La zona del Mercado del Puerto di Montevideo ricorda i quartieri portuari di molte cittá e cittadine del sud italia. Strade intricate, bambini che giocano per strada, frutti di mare a volontá (cosa quasi introvabile in Argentina) e tanta luce.
Il mercato é della metá del 1800, ed ha la struttura del tipico mercato spagnolo, ma ristrutturato e riempito di parrillas che sono la fine del mondo. Tappa obbligata per chi visitá la cittá.
Dopo aver trovato a La Boca il loro nuovo posto al mondo, gli italiani furono in procinto di far diventare il quartiere…una repubblica indipendente. Sarebbe più esatto dire che furono i genovesi a farlo. Il governo argentino aveva chiesto aiuto al governo italiano per poter risolvere alcuni problemi che comportava l’immigrazione di massa verso l’Argentina, specialmente quelli legati alle manifestazioni politiche dei nuovi venuti. La richiesta avrebbe potuto essere considerata come un atteggiamento poco amichevole (e parzialmente lo era), ma aveva il suo fondamento: l’Argentina stava completando il suo processo di istituzionalizzazione e l’immigrazione di massa faceva sì che il panorama politico, economico, sociale e culturale e cambiasse quotidianamente. Il fatto certo é che i suggerimento del governo italiano rivolto agli immigranti affinché non provocassero dei disturbi, non piacque affatto a la Boca. Durante un’assemblea alla Società Italiana, verso la fine del decennio del 1870, qualcuno suggerì che il governo italiano non sarebbe dovuto intervenire negli affari dei genovesi. L’entusiasmo si propagò tra i partecipanti, che inviarono una lettera al Re d’Italia informandolo della creazione della Repubblica Indipendente della Boca. Il nuovo regime durò meno di 24 ore: venendo a conoscenza del fatto, il governo argentino inviò immediatamente il generale Roca e le sue truppe per calmare gli animi.
Quartiere de La Boca, Avenida Almirante Brown. Si tratta dell’ex edificio del Banco de Italiano Rio de la Plata. Curioso destino quello dell’edificio, ora occupato da famiglie indigenti.
Ausencias é il titolo della mostra fotografica del fotografo argentino Gustavo Germano. É appena finita a Barcellona e credo che stia per arrivare a Madrid. Potete vedere qualche foto e una buona descrizione della mostra nel blog Fototeca, di Cecilia Profetico.
Io sono rimasto a bocca aperta, mi sembra un modo molto originale di trasmettere il vuoto, la mancanza (la ausencia) delle persone amate, scomparse negli anni ‘70 durante la dittatura.
Bello e forte il fotoreportage di Reuters della carcere argentina de Los Hornos. Lo potete vedere sul sito di ADN.es, preciso e corretto, oppure sul sito di Repubblica, senza nessun ruferimento all’autore delle foto. Ormai siamo abituati a questa pirateria di Repubblica, é un marchio di fabbrica.
Le foto degli ultimi giorni del 2007, passati ad Olavarría, provincia di Buenos Aires, Argentina profonda, pampa.
Dei racconti ascoltati sotto il nogal, il noce, ne scelgo uno. Il signore che vedete nelle foto alle prese con l’asador di cognome fa Rocchi. Di fronte alla sua azienda agricola vive la famiglia Occhi. Da tre generazioni le due famiglie vivono l’una di fronte all’altra, fin dal giorno in cui scesero da una nave e arrivarono in argentina. Non sono parenti, solo il caso, che ha un gran senso dell’umorismo, ha deciso di piantarli lí, insieme, in mezzo alla pampa, a spiarsi dalle persiane.
Sotto casa, in una piazzetta della calle Céspedes, fanno la pausa pranzo cosí. Due cose da sottolineare: lo spirito olimpico che pervade il tutto (si pestano come fabbri e minacciano di andarsene se non gli viene concesso un rigore) e la porta che vedete sullo sfondo che dá sulla strada (immagino che il il gol valga doppio se si riesce anche a distruggere la portiera o il finestrino di qualche auto di passaggio).
Non credete alle facili idealizzazioni romantiche made in Gazzetta, questo é il futbol callejero.
La foto in sè non è un granchè, ma la cosa meravigliosa (che non sono riuscito ad immortalare) era il titolo della rivista “Lucha armada”, lotta armata. Ve lo immaginate con una bomba molotv in mano?
Come anticipato ho fatto la pazzia di viaggiare a Rosario per il RosarioBlogDay. Pazzia per le ore di autobus accumulate in un solo giorno, 8. Ne é valsa la pena, Rosario si é rivelata la sorpresa piú bella. La sua costanera (la passeggiata sulla costa del fiume) merita da sola il prezzo del biglietto. Un posto incantato dove l’amore (sotto forma di coppiette) e lo sport (sottoforma di calcio) regnano sovrani.
Perché una banca dovrebbe avere delle barrirere pronte per l’uso davanti alla propria sede centrale?
Perché siamo in Argentina.
Sono passati quasi 6 anni dal 19 e 20 dicembre 2001. Giorni di presidenti che fuggivano in elicottero, di banche che scappavano col malloppo, di giovani uccisi dalla polizia, di un popolo che anche se solo per due giorni ha deciso di dire "basta".
Alcuni hanno giá dimenticato quei giorni.
Non di certo le banche.
Da qualche settimana sentivamo la voglia di lasciare Buenos Aires per qualche giorno. Il fatto che io diventassi irrimediabilmente un adulto, trentenne e in procinto di perdere i pochi capelli rimasti ci é sembrata una buona scusa. Cosí venerdí siamo saliti su un autobus che ci ha portati a San Pedro, localitá a circa 160 chilometri dalla capitale, lungo il fiume Paraná. Lí abbiamo raggiunto la estanciaLa Macarena, un casale isolato, perduto in mezzo ai campi, gestito da Gustavo, una persona a dir poco straordinaria. Abbiamo passato giorni intensi, giorni di azione, di risate, di gastronomia campesina, di conversazioni interminabili (esiste una parola, sobremesa, che si riferisce proprio al tempo che si trascorre a tavola, dopo aver finito di mangiare). Esperienze come questa mi fanno capire (sentire, direi) perché questa sia una terra straordinaria: perché la gente non ha paura di avvicinarsi, di riscaldarti, di ridere con te e di farti sentire parte di un momento unico, condiviso e irripetibile.
Abbiamo fatto milioni di foto. Qui ne trovate alcune.
Tanoka è un italiano trasferitosi a Buenos Aires un anno e mezzo fa. L'ennesimo tano arrivato in Argentina, ma con circa un secolo di ritardo rispetto agli altri.
Se volete sapere qualcosa di più su di me, qui mi presento.