In quasi tutti i quartieri di Buenos Aires (senza che siano per forza quartieri "bene") ci sono queste specie di cabine del telefono, con dentro l’omino della sicurezza. Negli ultimi dieci anni, vista la situazione economica da luna park sono spuntati un po’ come i funghi. C’è dentro una guardia giurata, un vigilantes o un poliziotto. Ormai fanno parte del quartiere ed alcuni sono buffissimi. Nella garita (così si chiama la cabina da superman) che sta vicino a dove lavoro cambia l’omino ogni mese, il che la dice lunga sugli stipendi da fame che devono pagare e su quanto il vigilante possa conoscere il quartiere e le sue facce.
E se sei un po’ curioso, come il sottoscritto, non puoi non guardare dentro agli sgabbioli per spiarne il micromondo: una piccola casa, di un metro quadrato, con tutti i comfort e due elementi immancabili: il mate e una radio accesa. Musica quasi mai, parole parole parole. Normalmente il vigilante di turno ha fare scazzato e sguardo spento, non sembrerebbe in grado di sventare neanche un furto organizzato da Qui Quo e Qua, ma oggi mentre attraversavo Olivos in auto ne ho visto uno nuovo. Era un signore anziano, scrutava tutte le macchine che si avvicinavano e aveva in mano una lampada simile a quella dei marinai. Una specie di "Il vecchio e il mare" senza il mare e senza il pesce. Mi ha fatto un po’ di impressione, secondo me quello spara.
Non è un banale budino, non è un bonet, è una bomba atomica: dulce de leche con cioccolato. Fino ad oggi non pensavo esistesse e probabilmente dovrebbero proibirlo…

Chi vive in argentina probabilmente ne avrá giá sentito parlare, ma per gli italiani é davvero una cosa originale. Oggi parliamo del sequestro telefonico. L’altra sera una coppia di amici vicini di casa ne é stata vittima e cosí ho potuto capirne i dettagli. Funziona piú o meno cosí: ti chiamano a casa (spesso la chiamata viene fatta dal carcere. La noia fa brutti scherzi). Sanno il tuo nome e congnome e ti dicono che un tuo caro ha avuto un incidente. Al che tu entri in panico, mordi l’amo e dici "chi é? mia sorella? mio padre?" Non si sa…ma chiama questo numero di cellulare e lí sapranno dirti. Tu chiami e lí ti dicono che hanno in ostaggio il tuo famigliare in questione e che per liberarlo devi pagare. Ovviamente non é vero niente e se non glielo dici tu neanche lo sanno che hai una sorella o un padre. Puntano tutto sul non lasciarti pensare e sulla fretta. Teoricamente dovresti uscire di casa e lasciare i soldi in un qualche bidone della spazzatura del tuo quartiere. Normalmente hanno un socio che gira in macchina in zona aspettando che qualcuno caschi nella rete e consegni davvero "il riscatto". Se riesci a mantenere i nervi saldi trovi milioni di incongruenze nel discorso del sequestratore virtuale, prima fra tutte quella di non sapere bene dove abiti. Lui viene a prendere il riscatto, ma devi spiegargli tu dove abiti. Il mio amico dice che erano ragazzini…che si stancavano di reggere il gioco e si passavano il telefono l’uno con l’altro. Me li immagino, playstation, "faso" e telefono.
Starete sorridendo e pensando "e chi ci casca?". Chi ci casca non lo so, ma il mio amico non riusciva a contattare la sorella (era un concerto) e si é preso un bel cagozzo.
A volte l’ingegno e la creativitá degli argentini é "pure troppo", era piú divertente il Dr. Tangalanga.
Da queste parti non c’é ristorante, pasticceria o negozio decente che non abbia un poliziotto sulla porta, a mo’ di guardia giurata. Solo che é un poliziotto, di quelli veri, con la pistola e compagnia cantante. Mi domando come funzioni. Io ho un ristorante e chiedo un poliziotto e me lo danno? E quanto pago? e chi pago? il polizziotto o il commissario? Come si decide se un poliziotto deve investigare e cercare i cattivi oppure stare davanti alle panetterie?
Tempo fa dalle parti di Villa Guay avevamo "raccolto" un poliziotto che faceva l’autostop (ci aveva fermati con l’inganno) e durante il viaggio ci raccontava che la vigilanza privata la fanno come straordinari. La cosa non mi convince, il poliziotto dell’azienda di profumi di fianco a casa mia é sempre lo stesso, da due anni ed é lí tutto il giorno. Qualcuno di voi saggi lettori conosce il segreto dell’arcano?
Oggi in un cortile ho visto un bambino sui nove anni che giocava. Lanciava in aria una palla da rugby, correva, la riprendeva. Dribblava l’albero centrale come se fosse un giocatore avversario e mi ha fatto ricordare quando io facevo la stessa cosa con un pallone da calcio e con l’unico albero del mio giardino, Gaetano, il libero.
Ma devo essere sincero e tirare fuori il polemico trozkista che é in me: i piccoli che giocano a rugby non mi suscitano molta simpatia. Hanno le stesse faccine bionde delle piccole che vedo per strada che se ne vanno a giocare ad hockey su erba con il loro bastone. Il completino impeccabile, i capelli raccolti in lunghe code, abbronzatura costante, ereditá dell’ultimo fine settimana a Miami o a Punta del Este. Un giorno forse saranno i pumas o le leonas, futuri idoli sportivi del paese e li vedremo in televisione, con il loro accento da Zona Norte, predestinati.