Epifanía

diario — 28 luglio 2009

Ero in macchina, fermo ad un semaforo. Passa una mamma con bambino. Il bambino avrà avuto tre anni, era tutto infagottato per il freddo polare e aveva un berretto di lana. Come quasi tutti in questa città anche il bambino era vestito con colori invernalissimi: blu, marrone, nero. Ma non è questo il punto. Il punto è che guardando quel bambino mi sono reso conto per la prima volta che mio figlio sarà argentino.
Voi direte "ah, tanoka, sei uno rapido di riflessi…" Sarò lento, ma fino ad oggi ero concentrato sul fatto che mio figlio sarà italiano in argentina, che parlerà italiano, insomma il lato esotico della questione. Ma oggi, quando ho visto quel bambino, col berretto blu, gli occhi scuri e lo sguardo "picaro" mi sono reso conto che sarà argentino. E un po’ mi somo emozionato.

S.O.S.

diario — 20 luglio 2009

Post a parti invertite. Questa volta sono io a chiedere consiglio a voi, amati lettori amanti dell’argentina. Sto cercando offerte di voli DALL’italia all’argentina, per dicembre, gennaio, febbraio. Con il minor numero di scali possibile e ovviamente con il minor numero di euri possibile.

Già una volta mi sono mosso tardi e ho perso un’occasione d’oro per far venire i Tanoka seniors, adesso chiedo aiuto a voi. Questo post, come tutti del resto, rimane aperto per i mesi a venire, ricordatevi di battere un colpo se trovate qualcosa di interessante.

De saudade

diario — 9 giugno 2009

L’avete voluta buttare in politica perchè sapete che ci sono cose che non rimpiango…e vi ringrazio. Ma come potete immaginare non sono poi quelle le cose che incidono profondamente nelle scelte di uno (perlomeno se la scelta è tra l’italia berlusconiana e l’argentina kirchnerista). Non è che voglia psicanalizzarmi nel blog, ma a mo’ di esercizio di gruppo vi racconto le cose che mi destabilizzano quando torno in argentina dopo essere stato in italia. Così vediamo se succede anche a voi.

 - La famiglia, ma questo è un punto che non tocchiamo neanche, perchè è scontato, anche se è decisamente il più potente. Oltretutto sono forse l’unico veneto/piemontese che non ha un prozio d’america, che sfigato. La mancanza degli amici è invece sopportabile, forse perchè con loro il rapporto è più celebrale e internet in questo senso ha cambiato molte cose, aiuta molto. 

- il modello. Le malelingue potrebbero chiamarlo anche "primer mundo". Fortunatamente è una sensazione che se ne va nell’arco di una settimana, dopodichè mi sento disintossicato, ma devo confessare che il consumismo sfrenato è una cosa che ti entra dentro e quando poi arrivi qui, dove tante cose mancano o costano tantissimo, pesa. Per un "mediaworld-dipendente" emigrare in argentina è la perdita di una costola.
L’italia è un paese depresso, ma ci sono tante piccole cose che il sistema ti garantisce ancora.

- il verde. Se non vivi a Milano o a Roma in generale in italia ti basta un quarto d’ora di auto per essere in campagna, al mare o in montagna. L’argentina è forse il paese verde per eccellenza, ma buenos aires è una città sterminata. Per uscire ci vuole davvero voglia. Devi fare la gita fuori porta, con l’organizzazione del caso. Lo so, lo so, sento già i cori di "l’argentina non è solo buenos aires", ma io vivo qui, ecchecaz..

- il cibo, motivo venialissimo, me ne rendo conto. Personalmente non è una cosa che mi fa star male, piuttosto può essere letta al contrario, mi rimpie di piacere andare in italia e strafogarmi, ma non mi suicido se al supermercato porteño non torvo la burrata o le girelle.

Ha ragione Fritz quando cita "Chi ha due donne perde l’anima, chi ha due case perde il senno", mi piace farvi ascoltare anche quel gran geniaccio dell’uruguayo Alfredo Zitarrosa quando dice:

No eches en la maleta
lo que no vayas a usar
son más largos los caminos
pa’l que va carga’o de más.

Questo post è già un modo come un altro di svuotare un po’ la valigia dalle cose inutili.

Back home (?)

diario — 8 giugno 2009

Rieccomi. Grazie ai groupies che hanno manifestato preoccupazione nei commenti. 

Scrivo dal lavoro, dalla solita finestra con vista sul giardino dei Kirchner. Umore grigiastro, confesso. Il mese in italia é sempre destabilizzante e per un figlio unico neopadre (quindi con "nipote unico") lo é ancora di piú. Oltretutto é giá il secondo anno che andiamo in italia a maggio, in piena primavera, cascinagrossa é in fiore, verde ovunque, la vita sorride, tutti escono a godersi l’arrivo dell’estate. Tornare poi a Chacharita é dura. É inverno, la cittá sembra grigia come non mai. In 48 ore abbiamo giá preso il raffreddore tutti e tre. Questa mattina nel supermercato cinese (giá deprimente di solito) mancava un sacco di merce, come se fossimo sotto un bombardamento. Niente di preoccupante, tranquilli, spero di riprendermi tra qualche giorno, ma confesso che in questi giorni il pensiero ricorrente é "ma chi me la fatto fare?".  L’unica soluzione, aldilá delle scelte personali,  é vivere questa cittá e questo continente intensamente. Poi dove saremo tra qualche anno solo Dio e Maradona lo sanno.   

Vi abbraccio tutti, sorcini, riapriamo le danze di questo blog che in epoca di facebook inizia impavido il suo terzo anno di vita. Ci saranno novitá, no cambien de canal.

É mejo er vino de li castelli…

diario, italia — 5 maggio 2009

Per il prossimo mese la redazione del blog al gran completo si trasferisce nel basso Piemonte per una visita che si prospetta emotivamente fortissima. Visita di piacere e di lavoro, con puntata fieristica sulla riviera romagnola a metá maggio. Magari ci scappa qualche post made in italy (seguendo le orme dei compagni), che il blog si chiama "da Cascinagrossa alle Ande" e non si parla mai di Cascinagrossa, diamine.

Ieri sera con laura giocavamo a fare un elenco delle voglie gastronomiche che ci toglieremo e una a testa siamo andati avanti per mezz’ora. L’italiano che torna in italia guidato dal miraggio di una mozzarella di bufala fa molto Carlo Verdone, ma che ci vuoi fare, quando ci vuole ci vuole.

Chau, ci sentiamo "dall’altra parte".

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