Radici

italia — 4 agosto 2009

Al lavoro vendiamo articoli di diverso genere a clienti italiani. Oggi chiamo un cliente perchè ci aveva aperto una disputa, un reclamo, su paypal. Lo chiamo e lui mi risponde educato che sì, sta aspettando la merce, che domani chiama il corriere e che non c’è problema, che risolverà tutto con il corriere. Tutto molto corretto. Al che io gli chiedo "scusi, ma lei ci ha aperto un reclamo? ci ha bloccato il pagamento o sbaglio?" E lui serenissimo "sì, certo, per coprirmi le spalle, visto che non ho ancora ricevuto la merce".

Cioè, noi del nord italia siamo così corretti, così cortesi…per non dire falsi….che se ti chiama il fornitore che secondo te te l’ha messo nel culo non lo insulti neanche, gli rispondi educatamente "sì, buongiorno, sarà un piacere vederla in tribunale". 

Io ho salutato (cordialmente) e mi sono ritrovato con il telefono in mano, attonito e lievemente incazzato. Ho un amico argentino che mi prende sempre per i fondelli per questo genere di cose. "No seas tano del norte" mi dice. E ha ragione. Anche gli argentini notano la differenza.

Mi sforzo ogni giorno per essere più del sud possibile.

Engañada

italia, media — 24 luglio 2009

Giornali e tv argentine non mollano il succulento osso Berlusconi. Da un paio di settimane non c’é edizione del tg che non riporti gli ultimi aggiornamenti pruriginosi sulle gesta erotiche de nostro caro presidente del consiglio. Non sono in italia, ma ad occhio e croce direi che ne parlano di piú i giornali argentini che quelli italiani, escludendo ovviamente Repubblica e L’Espresso. Ieri addirittura Radio Mitre ha intervistato "Pato" D’Addario. Una chicca. 

I duri di Cascinagrossa

italia — 17 giugno 2009

Qui si parla sempre di Ande e mai di Cascinagrossa. Ma mentre ero lì avevo un post in canna che solo adesso, fermo ad un semaforo della Panamericana, prende la giusta piega.

Cascinagrossa é un paesone di mille abitanti. Paesone è stata una conquista, visto che durante la mia infanzia, nei fabulosos anni 80, gli abitanti erano circa seicento. Durante il soggiorno italiano mi sono trovato ad analizzare la figura del duro di Cascinagrossa. Altre parole che possono essere utili a disegnarne il profilo sono: ribelle, tendenzialmente violento, naturalmente bello, bullo, scansafatiche, leader. Servono varie parole perché non si tratta di una persona sola, sono vari ragazzini, di etá compresa tra i 13 e i 20 anni, che si rinnovano con il passare delle generazioni. Esistevano giá quando io cominciavo ad uscire per le prime volte solo in bicicletta (7 anni, etá impensabile nell’italia odierna, in argentina non ne parliamo neanche). Esistevano e noi banotti li temevamo, si giocava a calcio insieme, si scherzava, ma era chiaro che il leader era il leader, che era piú duro di tutti, che era cresciuto piú in fretta e piú forte degli altri. Belli e dannati, esistevano anche in tutti questi anni in cui io facevo la mia vita da migrante e quando tornavo a casa dai miei sentivo i racconti degli amici "tizio ha rotto i vetri di casa della famiglia caio", "si dice che il gruppetto capitanato da sempronio fumi le canne in piazza". Niente di anormale, vita da paese, immortalata in migliaia di canzoni di Ligabue. È passato il tempo, è cambiato solo il look, i contenuti dei graffiti, ma la sostanza rimane la stessa: il predestinato guida il gruppone. Nell’ultimo mese passato a Cascinagrossa ho avuto modo di vedere che le generazioni si rinnovano e che se anche i gruppetti sono piú numerosi (viva l’immigrazione, ah ah ah) é sempre piuttosto facile individuare quello che comanda, l’idolo malcelato delle adolescenti cascinagrossesi, il james dean della situazione.

Tutto questo discorso per arrivare dove. Per arrivare al fatto che poi questi leader crescono, crescono e puntualmente perdono, cadono, fallen angels. Non dico che finiscano in galera, come avevano predetto i vecchi saggi e cialtroni del paese. No, peggio, finiscono in cantiere. Ci finiscono tutti, ci finiscono giovanissimi. Perché mentre gli altri si facevano zitti zitti il liceo loro avevano altro da fare, poi magari é successo che la bella e dannata del paese é rimasta incinta (o anche no) e lí le alternative sono drasticamente diminuite: bisognava trovarsi un lavoro. I piú fortunati vanno in fabbrica, ma la stragrande maggioranza io li vedo che passano dal tabaccaio a comprarsi le sigarette e hanno le mani grandi, bianche e screpolate, per non dire cotte, di chi lavora in cantiere. Io li osservo, seguo il loro sguardo e mi rendo conto che sono diventati persone dolcissime. Sono ragazzoni ancora giovani, intatta la loro bellezza, ma lo sguardo non é piú di sfida, lo sguardo é tranquillo, non direi sereno, non lo direi mai, ma tranquillo. E allora ti viene da chiederti se quella era la vera natura di quel ragazzo, se é sempre stato un ragazzo sensibile e docile, che per timidezza si nascondeva dietro il personaggio che mi spaccava puntualmente la faccia..o se….come temo….la vita lo ha sconfitto, la vita lo ha piegato. Come dicono in spagnolo, "la vida pudo con el", la vita ce l’ha fatta, é stata piú forte di lui.

L’imbarazzo della scelta

foto, italia — 22 maggio 2009

Povera, povera Alessandria.

Hai voluto la bicicletta argentina?

argentina, italia — 21 maggio 2009

Ieri il Giro d’Italia è passato da Cascinagrossa. La famiglia Tanoka si è fatta ben quatrocento metri di pellegrinaggio per vedere passare la carovana rosa.

Tra le duecentocinquantamila differenze che ci sono tra il posto dove sono nato e quello dove vivo c’è proprio il ciclismo. La presenza ossessiva nelle terre piemontesi di ciclisti della domenica, del lunedì, del martedì… e l’assenza totale a Buenos Aires e conourbano. Non è una cosa secondaria, perchè la dice lunga sulle caratteristiche della geografia e dell’architettura delle due località. In italia, per quanto sia grande la città dove vivi, puoi sempre prendere una bici e trovarti in aperta campagna in una mezz’oretta. Per uscire dal conourbano e poter pedalare senza la paranoia di essere schiacciato da un Ford Falcon impazzito devi fare 4 ore di automobile. O devi andare a girare in bici in un parco urbano, cosa un po’ triste.

Pagina successiva »
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 Unported License.
(c) 2010 Tanoka | powered by WordPress with Barecity Login