De saudade

diario — 9 giugno 2009

L’avete voluta buttare in politica perchè sapete che ci sono cose che non rimpiango…e vi ringrazio. Ma come potete immaginare non sono poi quelle le cose che incidono profondamente nelle scelte di uno (perlomeno se la scelta è tra l’italia berlusconiana e l’argentina kirchnerista). Non è che voglia psicanalizzarmi nel blog, ma a mo’ di esercizio di gruppo vi racconto le cose che mi destabilizzano quando torno in argentina dopo essere stato in italia. Così vediamo se succede anche a voi.

 - La famiglia, ma questo è un punto che non tocchiamo neanche, perchè è scontato, anche se è decisamente il più potente. Oltretutto sono forse l’unico veneto/piemontese che non ha un prozio d’america, che sfigato. La mancanza degli amici è invece sopportabile, forse perchè con loro il rapporto è più celebrale e internet in questo senso ha cambiato molte cose, aiuta molto. 

- il modello. Le malelingue potrebbero chiamarlo anche "primer mundo". Fortunatamente è una sensazione che se ne va nell’arco di una settimana, dopodichè mi sento disintossicato, ma devo confessare che il consumismo sfrenato è una cosa che ti entra dentro e quando poi arrivi qui, dove tante cose mancano o costano tantissimo, pesa. Per un "mediaworld-dipendente" emigrare in argentina è la perdita di una costola.
L’italia è un paese depresso, ma ci sono tante piccole cose che il sistema ti garantisce ancora.

- il verde. Se non vivi a Milano o a Roma in generale in italia ti basta un quarto d’ora di auto per essere in campagna, al mare o in montagna. L’argentina è forse il paese verde per eccellenza, ma buenos aires è una città sterminata. Per uscire ci vuole davvero voglia. Devi fare la gita fuori porta, con l’organizzazione del caso. Lo so, lo so, sento già i cori di "l’argentina non è solo buenos aires", ma io vivo qui, ecchecaz..

- il cibo, motivo venialissimo, me ne rendo conto. Personalmente non è una cosa che mi fa star male, piuttosto può essere letta al contrario, mi rimpie di piacere andare in italia e strafogarmi, ma non mi suicido se al supermercato porteño non torvo la burrata o le girelle.

Ha ragione Fritz quando cita "Chi ha due donne perde l’anima, chi ha due case perde il senno", mi piace farvi ascoltare anche quel gran geniaccio dell’uruguayo Alfredo Zitarrosa quando dice:

No eches en la maleta
lo que no vayas a usar
son más largos los caminos
pa’l que va carga’o de más.

Questo post è già un modo come un altro di svuotare un po’ la valigia dalle cose inutili.

Back home (?)

diario — 8 giugno 2009

Rieccomi. Grazie ai groupies che hanno manifestato preoccupazione nei commenti. 

Scrivo dal lavoro, dalla solita finestra con vista sul giardino dei Kirchner. Umore grigiastro, confesso. Il mese in italia é sempre destabilizzante e per un figlio unico neopadre (quindi con "nipote unico") lo é ancora di piú. Oltretutto é giá il secondo anno che andiamo in italia a maggio, in piena primavera, cascinagrossa é in fiore, verde ovunque, la vita sorride, tutti escono a godersi l’arrivo dell’estate. Tornare poi a Chacharita é dura. É inverno, la cittá sembra grigia come non mai. In 48 ore abbiamo giá preso il raffreddore tutti e tre. Questa mattina nel supermercato cinese (giá deprimente di solito) mancava un sacco di merce, come se fossimo sotto un bombardamento. Niente di preoccupante, tranquilli, spero di riprendermi tra qualche giorno, ma confesso che in questi giorni il pensiero ricorrente é "ma chi me la fatto fare?".  L’unica soluzione, aldilá delle scelte personali,  é vivere questa cittá e questo continente intensamente. Poi dove saremo tra qualche anno solo Dio e Maradona lo sanno.   

Vi abbraccio tutti, sorcini, riapriamo le danze di questo blog che in epoca di facebook inizia impavido il suo terzo anno di vita. Ci saranno novitá, no cambien de canal.

É mejo er vino de li castelli…

diario, italia — 5 maggio 2009

Per il prossimo mese la redazione del blog al gran completo si trasferisce nel basso Piemonte per una visita che si prospetta emotivamente fortissima. Visita di piacere e di lavoro, con puntata fieristica sulla riviera romagnola a metá maggio. Magari ci scappa qualche post made in italy (seguendo le orme dei compagni), che il blog si chiama "da Cascinagrossa alle Ande" e non si parla mai di Cascinagrossa, diamine.

Ieri sera con laura giocavamo a fare un elenco delle voglie gastronomiche che ci toglieremo e una a testa siamo andati avanti per mezz’ora. L’italiano che torna in italia guidato dal miraggio di una mozzarella di bufala fa molto Carlo Verdone, ma che ci vuoi fare, quando ci vuole ci vuole.

Chau, ci sentiamo "dall’altra parte".

Ermafrotano

diario — 24 aprile 2009

Fuori dall’italia Andrea é nome di donna. La vita da "el tano Andrea"  in fondo é sopportabile. Ormai ci ho fatto il callo, dopo anni e anni di chiarimenti, sorprese, sorrisetti sarcastici. Le reazioni della gente quando dico il mio nome sono di tre tipi. Ci sono quelli che mi chiedono il passaporto tre volte e poi si scusano perché "davvero non sapevo che in italia fosse nome da uomo, scusi scusi". Quelli a cui non frega niente, come se gli avessi detto che mi chiamo " Tazzadercesso Tognin". E poi ci sono los entendidos, quelli che fanno segno di sí, che lo sanno, che Andrea Bocelli, che Andrea Pirlo, ecc… 

Ma nessuno reagisce come reagivano in spagna. Quando dicevo il mio nome nessuno faceva commenti, continuavano la conversazione contrariati, ma decisi a far finta di niente, come se io avessi una caccola gigante che mi usciva dal naso. I migliori erano i telemarketer spagnoli, che nei loro fascicoli avevano "Doña Andrea" e continuavano imperterriti a chiamarmi Doña Andrea anche se io insistivo a chiarire che non ero una signora con la voce da scaricatore di porto ero davvero un esemplare di virile masculo italico.  E loro niente "Va bene, va bene Doña Andrea, ma la vuola l’adsl o no? 

 

Che poi…perché ridere dei nomi italiani quando l’uruguay ci regala  un sacco di gioie?

 

Asilo politico in 6 mosse

diario — 14 aprile 2009

Nei commenti ad un post-confessione un po’ caustico di qualche giorno fa Tincho mi chiede giustamente di dire anche cosa mi piace. Non mi tiro indietro:

Capusotto e il Negro Fontanarrosa mi fanno ridere SEMPRE. Mi fa ridere anche Peretti e il suo personaggio Emilio Ravenna, nel miglior telefilm argentino di sempre, Los Simuladores.

Ascoltavo los Fabulosos Cadillacs giá una decina di anni fa, ai tempi dell’universitá, e penso che Calaveras y Diablitos sia la miglior canzone rocksteady di tutti i tempi, altro che Jamaica. Sono contento che la scena reggae in argentina sia viva, vivissima e che al supermercato si possa sentire molto piú che pop.

Non ne vado molto orgoglioso e non lo confermerei neanche sotto tortura, ma non mi dispiace Andres Calamaro, anche se azzecca una canzone ogni tre album e, come dicono i miei amici spagnoli, "es un pavo".

Non ascolto rock in generale, ma so che in argentina questa é una specie di bestemmia, per cui scelgo un gruppo, Los Ratones Paranoicos. Un paio di anni fa eravamo sulla costa e siamo stati risucchiati come i topi del pifferaio magico. Dal vivo, da lontano, si sentiva il riff di chitarra di Isabel

Mi piace il folklore argentino. Mi rendo conto da solo di essere anacronistico, ma una buona zamba arriva a toccarmi le corde piú profonde.

Mi riempie di orgoglio per l’umanitá e per questo paese quando vedo le interviste di TVE a Atahualpa Yupanqui e a Julio Cortazar, uomini immensi.

…..

Per evitare il commento lapidario e viscerale "e chi se ne frega" ho messo i link, cosí chi non li conosce si gode qualche chicca.

Autoespulsione in sei mosse

diario — 6 aprile 2009

Roberto Pettinato non mi fa ridere MAI.
Nonostante una decina di tentativi non riesco a trovare orecchiabili le canzoni di Sumo.
Non riesco ad ascoltare Soda Stereo, Spinetta e Fito Peaz per piú di trenta secondi, repulsione.
Mi succede la stessa cosa con Charly Garcia e la sua apparizione qualche giorno fa a Lujan mi é sembrata un po’ patetica.
Non mi entusiasma il tango (eufemismo).

Devo lasciare il paese subito o mi lasciate il tempo di fare una valigia veloce veloce?

Tutto sotto controllo, ah ah

diario — 25 marzo 2009

Ritorno dopo una settimana per ringraziarvi tutti. Grazie a tutti quelli che hanno commentato, a quelli che hanno scritto email, a quelli che hanno mandato messaggi via facebook, ma soprattutto grazie a quelli che hanno spedito buste con dentro 100 euro.

In questa settimana di levatrici, ginecologi, infermiere, nurse, puericultrici si é confermato per l’ennesima volta l’altissimo livello umano di questo paese. Si trattava di sanitá privata, sia chiaro, ma sono convinto che certe cose vadano aldilá delle tariffe: abbiamo trovato persone preparate, attente, sensibili, sempre disponibili a dedicarci mezz’ora per davvero, col cuore.

Concludo questa settimana frenetica citando un amico che in un’email mi salutava con un perentorio: Viva l’Argentina, viva Santiago, viva Maradona. Non so bene con quale ritmo, ma il blog riapre i battenti.

Otro tano más

diario — 18 marzo 2009

Ieri alle 18,30 locali é nato Santiago. Pesa 2 chili e mezzo, é piccolissimo, ma sta benone. Grazie a dio assomiglia tutto alla mamma. Come potete immaginare siamo strafelici.

Piccoli tani crescono

diario — 9 marzo 2009

Victoria ha quindici mesi. Padre friulano e madre venezuelana, cresce in quel di Buenos Aires. Ha poche parole nel suo vocabolario, peró quando pesca i fiori con la sua canna da pesca a calamita sorride e dice "TAAC", come il miglior Artemio.

Tic tac tic tac

diario — 6 marzo 2009

Domenica suona Manu Chao. Venerdí e sabato suona la Chicana (tango) al Tasso. Ma venerdí c’é anche il cinema all’aperto alla ESMA. Come si fa…
Come mai questa agenda culturale cosí soffocante? il dottore dice che tra una decina di giorni é in arrivo il pargolo della famiglia e per un po’ di mesi mi sa che saremo in altre faccende affacendati. Siamo come due che passeggiano e conversano in montagna, rilassati, senza peró aver notato la valanga che sta arrivando alle loro spalle. Insomma, siamo tranquilli, ma per pura incoscienza.

Radici

diario — 15 febbraio 2009

Conversazione davanti alla tv con Camilo, 4 anni:

Camilo: Ese quien es?
Tanoka: Popeye
Camilo: Que está comiendo?
Tanoka: Espinacas
Camilo: Porque?
Tanoka: Para ser más fuerte
Camilo: Imposible, para ser más fuerte hay que comer chorizo .

Argentina salvifica

diario — 9 febbraio 2009

Ieri notte ho fatto un sogno. Mi trovavo in una banca italiana, precisamente ad Alessandria, e lavoravo allo sportello. Ero insieme ad altri due compagni di liceo (Alessandro S. e Silvia L, per gli amici e conoscenti) e stavamo facendo un progetto di praticantato post-laurea. Silvia usciva alle 14, Alessandro alle 17 e io restavo lí. Chiedevo spiegazioni al capo e mi veniva detto che io avevo vinto il turno dalle 10 alle 19, che culo. Poi arrivava il momento di lasciare il lavoro e io con sollievo uscivo in strada, in una piazza piena di sole (Alessandria onirica) e mi dicevo "Certo, non mi va l’idea di lavorare in banca, non c’entra niente con il mio modo di essere…peró. Peró é un lavoro semplice semplice, senza impegni, sedici stipendi l’anno, mica male".

Poi mi sono svegliato e il mio primo pensiero razionale é stato "Fiuu, che sollievo, non lavoreró mai in banca…perché….perché…vivo in Argentina".

Scavare il fondo

diario — 7 febbraio 2009

Difficile scrivere qualcosa sull’argentina in questi giorni, anche se ce ne sarebbe da dire, visto che iniziano il campionato e il carnevale. Difficile anche scrivere qualcosa sull’italia senza entrare nella situazione ormai ritrita e antipatica dell’italiano all’estero che si vergogna dell’italia. Non mi vergogno, sono solo incazzato nero.

Cachivaches

diario — 7 febbraio 2009

Ci sono giorni come oggi in cui uno si sente davvero tano. Pomeriggio passato a fare la spola tra casa e la ferramenta, per aggiustare piccole cose della casa.
Cachivache in spagnolo significa "oggetto inutile, rotto, ingombrante", una di quelle cose che sta sempre in mezzo e non serve a nulla. I giocattoli di un bambino, i ferri del mestiere di un vecchio, gli oggetti senza importanza che solitamente teniamo in un garage o in una soffitta. La parola si usa in modo dispregiativo, e puó essere usata anche per definire una persona ("ese tipo es un cachivache") ma con una certa ironia, visto che si tratta ormai di una parola in disuso.  C’é persino chi la vuole adottare.
Beh, a quanto sembra los tanos in argentina abbiamo un po’ la fama di cachivachero, ovvero persona propensa a mettere da parte cose inutili. É tipico del tano avere un quincho (un ripostiglio in giardino) lleno de porquerías. Per forza l’italiano metteva da parte, era sfuggito alla guerra, alla fame, e non sono cose con cui si scherza. Il tano per antonomasia ha una casa in perenne costruzione, costante rimodellamento: sta sempre costruendo una tettoia, una torre, una stanza in piú. Io nel mio piccolo faccio la mia parte per non far morire certe tradizioni.

Siccome che

diario, futbol — 28 gennaio 2009

Mi sta prendendo una preoccupante e spero passeggera inflessione romanesca. Soprattutto quando scherzo la butto spesso in caciara, una specie di Mario Brega del Rio de La Plata. Visto che non sto frequentando nessun romano ho cercato di scoprire la causa di questa virata burina e mi sono reso conto che é tutta colpa di quell’infamone di Picchio de Sisti, che ha il ruolo di protagonista nel programma di Rai International "La giostra dei gol". Il programma che voi vi perdete, la versione televisiva di "Tutto il calcio minuto per minuto", con rimbalzi sui campi dove fanno i gol. De Sisti deve pensare che tanto il programma va per gli italiani di terza generazione che vivono in Australia o negli Stati Uniti e si rilassa, dicendo tranquillamente "Mourinho sta a prova’ tutte le alternative, ma ‘a squadra nu je risponne".

Soddisfatti o rimpatriati

diario — 21 gennaio 2009

Non so se sia solo una contingenza dovuta all’estate, ma in questi giorni sono stato contattato da diversi italiani che dopo tanto discuterne hanno deciso di venire a vivere a Buenos Aires davvero. Alcuni li ho visti per un caffé, altri ancora non hanno un volto, ma mi scrivono in chat domande volanti tipo "Dove compro un frigorifero?". Nei prossimi giorni spero di cenare con colui che si sta dedicando al "salto Tanoka, ma carpiato", un ragazzo arrivato a Buenos Aires una settimana fa come me (senza lavoro), ma con due figli. Tanto di cappello.

Ci sono poi un paio di coppie accampate davanti a casa mia con cartelli tipo  "Tanoka, faccia da kulo, dacci un lavoro" o "Erano tutte fregnacce, pagaci il biglietto per il Brasile" o "Almeno facci entrare per fare una doccia". Ragazzi, io l’avevo scritto che c’era crisi

La Casa Amarilla

diario — 20 gennaio 2009

Meno di due mesi fa vi avevo raccontato che mio suocero si stava costruendo una casetta partendo dal televisore al plasma. Beh, alla facciazza della proverbiale lentezza sudamericana, i lavori sono giá in fase avanzata e la casa sembra tirata fuori da "Cien años de soledad" di García Marquez.

 
 

Breve riassunto

diario — 12 gennaio 2009

2800 chilometri in 8 giorni non sono male. Di questi almeno 2500 su strade normali, con doppio senso di marcia e tanti, troppi camion da sorpassare. La mia ottima navigatrice é incinta di sei mesi e non ha la patente. Quando appena fuori Buenos Aires ho scoperto che mi aspettavano migliaia di chilometri di non-autostrada ho disperato, ma alla fine si puó fare. Con pazienza e in buona compagnia si puó fare. Siamo partiti per visitare un’amica a Villa Mercedes, cittadina della provincia di San Luis. Volevamo disturbare il meno possibile, ma la sua famiglia ci ha rapiti e siamo rimasti ben piú del previsto. Le tappe del viaggio: Buenos Aires, Villa Mercedes, San Luis, Parque de las Quijadas, Potrero de los Funes, Merlo, Nono, Mina Clavero, Altas Cumbres, Altagracia, Villa General Belgrano, Buenos Aires. Quasi tutto riassunto in 59 foto.

Si ricomincia

diario, foto — 10 gennaio 2009

Eccoci di ritorno. Spero che abbiate iniziato bene l’anno, grazie per i saluti e per gli auguri nel post precedente, il nuovo tano é atteso per gli inizi di Aprile, per adesso non ci resta che aspettare e soffrire l’umiditá porteña. Abbiamo passato capodanno dai suoceri a San Pedro, provincia di Buenos Aires, e subito dopo siamo partiti per una minivacanza on the road attraverso le province di San Luis e Cordoba. Questo Paese é immenso, non voglio guidare per almeno un mese. Nei prossimi giorni arriveranno alcune delle impressioni nate dal viaggio e le immancabili foto. Ne ho fatte molte meno del previsto, fotografare paesaggi é dannatamente difficile e frustrante, non riesco mai a cogliere l’atmosfera e la magia dell’ambiente che mi circonda. Molto piú facile la vita del fotografo-voyeur urbano.

Prque Nacional de las Quijadas, San Luis

Navidad con los tuyos

diario — 24 dicembre 2008

Amigos, Tanoka.net  va in pausa fino al 9 di Gennaio, sempre che non mi colga una repentina crisi di astinenza digitale in mezzo alla pampa. Spero che passiate bene questi giorni e che il 2009 sia un anno pieno di belle novitá. Per noi lo sará sicuramente.

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