ha abbandonato il Paese. La ricerca di metalli, pregiati e non, si manifesta in diverse forme: furto dei cavi di rame dai binari ferroviari, furto della maniglia di ottone di casa mia (un paio di mesi fa) e diminuzione continua del numero di monete in circolazione. Questa sorta di psicosi collettiva, questa lotta quotidiana per avere due monetine con cui pagare l’autobus, creerebbe frizioni in qualsiasi metropoli del mondo, ma in questa cittá, isterica fin dal DNA, puó creare dei veri mostri. Un amico argentino mi spiegava come devo comportarmi con il kiosquero che non vuole darmi monete: “Tu non devi andare dal kiosquero sventolando la banconota e chiedendo se puoi fare un acquisto da un peso con una banconota da due pesos, noooo. Tu devi fare finta di niente, devi comprare, pagare con la banconota da due pesos, come se non sapessi leggere e non avessi visto il cartello gigantesco che dice PAGATE CON MONETE. A quel punto tu sei dalla parte della ragione e il negoziante dalla parte del torto. La colpa è sua”. Al che io obbietto ingenuamente: “Ma qui non si tratta di chi ragione e chi ha torto. La missione non è umiliare l’altro. Qui si tratta solo di monete e i negozianti non ne hanno, a prescindere dal modo in cui io le chieda”. “Povero illuso – dice il mio amico – si vede che non conosci la psicologia del kiosquero. Questo individuo odia il cliente che gli ruba le monete con la scusa di comprare un paio di caramelle. Sono quelli i clienti che gli faranno perdere la vendita importante del giorno, quando non potranno vendere la stecca di sigarette ad un altro cliente perché si sono ritrovati senza monete per il resto. Quindi il kiosquero che fa? si chiude in trincea, assediato. Rinuncia alle piccole vendite, insignificanti, e protegge il suo piccolo tesoro, le monete, promesse a futuri gloriosi, magari addirittura destinate ad essere il resto di un acquisto di un giocattolo o di un ombrello. Il kiosquero rinuncia ad una vendita di caramelle, rinuncia alla seconda, tiene duro, ma non puó reggere per sempre, ad un certo punto deve cedere, per la paura di compromettere troppe vendite. Se a questo punto arrivi tu con la tua faccia sicura, fredda, decisa e il tuo bel biglietto da due pesos lo farai sentire piccolo piccolo, in colpa, e ti darà le agognate monete di resto”. E c’è ancora qualcuno che si stupisce che in questa città la metà della popolazione sia in psicoanalisi…
Slow food
Tutti sanno che il piatto argentino per eccellenza è la carne, el asado. Quello che magari non sapete é che la migliore carne si mangia in posti inimaginabili: i cantieri. Un amico che lavora nell’edilizia mi raccontava che in cantiere si pranza tutti i giorni asado, tutti i giorni. Nel gruppo di lavoratori ce n’é uno preposto al pranzo, a metá mattina lui va a comprare la carne, prepara il fuoco e cucina. Questo succede sia nei cantieri grandi, dove si stanno costruendo interi edifici, che nei cantieri piú piccoli e appossimativi, come i cantieri stradali.
Queste foto le ho scattate davanti a casa, dove stanno rifacendo l’asfalto. Hanno una tenda, attrezzata addirittura con fornello a gas, panche di legno, un tavolo. Vi assicuro che il profumo fa venire voglia di sedersi con loro.
Spu[n]ti argentini
Oggi il Sole 24 Ore si occupa del sempre verde tema dei tango bond. La visita della presidenta Cristina Kirchner sembra aprire spiragli. Forse gli ultimi.
Incredibili le cifre: 6,3 miliardi di dollari di debito con il Club di Parigi e 8 miliardi di dollari ai risparmiatori italiani.
Dopo la giornata difficile di oggi a San Francisco la torcia olimpica sfilerá a Buenos Aires venerdí. Non sono previsti atti di protesta del livello visto a Londra e a San Francisco, ma scommetto che ci sará da divertirsi. Intanto si stanno confermando le voci secondo cui Maradona sará il primo tedoforo. Con tutto il rispetto per el pibe de oro, credo che De Coubertine stia facendo la trottola nella tomba.
Ricordate Carla Del Ponte, il giudice procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale delle Nazioni Unite dell’Aia? Recentemente é stata nominata ambasciatrice svizzera in Argentina. Pochi giorni fa la del Ponte si é vista obbligata a disdire la presentazione del suo ultimo libro “La caccia. Io e i criminali di guerra” presso la Feltrinelli di Milano. Il ministero degli esteri svizzeró l’ha "invitata" a tornare a Buenos Aires e a non promuovere il libro ritenendo incompatibili le idee espresse nel libro con il ruolo istituzionale attuale della signora. Che idee? il mercato di organi dei gueriglieri kosovari nel 1999.
Mi sembra molto interessante avere in cittá una persona come Carla Ponte e vi segnalo che é prevista la sua presenza al 10° Festival de Cinema dei Diritti Umani, che si svolge a Buenos Aires e a Santiago de Estero.
La cittá e la campagna contro il Governo, riflessioni
Emiliano nel suo blog personale commenta lo scontro Govierno vs. Campo e riprende alcune mie considerazioni, che non lo hanno troppo convinto. Mi piacciono le critiche, sono stimolanti, se no rimaniamo tutti qui a scriverci addosso, soli. Emiliano, volevo scriverti un commento, ma diventava davvero lungo, preferisco scrivere qui.
Sono d’accordissimo con molte delle cose che scrivi, soprattutto con il modo autoritario e clientelista con cui gestisce il potere la coppia K. Anche a me sembra che si vada sempre allo scontro, sempre all’esclusione dell’altro, e le missioni punitive di D’Elia mi sembrano vergognose. Poi tutta la politica del paese viene gestita da quattro persone: la coppia presidenziale, Alberto Fernandez (Jefe de Gabinete) e De Vido (Ministro de Planificación Federal, inversión Pública y Servicios). Il potere degli altri ministri e del parlamento é inesistente.
Con altre cose che scrivi sono meno d’accordo, partendo dalle centinaia di migliaia di persone di cui parli, che mi sembra una stima sproporzionata del movimento di protesta.
Per quanto riguarda la questione "tecnico-economica" delle imposte sulle esportazioni non entro neanche nel merito perché non penso di avere le informazioni per avere un’opinione precisa: non conosco i profitti reali e finali dei produttori agricoli, non so quanto guadagnerebbero con le nuove percentuali, non so quanto verrebbero colpiti i piccoli proprietari. Tanti prendono posizione da una parte o dall’altra senza avere questo tipo di informazioni e mi sembra poco serio.
Vedo che il riferimento alle magliette Lacoste non ti é piaciuto, chiedo scusa per la retorica.
Peró voglio fare un distinguo. Io non critico piú di tanto i produttori agricoli. Si tratta di una vertenza sindacale, bracci di ferro al quale anche in italia siamo abituati, si risolverá quando i 4 pesci grossi si metteranno d’accordo con il governo. (Io preferirei un appello allo sciopero generale piuttosto che los cortes de ruta, che bloccano tutto il paese, ma non mi sento di criticarli troppo, i ruralistas difendono il proprio orto)
Quello che critico é la gente, che tu giustamente definisci di classe media, che scende in piazza con il cartello "yo estoy con el campo" e non sa neanche dov’é il campo. Era una manifestazione politica, contro il governo, contro Cristina Kirchner e il suo entourage. Legittima, per caritá, sono d’accordo con loro su tante cose, ma non parliamo di manifestazione popolare di ripudio, di parallelismi con le manifestazioni che misero fine al governo De la Rua. Siamo lontani. Nada que ver..
Poi una cosa: tutti qui a sottolineare quanto sia dura Cristina, quanto sia arrogante, quanta supponenza nei suoi discorsi. Cristina usa gli stessi toni che usava suo marito e che usano molti leader politici di tutto il mondo, senza ricevere critiche o ironia sul loro modo di porsi. Come mai? non sará un po’ di misoginia? Veniamo dall’italia lamentandoci di un paese dove nessuno é piú in grado di dire "qualcosa di sinistra" da anni. Questa signora dice cose di sinistra e non ci va bene perché é arrogante e populista. Allora teniamoci le margherite, gli asinelli e gli arcobaleni.
Costumbres argentinas
In italia ci si stringe la mano e poi, col tempo, ci si danno due baci. Anche in Spagna si danno due baci, ma partendo dalla guancia opposta rispetto all’italia, generando s/piacevoli equivoci. In Russia si danno tre baci, come le adolescenti italiane negli anni ’90. Mi fermo qui, ma ci sono anche studi approfonditi. Per la nostra rubrica "forse non tutti sanno che" oggi vi racconto che gli argentini per salutarsi si danno un bacio solo, sulla guancia destra. Si baciano le donne, si baciano gli uomini, si baciano anche i bambini, si baciano le persone che giá si conoscono, ma ci si bacia anche per presentarsi.
Pur non essendo un amante del contatto fisico a prescindere, devo dire che l’usanza mi piace, soprattutto se accompagnata dalla classica pacca sulla spalla e dall’immancabile "que hacés?" "como andás?" "todo bien?" Ma la cosa a cui ancora non mi abituo é che si bacia anche al lavoro. Arrivi in ufficio e fai il giro delle scrivanie per baciare tutti. Quando me lo raccontava Laura, anni fa, non ci credevo e dicevo "Ma dai, e tutti i giorni fate questa pantomima?". Sí, mi rispondo da solo oggi, la facciamo tutti i giorni. Voi direte "vabbeh dai, e chesarámai?" Che sará mai? sforzo di fantasia: immaginatevi di baciare tutti i giorni il vostro capo, due volte.
Regate
“Ho una Regatta da collezione”. Cosí mi diceva. “La tengo in garage, non la uso, é da collezione”.
Io non smettevo di ridere e lui immutabile. Ridevo anche quando mi ha fatto vedere le foto, che qui vi allego. Cosí ho scoperto che la Fiat Regata, nella versione sudamericana, é considerata una signora macchina.
La mia prima macchina, a 18 anni, é stata la Regata familiare di mia madre. Certo, di cose “storiche” ne sono successe su quella macchina, ma non avrei mai immaginato che potesse essere un oggetto di culto. Chissá che fine avrá fatto la mia Regata…




















Ultimi commenti