Eccoci di ritorno. Spero che abbiate iniziato bene l’anno, grazie per i saluti e per gli auguri nel post precedente, il nuovo tano é atteso per gli inizi di Aprile, per adesso non ci resta che aspettare e soffrire l’umiditá porteña. Abbiamo passato capodanno dai suoceri a San Pedro, provincia di Buenos Aires, e subito dopo siamo partiti per una minivacanza on the road attraverso le province di San Luis e Cordoba. Questo Paese é immenso, non voglio guidare per almeno un mese. Nei prossimi giorni arriveranno alcune delle impressioni nate dal viaggio e le immancabili foto. Ne ho fatte molte meno del previsto, fotografare paesaggi é dannatamente difficile e frustrante, non riesco mai a cogliere l’atmosfera e la magia dell’ambiente che mi circonda. Molto piú facile la vita del fotografo-voyeur urbano.
Navidad con los tuyos
Amigos, Tanoka.net va in pausa fino al 9 di Gennaio, sempre che non mi colga una repentina crisi di astinenza digitale in mezzo alla pampa. Spero che passiate bene questi giorni e che il 2009 sia un anno pieno di belle novitá. Per noi lo sará sicuramente.
Argento
Da oggi sono ufficialmente residente in argentina. Ho finalmente un pezzo di carta che dice che anch’io sono un tano vero, uno di quelli che "ha fatto grande questo paese". Dovrei essere orgoglioso di questo documento, ma come potete immaginare non é nelle mie corde.
Piuttosto le mie stellette me le sono guadagnate sul campo. Ieri sera, in chat, si parlava di politica:
[Amico argentino]: hicimos de todo…y la verdad que estoy conforme por eso…la lucha es mas importante que el resultado, decía un argentino muy conocido…
[Tanoka]: quien era, menotti?
[Amico argentino]: Cesar Luis Menotti…exacto!!!!….
[Amico argentino]: ya sos un italo argentino..de ley..
Sembra che uno straniero impreparato avrebbe indicato Che Guevara. Pfui..
All’improvviso il caos
Oggi eravamo in macchina fermi ad un passaggio a livello della avenida cordoba. C’erano un sacco di bambini che passavano tra le macchine e chiedevano l’elemosina. Ad un certo punto il caos: gli altri automobilisti dietro di me suonavano il clacson. I bambini si sono messi ad alzare le sbarre di legno con le mani, aiutati da un adulto che le reggeva e le macchine nel frastuono generale si sono messe ad attraverare i binari. Io chiaramente ho dovuto seguire la massa, ma vi giuro che ancora adesso non so dirvi bene che cosa sia successo. Forse un’ambulanza dietro di noi, ma non ne sono sicuro.
Una volta in salvo mi sono ricordato di Martin, che in un commento ad un post precedente diceva che era indeciso se trasferirsi in argentina o nel nord europa. Mi ha fatto pensare a quello sketch di Antonio Albanese in cui Alex Drastico nella caldazza palermitana si era costruito un bivio: non sapeva se diventare Gesú Cristo o Napoleone.
Should I stay or should I go
Oggi un’amica italiana anche lei trasferitasi per colpa del nano con le ali, l’arco e le frecce mi raccontava che la sua storia forse é finita e che dopo un periodo di riflessione ha deciso di rimanere in Argentina, almeno per ora.
Aldilá del caso personale e delle mille variabili (leggi figli) che possono portarti a decisioni forzate, mi sembra un bell’esercizio per prendere coscienza. Coloro che si trasferiscono all’estero seguendo il/la proprio compagno/a che cosa fanno se la storia finisce? E piú nello specifico che decisione prendono i nostri eroi se tutto questo succede in Sudamerica, lontanissimo dall’Italia? Questa mattina scherzavo con mia moglie e le dicevo che se mi trovassi in questa tragica situazione anch’io sarei assalito dal dubbio. Non saprei se andarmene la sera stessa o il giorno dopo di mattina presto. A parte gli scherzi, penso che non si ci si trasferisca solo per amore, ma é anche vero che per molti si tratta di progetti di coppia. Se la coppia scoppia é molto probabile che a uno manchi la terra sotto i piedi e la via di fuga/ritorno si presenti con tutta la sua forza.
Che dite?
Comunque tranquilli, in famiglia va tutto bene, si faceva solo per ragionare…
Out
Oggi ho visto un banner dell’ultima campagna pubblicitaria della Wind e sono rimasto a bocca aperta. Ma é davvero Flavio Briatore che fa il verso a se stesso con orologi d’oro, brillanti e banconote da 500 euro? Una rapida ricerca mi ha fatto scoprire che in realtá si tratta di Naomo, un personaggio di Panariello, una gag. Insomma, un equivoco che non sarebbe mai successo a nessun italiano in italia, sono out, letteralmente. Ed é bellissimo. Non potete capire la sensazione di felicitá che si genera quando ti rendi conto che sei lontano migliaia di chilometri da certe cose. Sono passati mesi dal mio ultimo viaggio in italia e da allora non ho piú visto Bruno Vespa, Maria de Filippi, l’isola dei famosi, il cardinale Ruini, il TG4. Avró visto un paio di volte il Pastore Tedesco in tv, di sfuggita. Sono cosí lontani che quasi li dimentichi. Certo, esistono i corrispettivi argentini, é ovvio, ma non é la stessa cosa. All’estero riesci a fare spallucce e ad ignorare la spazzatura, non ti si gonfia la giugulare come quando sei in italia e facendo zapping finisci su Valerio Staffelli o Mario Borghezio.
Riuscite ad immaginarvi la sensazione di sollievo? é tanto tanto liberatorio…
Lesso
Que día más bueno, como pica el sol
non es un poco raro para el mes que estamos ya tanto calor?

Siamo solo a Novembre e abbiamo giá battuto il record di caldo dell’estete scorsa. Fortunatamente l’economia si sta riattivando grazie alla vendita dei condizionatori d’aria, +25%. Peccato che la rete elettrica non regga l’uso disperato che la gente sta facendo dei condizionatori e ci sono black-out un po’ in tutto il paese. D’inverno manca il gas, d’estate la corrente elettrica. Non si puó andare avanti cosí, sciura…
Soledad porteña
Forse lo fanno tutti, ma quando viaggio in autobus o in metropolitana guardo la gente. Li osservo e mi immagino le loro vite. Mi perdo nei dettagli: l’espressione del viso, la camicia con il collo consumato, il libro aperto sulle gambe, il colore delle calze, la marca del lettore mp3. Tutto é indizio, tutto comunica, tutto mi aiuta ad immaginare la vita della persona che ho davanti. Qui a Buenos Aires le persone mi danno l’impressione di essere sole. Non nel senso piú terribile della parola, non sono tristi e sole, sono sole. Mi sembrano cellule indipendenti che vivono la propria vita, nel bene e/o nel male, sole. Mi spiego: quando osservavo una persona in spagna o in italia la vedevo e giá mi immaginavo la sua famiglia, i suoi fratelli, il suo fidanzato, il suo migliore amico. Le ragazze spagnole per esempio portano addosso un sacco di dettagli che ti fanno capire chi sono, se stanno andando al lavoro o all’universitá, se vanno a casa a pranzo con la propria famiglia, o se c’é un ragazzo che le aspetta alla prosima fermata. Sí, confesso che normalmente osservo piú le ragazze che i ragazzi, spero che sappiate perdonarmi. Insomma, vedi la persona e cogli l’entroterra che nasconde. Invece qui a Buenos Aires le persone danno pochi indizi, sembrano cellule isolate. Le ragazze mi danno sempre l’impressione di vivere da sole, oppure in un appartamento con delle amiche, ma mai con la propria famiglia. Non si capisce se una donna é sposata. Non cogli bene la differenza tra un impiegato e un direttore d’azienda, i toni dei loro vestiti sono troppo simili. Una parte di queste sensazioni é spiegata dal fatto che la famiglia argentina non é influenzata solo dal modello mediterraneo, ma anche da quello anglosassone e dal purpurrí di culture migratorie. I ragazzi, pesos permettendo, cercano di lasciare casa dei propri genitori prima possibile. É normale quindi che i ragazzi mi diano l’impressione di essere soli, di vivere la propria vita con le proprie forze, soli contro o con il mondo, non accompagnati da quel battaglione che puó essere la famiglia italiana tipo. Ma aldilá di questo sono sicuro che anche la cittá, Buenos Aires, abbia un peso importante. Una metropoli, con tutte le caratteristiche della vita nella metropoli, disgregante, per certi versi alienante. Un punto in piú che avvicina Buenos Aires a New York: le persone sembrano vivere in quei tipici film americani dove i protagonisti spuntano fuori dal nulla, non hanno una famiglia, non hanno dei fratelli o dei genitori, degli amici di infanzia….sono soli e vivono la durata del film da soli, nel bene e nel male. Come Al Pacino e Michelle Pfeiffer in "Frankie and Johnny" o se preferite qualcosa di piú allegro Billy Crystal e Meg Ryan in "Harry ti presento Sally". E poi, l’ultimo elemento che favorisce questo isolamento delle persone é il movimento migratorio interno argentino. La gente lascia la provincia per venire a studiare o a lavorare nella capitale. In quel caso non si tratta di mie sensazioni, sono persone davvero sole. Spesso vengo travolto anch’io dal luogo comune: Buenos Aires é la patria naturale del tango, una cittá malinconica. Da non fraintendere, le persone sono gioviali e se instauri un dialogo scopri che sono piene di idee, di umorismo, di voglia di vivere. Ma se li guardi sull’autobus o in metropolitana, se li guardi in faccia mentre non parlano con nessuno, mentre non sanno di essere osservati, nel loro sguardo c’é qualcosa di malinconico. Non so se sia un qualcosa di nuovo, se cinquant’anni fa fosse diverso. Non so neanche se questa malinconia sia in parte dovuta al momento politico/economico/sociale che il paese ha attraversato negli ultimi vent’anni. Il tango non nasce certo oggi, quindi qualcosa c’era giá in passato. Credo che mi sará difficile scoprirlo.
Per piccina che tu sia

Tornati dopo un mese
2 settimane per organizzare il matrimonio, 1 giorno per viverlo, 1 settimana di luna di miele con zaino in spalla in Marocco, 1 settimana per i saluti.
E’ stato semplicemente perfetto, ci godiamo con un po’ di incredulitá quanto tutto sia andato meglio delle nostre speranze. Ora abbiamo solo bisogno di un po’ di routine dopo un mese sull’otto volante.
Dalla nostra partenza abbiamo staccato completamente il cavo con l’Argentina, ma dai giornali di oggi mi sembra di capire che non é cambiato molto rispetto ad un mese fa. Il conflitto tra governo e produttori agricoli é sempre in piedi e questa settimana ci aspettano addirittura due marce, entrambe martedí. Come ripetono i media da piú di 100 giorni: esta será una semana clave.
Puntualmente smentiti.
Felici e contenti
Visto che critico gli altri e poi entro in un lungo silenzio mi sembra d’obbligo giustificarmi:
Per l’ennesima volta il blog va in pausa. Questa volta la scusa é proprio buona: siamo in Italia per un mese, per sposarci. Si ritorna a Buenos Aires l’11 Luglio.
Speriamo che la nostra festa porti bene anche all’Argentina e per questo abbiamo stilato una lista nozze d’eccezione:
- che finisca la controversia con el campo
- che i cambiamenti climatici facciano dell’Argentina un vero pais tropical
- che charly garcia stia meglio
- che el Diego ritorni a giocare
- che el Diego ritorni a stare con Claudia
- che a Buenos Aires facciano una costanera come si deve
- che gli argentini smettano di mangiare la farinata sopra alla pizza (o perlomeno di farlo in pubblico)
- que vuelvan los lentos
- che Dio ci perdoni per non esserci sposati in chiesa
- che gli amici anarco-trozko-punk ci perdonino per esserci sposati
- che rai international incominci a far vedere "Sottovoce", il programma di Marzullo
- scoprire dai giornali che per una laringite Tinelli é diventato muto
Chau!
A tarallucci e vino
In occasione della campagna elettorale per il voto degli italiani all’estero il blog aveva ospitato i commenti del tano piú famoso d’Argentina, Donato De Santis. In quell’occasione Donato aveva dimostrato di saper incassare e di saper stare al gioco. Questa settimana Donato ha aperto un nuovo ristorante a Buenos Aires, si chiama Bruni e sta nel bajo Belgrano, Sucre y Castañeda. Un ristorante chiaramente all’altezza della sua fama, moderno, con un menú italianissimo, cucina alla vista, vari chef con bandana e lui, Donato, a far la spola tra i tavoli e la cucina.
Con l’amico Juan Pablo siamo stati trattati da signori – che non siamo - e siamo rimasti a fare chiusura con Donato e sua moglie, Micaela. Una bellissima serata: buona cucina e tanta ospitalitá.

So che Donato oggi sta soffrendo come tutti noi tanos guardando Italia-Olanda. Ragazzi, mi raccomando.
Metti un tano a cena

E va bene. Tocca a me. Avete votato e all’unanimitá avete deciso che toccasse a me stendere il resoconto della serata.
Cena al ristorante uruguayo "La Celeste". Presente la crema dell’intelighenzia tana a Buenos Aires. Altissima percentuale di blogger, 4 su 6. Altissima percentuale di uomini, 4 su 6. Non gli stessi.
Sembrava uno dei racconti di Cortazar, o meglio di Fontanarrosa, dove gli amici si ritrovano al bar, a parlare, a parlare, per ore: Cristina K, Milano, il pecorino, l’Argentina, i pensionati italiani in fuga, Berlusconi, le giornaliste pazze, il dulce de leche, il mitico club Deportivo Italiano.
E l’Italia, sempre lí, presente, latente, un mito, un cruccio, uno spauracchio. Impossibile godersi la fuga senza la critica alla madre patria, impossibile criticare l’argentina senza finire a parlare dell’italia.
E poi una nuova idea. Nuova, ma sempre più ricorrente: il Brasile. Non mi provocate, non mi provocate perchè mi conosco e so come finisce la storia. O meglio, so dove finisco io.
Penso che siano venute fuori un sacco di cose interessanti e vi ringrazio per questo. Vi ringrazio per aver accettato un invito messo in piedi in 24 ore e per aver voluto mettervi in gioco senza false timidezze e ipocrisie.
Hasta la próxima
Volver
Mancavo dall’italia da quasi un anno. Ho preferito evitare di guardarla con gli occhi del blogger e godermela. Oltretutto queste ultime due settimane sono state un po’ spente dal punto di vista politico, il nuovo governo sì è appena insediato e l’unico dibattito che accende la curiosità dei media è capire se il nuovo Berlusconi, che tende la mano benevola all’opposizione, sia un bluff o una saggia strategia di comunicazione. Che bocca grande che hai, nonno…
Ho passato una settimana a Rimini, una città da cui risulta difficile lanciarsi in analisi sull’italia: Rimini è un non-luogo, come gli aeroporti e lo spogliatoio dell’inter…le persone che gestiscono i bazar di souvenir nel lungomare sono tutti pachistani, le coppiette che passeggiano per la città sono in prevalenza tedesche e il turismo di massa è made in russia. Straniante. Allo stesso tempo ti ritrovi spesso davanti un’italia che non c’é piú (per radio ho ascoltato almeno tre volte "Come mai" degli 883), le persone sono disponibili, aperte, di buon umore.
Ho approfittato per mangiar tutto il mangiabile. La cucina italiana mi mancava parecchio. Quando mi lamento gli amici argentini mi dicono che in argentina ci sono un sacco di ristoranti italiani e che questo dovrebbe bastare a togliermi di dosso la saudade culinaria. Non capiscono bene di che piatti io senta la mancanza, visto che la cucina argentina ha profonde influenze italiane e qui si può mangiare pasta fresca, gnocchi, polenta, ecc. Vaglielo a spiegare che quella che mi manca è la cucina italiana della gete comune, l’enorme varietà di alternative, le ricette regionali, le ricette di mia nonna, le ricette della mia vicina di casa, le ricette della vicina di casa di mia nonna. Questa cucina mi manca e nei ristoranti italiani non la si può trovare.
Ora ci si rituffa nel trafico porteño. Non ho seguito per niente che cosa succedeva in argentina in queste settimane. Scrivo questo post sull’aereo del ritorno e non so che cosa aspettarmi al mio arrivo: gli agricoltori avranno preso definitivamente il potere e De Angeli è il nuovo presidente della repubbilca? l’inflazione sarà schizzata alle stelle e scopro che devo vendere un rene per pagare il remis da ezeiza a casa? il fumo dei campi e la cenere del vulcano avranno unito le loro forze e non permetteranno all’aereo di atterrare? In queste settimane italiane ho conosciuto diversi argentini che vivono in italia e ho avuto modo di rendermi conto che hanno una visione tremendista di quello che succede nel loro paese. C’è da capirli, la maggior parte di loro è rimasta scottata diverse volte, dagli anni ’70 al 2001. Ormai hanno ben radicata l’idea che "in argentina ogni giorno ce n’è una ed è impossibile vivere lì". C’é una parte di veritá in queste parole, ma é triste vedere un argentino ripetere i cliché che propongono i media in europa.
Tanto per cambiare gli argentini residenti in italia mi chiedevano se sono pazzo, che la mia è una missione suicida o nella migliore delle ipotesi autolesionista. E invece no, mi rendo conto perfettamente che per loro è difficile, che dev’essere terribile amare il proprio paese, ma non ritenerlo un posto adatto dove crescere i propri figli. Li capisco e mi dispiace per loro. Io però non vedo l’ora di arrivare a buenos aires, rivedere famiglia e gli amici argentini, rituffarmi nel fascino della città, bella e impossibile. Di godermi questa condizione privilegiata di tano.
Per piccina che tu sia…
Yo ya no estoy aquí, yo voy camino a la Paloma
Chau
Tanoka se ne va qualche giorno in Uruguay, prima a Montevideo e poi a La Paloma.
Ci aspetta:
- la campagna che si tuffa direttamente nell’oceano
- il faro
- il sole (spero)
- il vento (sicuro)
- la serenitá che infondono gli uruguayos
Spero di scattare foto come queste:
Gli autori li trovate clickando sulla foto.
Le parole del titolo sono di Jorge Drexler. Molti finiamo a La Paloma per questa sua canzone:
Hay una parte de mí que va
camino a La Paloma.
Por un recuerdo de campo y mar,
camino a La Paloma.
Conozco esa carretera
como a tu cuerpo en la oscuridad,
porque solo conozco de veras
lo que una vez tuve que añorar
Alguna parte de mí será
arena de su arena.
Y hay una luna que solo es luna
si es La Paloma y luna llena.
Añoro esa lejanía
como a mi propia felicidad.
(Aunque a veces se añora en la vida
algo que nunca llegó a pasar.)
La pena me está buscando
como una niebla que se asoma,
y yo ya no estoy aquí,
yo voy camino a La Paloma.
Prossimo viaggio? Di questo passo a Maracaibo, mare a forza 9…
Avendo ricevuto anch’io l’sms che ha ricevuto Nardi vi saluto con l’altra mano..
A un tir de sciop
Da qualche settimana cercavamo un fabbro che fosse del quartiere e che ci costruisca una struttura in ferro per la mediasombra. Finalmente mi dicono che l’uomo che fa per me si chiama Carlitos. Prima sorpresa, l’indirizzo: Carlitos vive al numero 931, lo stesso numero di caa mia, ma nella via parallela. La coincidenza gia stuzzicava la mia fantasia.
Arrivo a casa di Carlitos e lo trovo che lavora sotto la parra, insieme a suo padre, il signor Camilo. Insieme avranno piú o meno 150 anni, 90 e 60. Rimango a parlare con Camilo, che mi fa la domanda di rigore "Italiano di dove?". Io normalmente cerco di dare indicazioni facilmente identificabili quindi dico Piemonte, Torino, nord-ovest. Camilo quasi deluso mi dice "Ah, i miei genitori invece erano di Alessandria". Io sobbalzo, ritratto e chiarifico che anch’io sono alessandrino…e incalzo…"Alessandrini di dove?" Lui rimane sul vago "verso Tortona", ma poi ricorda che il padre chiamava sua madre mandrogna.
El mundo es un pañuelo, davvero.
Camilo é nato in quella stessa casa e ha dedicato gran parte della sua vita all’agricoltura. Qui, in quello che adesso é uno dei quartieri che circondano il centro di Buenos Aires fino a quarant’anni fa erano tutte estancias di m. 50×50. Si coltivava frutta e verdura per poi rivenderla nei mercatini improvvisati nel quartiere.
Con Camillo ci siamo salutati con la promessa di rivederci, presto. Tanto, come dice lui…viviamo a un tir de sciop.
El único fruto del amor
Te lo do io il terzo mondo
Altrochè. Guardate un po’ che postazioni mi sono trovato davanti quando sono andato ad aprirmi la partita IVA. PC connessi ad internet, architettura da leccarsi i baffi e una stampante funzionante per stampare i documenti appena richiesti on-line. C’era acnhe un impiegato che aiutava chi non sapeva usare un computer. Voto: 10 Voto al vino che avevo bevuto prima di scattare le foto sfuocate: 8

Bloggers tanos en la patria grande
Venerdí abbiamo passato una bella serata. Antonio, che vive in Messico ed é l’autore del blog Vero Sudamerica, é arrivato alla tappa argentina del suo lungo viaggio e ne abbiamo approfittato per incontrarci. C’era anche Pippo ad infoltire il gruppo di blogger italiani nel mondo. Gli amici ci guardavano divertiti, come se si trattasse di una setta.
Ci ricorderemo di esscerci icontrati nel giorno in cui finalmente in Colombia venivano liberate Consuelo González e Clara Rojas, una grande allegria e, speriamo, un passo in avanti.
Si é parlato di tante cose, é stato bello confrontarci su esperienze simili in paesi diversi. É nata anche l’idea di una collaborazione pancontinentale, che spero si realizzi e di cui sentirete parlare presto. Il blog é una fonte interessantissima di contatti con persone eccezzionali. Alcuni sono contatti online, altri passano da baires e si fermano a bere una birra, altri telefonano, non ci sono grandi differenze, siamo tutti fans sfegatati de la patria grande.
Olavarría
Le foto degli ultimi giorni del 2007, passati ad Olavarría, provincia di Buenos Aires, Argentina profonda, pampa.
Dei racconti ascoltati sotto il nogal, il noce, ne scelgo uno. Il signore che vedete nelle foto alle prese con l’asador di cognome fa Rocchi. Di fronte alla sua azienda agricola vive la famiglia Occhi. Da tre generazioni le due famiglie vivono l’una di fronte all’altra, fin dal giorno in cui scesero da una nave e arrivarono in argentina. Non sono parenti, solo il caso, che ha un gran senso dell’umorismo, ha deciso di piantarli lí, insieme, in mezzo alla pampa, a spiarsi dalle persiane.


















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