I duri di Cascinagrossa

italia — 17 giugno 2009

Qui si parla sempre di Ande e mai di Cascinagrossa. Ma mentre ero lì avevo un post in canna che solo adesso, fermo ad un semaforo della Panamericana, prende la giusta piega.

Cascinagrossa é un paesone di mille abitanti. Paesone è stata una conquista, visto che durante la mia infanzia, nei fabulosos anni 80, gli abitanti erano circa seicento. Durante il soggiorno italiano mi sono trovato ad analizzare la figura del duro di Cascinagrossa. Altre parole che possono essere utili a disegnarne il profilo sono: ribelle, tendenzialmente violento, naturalmente bello, bullo, scansafatiche, leader. Servono varie parole perché non si tratta di una persona sola, sono vari ragazzini, di etá compresa tra i 13 e i 20 anni, che si rinnovano con il passare delle generazioni. Esistevano giá quando io cominciavo ad uscire per le prime volte solo in bicicletta (7 anni, etá impensabile nell’italia odierna, in argentina non ne parliamo neanche). Esistevano e noi banotti li temevamo, si giocava a calcio insieme, si scherzava, ma era chiaro che il leader era il leader, che era piú duro di tutti, che era cresciuto piú in fretta e piú forte degli altri. Belli e dannati, esistevano anche in tutti questi anni in cui io facevo la mia vita da migrante e quando tornavo a casa dai miei sentivo i racconti degli amici "tizio ha rotto i vetri di casa della famiglia caio", "si dice che il gruppetto capitanato da sempronio fumi le canne in piazza". Niente di anormale, vita da paese, immortalata in migliaia di canzoni di Ligabue. È passato il tempo, è cambiato solo il look, i contenuti dei graffiti, ma la sostanza rimane la stessa: il predestinato guida il gruppone. Nell’ultimo mese passato a Cascinagrossa ho avuto modo di vedere che le generazioni si rinnovano e che se anche i gruppetti sono piú numerosi (viva l’immigrazione, ah ah ah) é sempre piuttosto facile individuare quello che comanda, l’idolo malcelato delle adolescenti cascinagrossesi, il james dean della situazione.

Tutto questo discorso per arrivare dove. Per arrivare al fatto che poi questi leader crescono, crescono e puntualmente perdono, cadono, fallen angels. Non dico che finiscano in galera, come avevano predetto i vecchi saggi e cialtroni del paese. No, peggio, finiscono in cantiere. Ci finiscono tutti, ci finiscono giovanissimi. Perché mentre gli altri si facevano zitti zitti il liceo loro avevano altro da fare, poi magari é successo che la bella e dannata del paese é rimasta incinta (o anche no) e lí le alternative sono drasticamente diminuite: bisognava trovarsi un lavoro. I piú fortunati vanno in fabbrica, ma la stragrande maggioranza io li vedo che passano dal tabaccaio a comprarsi le sigarette e hanno le mani grandi, bianche e screpolate, per non dire cotte, di chi lavora in cantiere. Io li osservo, seguo il loro sguardo e mi rendo conto che sono diventati persone dolcissime. Sono ragazzoni ancora giovani, intatta la loro bellezza, ma lo sguardo non é piú di sfida, lo sguardo é tranquillo, non direi sereno, non lo direi mai, ma tranquillo. E allora ti viene da chiederti se quella era la vera natura di quel ragazzo, se é sempre stato un ragazzo sensibile e docile, che per timidezza si nascondeva dietro il personaggio che mi spaccava puntualmente la faccia..o se….come temo….la vita lo ha sconfitto, la vita lo ha piegato. Come dicono in spagnolo, "la vida pudo con el", la vita ce l’ha fatta, é stata piú forte di lui.

L’imbarazzo della scelta

foto, italia — 22 maggio 2009

Povera, povera Alessandria.

Hai voluto la bicicletta argentina?

argentina, italia — 21 maggio 2009

Ieri il Giro d’Italia è passato da Cascinagrossa. La famiglia Tanoka si è fatta ben quatrocento metri di pellegrinaggio per vedere passare la carovana rosa.

Tra le duecentocinquantamila differenze che ci sono tra il posto dove sono nato e quello dove vivo c’è proprio il ciclismo. La presenza ossessiva nelle terre piemontesi di ciclisti della domenica, del lunedì, del martedì… e l’assenza totale a Buenos Aires e conourbano. Non è una cosa secondaria, perchè la dice lunga sulle caratteristiche della geografia e dell’architettura delle due località. In italia, per quanto sia grande la città dove vivi, puoi sempre prendere una bici e trovarti in aperta campagna in una mezz’oretta. Per uscire dal conourbano e poter pedalare senza la paranoia di essere schiacciato da un Ford Falcon impazzito devi fare 4 ore di automobile. O devi andare a girare in bici in un parco urbano, cosa un po’ triste.

É mejo er vino de li castelli…

diario, italia — 5 maggio 2009

Per il prossimo mese la redazione del blog al gran completo si trasferisce nel basso Piemonte per una visita che si prospetta emotivamente fortissima. Visita di piacere e di lavoro, con puntata fieristica sulla riviera romagnola a metá maggio. Magari ci scappa qualche post made in italy (seguendo le orme dei compagni), che il blog si chiama "da Cascinagrossa alle Ande" e non si parla mai di Cascinagrossa, diamine.

Ieri sera con laura giocavamo a fare un elenco delle voglie gastronomiche che ci toglieremo e una a testa siamo andati avanti per mezz’ora. L’italiano che torna in italia guidato dal miraggio di una mozzarella di bufala fa molto Carlo Verdone, ma che ci vuoi fare, quando ci vuole ci vuole.

Chau, ci sentiamo "dall’altra parte".

Maestro d’ironia

italia — 18 febbraio 2009

Uno se ne va lontano, ai limiti della pampa, cerca di isolarsi, di non pensare a San Remo o a Veltroni e nonostante tutto l’italietta ti perseguita. Per tutta la giornata ho pensato che quella di Berlusconi e i desaparecidos fosse una bufala e dicevo di voler prima vedere il video. Adesso il video l’ho visto e capisco il can can che si sta alzando da queste parti.
I colleghi al lavoro, abituati a prendermi per il culo ogni settimana (corna a Piquet, Obama abbronzato, Eluana, ecc.) ormai mi guardano e passano oltre, non so se rassegnati o misericordiosi.

Questa vignetta é ormai di parecchi anni fa, ma la rispolvero sempre con piacere. Proprio la scorsa settimana cercavo di spiegare il concetto di araba pompinara al mio collega argentino-canadese.

Para atrás

italia — 12 febbraio 2009

Vi ho giá raccontato che puntualmente una volta ogni due o tre mesi ci rubano la maniglia della porta del condominio. Pare che i metalli abbiano tutto un loro mercato nero e questo giustificherebbe certi furti assurdi. Al mio vicino hanno rubato il numero civico, proprio perché era di metallo, di latta. Stufo, il signore non é andato troppo per il sottile e ha dipinto il suo numero civico sulla facciata, con vernice bianca. Io quando vedo il numero con la sua ortografia sgarruppata penso al progresso, penso a dove va il mondo, che invece di andare avanti va indietro.

Ecco, una sensazione simile ho quando leggo di proposte di legge come quelle di Maroni sull’immigrazione, che si pongono il problema di obbligare/permettere/consigliare ai medici italiani di denunciare i pazienti senza permesso di soggiorno. Penso che andiamo indietro. Ho come l’idea che la civiltá abbia raggiunto un punto massimo (gli anni ‘50? 60? ‘70? non so, fate voi) per poi iniziare una lenta caduta, uno stillicidio che ha come meta finale il medioevo 2.0. Tutto puó essere messo in discussione, tutte le grandi vittorie del genere umano sono pronte ad essere discusse e frantumate: i diritti dei lavoratori (vedi agenzie interinali e lavoro precario), i diritti umani (vedi guantanamo o Abu Ghraib), i diritti sociali (in italia si inizia a mettere in discussione la legge sull’aborto e l’ingerenza della chiesa nella vita politica del paese é argomento di questi giorni). É una tendenza mondiale, ma é innegabile che l’italia sia davvero messa male. Personaggi come Berlusconi, Bossi, Gasparri (ma anche Brodi, Veltroni o Rutelli) sembrerebbero macchiette deplorabili ai nostri bisnonni e invece noi dobbiamo stare a discutere le loro proposte di legge. Ma dove andremo a finire?

Qui si fa di tutta l’erba…

italia — 18 dicembre 2008

Hanno ragione quelli che dicono che gli italiani residenti all’estero non dovrebbero votare per le elezioni italiane. L’italiano all’estero non capisce una fava. Per dire, quando me ne sono andato via io Gianfranco Fini era di destra e adesso attacca la Chiesa cattolica per non essersi opposta alle leggi razziali del 1938. Io questo lo voto!
 
Immaginate cosa ne capiró alle prossime elezioni, nel 2012.

Canta che ti passa

italia — 19 novembre 2008

Immagino che sulla legge che sancisce l’apologia del fascismo si saranno scritti fiumi di inchiostro e non sará certo la mia opinione oggi a cambiare l’italia. Peró non posso non sottolineare che si trattava appunto di fiumi di inchiostro, o al massimo di migliaia di colpi sulla macchina da scrivere olivetti. Non era una legge pensata per il 2008, con youtube, le t-shirt, i cartelloni pubblicitari, i talk show e il bombardamento di messaggi che ci colpiscono ogni giorno. Stiamo qui a difendere libertá di culto, di pensiero, di stampa, ci scandalizziamo per la proposta di legge ammazzaweb di Riccardo Levi e poi appena si presenta un deficiente con la testa rapata a cantare canzoni della stessa forza di "faccela vedé faccela toccá" qualcuno scatta in piedi e grida scandalizzato "eh no, é illegale! che qualcuno li faccia tacere, oscurateli, bloccateli, censurateli". 

Ah, di colpo la legge. Ma non era che la legge doveva rimanere fuori da certe cose? Davvero la soluzione é la censura? Io pensavo che la soluzione fosse qualche libro di storia e al limite due schiaffi (prima il dovere e poi il piacere). Non penso che censurarli serva a qualcosa. Non conosco la legge, ma immagino che lo scopo di allora fosse evitare che i fascisti serrassero le file, si riorganizzassero e che si creasse il pericolo di un ritorno delle camicie nere. Io non ce li vedo quelli do Forza Nuova marciare su Roma. Che dicano quello che vogliano, che cantino, che ballino. Piú uno li ascolta e piú si rende conto che non hanno niente da dire. Magari se li lasciamo parlare col tempo imparano qualche congiuntivo.

p.s.
Per favore, a proposito di oscurare siti che a nessuno salti in testa di fare il parallelismo tra nazismo 2.0 e pedofilia online. Non c’entrano una fava.

Piú Obama per tutti

italia — 10 novembre 2008

Carla Bruni dice che dopo la gaffe del cavaliere si sente "felice di non essere piú italiana". Un po’ la capisco, perché conosco benissimo la situazione scomoda di dover sopportare i sorrisetti sarcastici degli stranieri ogni qual volta lo sciocco di Arcore dá fiato alle trombre. Anch’io mi trovo spesso a dover difendere l’indifendibile, ad arrampicarmi sugli specchi e a desiderare di sentirmi davver lontano dall’italia. Invece penso alle ultime flatulenze di Cossiga, ai deficienti con le spranghe tricolori di piazza Navona e mi girano. Sará che vivo a Chacarita, non in Francia, e mi manca un po’ di nonchalance

In settimana invitato da un amico ho partecipato all’atto del gemellaggio del quartiere di Villa del Parque con la localitá ligure di Serra Riccó. Humberto, un signore argentino innamorato di Fellini, ha preso il microfono e diceva che l’italia é come l’araba fenice, nei momenti piú difficili risorge dalle proprie ceneri, grazie alla creativitá, vero motore dell’idiosincrasia italiana. Non era un discorso vuoto, retorico, Humberto ha ottant’anni e non fa discorsi retorici. Io lo ascoltavo e da buon emigrante mi emozionavo, pensando che gli italiani hanno tanto bisogno di sentire cose come queste, hanno bisogno di crederci, di speranza. Avremmo bisogno di un Obama…

Estate (2)

italia — 4 giugno 2008

Lecce, estate 2006

Lecce, estate 2006

Per quelle cose strane che succedono solo ad un "emigrato" l’altro giorno mi ritrovavo a camminare per strada canticchiando "Un’estate italiana", la canzone di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato composta per i mondiali di Italia ‘90. Anche ai coetanei argentini viene la pelle d’oca quando sentono la canzone, cosa che non succede con Jennifer Lopez ‘94 e Ricky Martin ‘98.

Comunque. Cantavo e mi sono ritrovato a pensare alla frase "Un’estate, un’avventura in più". Aldilà della retorica della canzone, cercate di andare un po’ oltre, di tornare per un attimo bambini e di lasciarvi trasportare da un po’ di romanticismo. Quando si è bambini ogni estate nasconde un’avventura.  Non importa che l’avventura sia grande o piccola, che siano i centri estivi al paesello o il viaggio in Africa con i genitori. Ogni estate rimane marchiata a fuoco nella nostra memoria come l’estate in cui vivemmo un’avventura ben specifica: la casa sull’albero dell’estate ‘87, la prima fidanzatina.dell’89, la prima vacanza da soli senza i genitori del ‘90.  Sono cose che normalmente succedono d’estate. Si aspetta l’estate per uscire, scoprire, crescere. Poi a settembre si torna a scuola, un po’ più grandi.

In età adulta le cose cambiano. L’estate diventa quasi una stagione come le altre. Certo fa caldo e questo fa piacere a tutti, poi ci sono le ferie15-20 giorni, ma niente che si possa definire un’avventura. Magari si fa anche un viaggio, ma paradossalmente anche il viaggio diventa una routine e anche le mete più esotiche e "difficili" diventano parte del tran tran.  Perché? che cosa ci succede da grandi? sarà il lavoro, le responsabilità, l’inevitabile lotta per arrivare a fine mese, ma l’inverno ha il sopravvento sull’estate, diventa uno stato d’animo e il bambino che tutti abbiamo dentro agonizza e, nei casi più gravi, muore.

Faccio quindi un appello a chi sta per vivere un’estate italiana. Godetevela.

Born to be the best

italia — 21 aprile 2008

Oggi Chico ha commentato un post di qualche giorno fa segnalando un articolo di Marina Corradi, Strana ottusitá davanti al voto – Quel vizio antico di sentirsi i migliori. Fate come me: smettete per due minuti di arricciare il naso per il fatto che l’articolo sia del quotidiano L’Avvenire e leggetelo.

Per me é stato come trovare nero su bianco le idee che mi ronzano per la testa da domenica scorsa, da Caporetto. La sinistra sta giá scegliendo il nuovo leader, il nuovo simbolo (rimettiamo la falce? togliamo l’arcobaleno? mettiamo un carroccio rosso?), il nuovo slogan…tutto per fare in modo che quegli zucconi degli elettori capiscano una buona volta che l’opzione migliore eravamo noi!

"Non ci hanno capito, ci hanno frainteso".
"Al limite, massima concessione, non ci siamo saputi spiegare."

Mi ricordano i due personaggi che perseguitavano Nanni Moretti a bordo vasca in "Palombella rossa".

Con questo non voglio dire che la sinistra dovrebbe imitare il marketing di Berlusconi e, dopo una profonda indagine di mercato, promettere all’elettorato tutto quello che vuole: meno tasse, piú posti di lavoro, piú figa e piú televisori al plasa. Mi basterebbe un po’ di predisposizione all’ascolto. Un po’ di voglia di conoscere la realtá della societá italiana. Una societá che secondo me é in piena crisi. Una crisi profonda quanto quella della sua classe politica.

 

America Meridionale, i risultati

italia — 17 aprile 2008

Ancora pervaso dallo scoramento e conscio dell’inutilitá di questa inormazione vi aggiorno sui risultati della sezione America Meridionale delle elezioni politiche 2008. Dopo aver subito la campagna elettorale porteña e dopo essermi venduto per un piatto di pasta, mi sento obbligato a dare i numeri:

Senato

(affluenza 50,5%)

Partiti Voti % Seggi
Pdl
98.156 29,4 1 *
Italiani all’estero (Merlo)
69.279 20,8 1 *
Pd
59.239 17,7 - *
Ass. italiane in Sud America (Pallaro)
58.058 17,4 - *
Udc
25.566 7,7 - *
Ps
11.428 3,4 - *
Sinistra Arcobaleno
6.069 1,8 - *
Consumatori civ. it.
3.545 1,1 - *
La Destra – Fiamma Tricolore
2.471 0,7 - *

Eletti: Esteban Caselli (PDL) e Mirella Giai (taliani all’estero)

  


Camera dei deputati

(affluenza 49,5%)

Partiti Voti % Seggi
Italiani all’estero (Merlo)
83.585 22,7 1 *
Pdl
81.616 22,2 1 *
Pd
65.562 17,8 1 *
Ass. italiane in Sud America (Palla
61.610 16,8 - *
Udc
46.133 12,6 - *
Ps
14.014 3,8 - *
Sinistra Arcobaleno
7.058 1,9 - *
Consumatori civ. it.
4.640 1,3 - *
La Destra – Fiamma Tricolore
3.190 0,9 - *

Eletti: Ricardo Merlo (Italiani all’estero), Giuseppe Angeli (PDL) e Fabio Porta (PD)

Nei miei pronostici non immaginavo la vittoria di Merlo e della sua coalizione. Pensavo che i voti fossero da spartire tra PD-PDL-Pallaro e lo chef Donato de Santis. Mi sbagliavo, la scelta di Merlo di separarsi da Luigi Pallaro (avevano vinto insieme nel 2006) ha premiato il primo, che per i prossimi 5 anni sará la voce degli italo-argentini. In queste settimane non ho visto neanche un cartello di Merlo. Non ha mandato lettere (come Berlusconi), non ha registrato spot televisivi (come Pallaro), non ha tappezzato gli autobus urbani (come Donato). Evidentemente Merlo ha saputo premere i tasti giusti dell’associazionismo italiano (circoli regionali, centri culturali, camere di commercio) convincendoli con le promesse giuste.

Che fare?

italia — 16 aprile 2008

Valige al mercato delle pulci, Buenos Aires

Per chi vuole seguire l’‘offerta delLa Valen anche a casa nostra c’é una stanza libera…Ma dubito che alla lunga fuggire risolva il problema. E lo dimostra quanto sto rosicando io nonostante le migliaia di chilometri di distanza.

In queste 24 ore di sorpresa e delusione (per non dire disperazione) mi sono tuffato nei commenti dei giornali locali per vedere se visti da fuori siamo piú intellegibili. Speravo di trovare qualche idea illuminante di un giornalista o di intellettuale argentino, brasiliano o spagnolo. Invece niente. Anzi, invece di darmi risposte gli articoli mi rilanciano domande imbarazzanti, tipo ¿Qué repercusión puede tener la victoria de Berlusconi respecto a las negociaciones de adhesión de Turquía?.

Qualche tempo fa mi domandavo: "come riporre speranza in un mondo in cui una persona si sveglia una mattina, si fa una doccia, si veste, esce di casa sorridente e va a votare Arnold Schwarzenegger?"

E se invece otto milioni di miei connazionali escono e votano Calderoli? C’é speranza in questo caso?

Forse non dovremmo stupirci tanto: se il programma piú seguito é il Grande Fratello, se l’ossessione ricorrente é cambiare il cellulare o gli occhiali da sole, se il viaggio sognato  é in un villaggio vacanze in egitto allora teniamoceli Silvio e Umberto, ce li meritiamo. Io, da alessandrino (38% PDL + 11% Lega Nord) penso che ci rappresentino.

Se volete leggetevi l’intervento del sociologo Aldo Bonomi sul Corriere di ieri, che ci spiega la secessione dolce operata dal sindacalismo del nuovo secolo, la mia ossessione, la Lega :

«Nei tardi anni Ottanta nasce un movimento che intercetta il disagio di alcune fasce sociali e territoriali: gli "spaesati" delle comunità locali, disorientate dai cambiamenti internazionali; gli "stressati" del capitalismo molecolare, artigiani e piccole imprese; e gli "orfani del fordismo", delle grandi imprese».

Sí, podemos?

italia — 13 aprile 2008

gauchito gil, buenos aires, argentina

Va bene ragazzi, noi da qui si é fatto tutto il possibile, non ci resta che sperare nel miracolo. Io ho influenzato quanti piú tani potevo, qui ormai é tutto finito da giorni.

Ora tocca a voi. Tappatevi il naso, gli occhi e le orecchie e fate la vostra parte, secondo coscienza. Speriamo che da lunedí non dobbiate tapparvi anche altri orifizi.

Chi di cartello elettorale ferisce…

italia — 30 marzo 2008

Non so nel resto dell’Argentina e del continente, ma qui a Buenos Aires la campagna elettorale italiana está a full. Questa volta a Roma hanno capito che un senatore oriundo puó fare la differenza.

Il senador Luigi Pallaro lo vediamo sugli autobus cittadini e addirittura in uno spot televisivo. Silvio Berlusconi ha scritto una lettera recapitata a tutti gli italiani residenti in argentina. Questa volta niente libri autobiografici, per fortuna.

I cartelli elettorali li stanno usando tutti gli schieramenti, se volete potete vedere le foto fatte da Pippo. I vincitori della visibilitá sono senza ombra di dubbio la coppia Caselli-Berlusconi, che hanno letteralmente tappezzato la citta, fino a livelli che giudico una provocazione personale, come nella foto qui sotto:

foto berlusconi chacarita, buenos aires

Va bene la libertá di espressione, ma a tutto c’é un limite. Che dite, lo brucio?

Candidati à la carte

italia — 25 marzo 2008

Tornato.
Ci sará tempo per la cronaca del viaggio e per le foto. Per adesso metto online questa foto scattata a Montevideo:

 italiano, voten a aldo lamorte, montevideo, uruguay

L’Aldo in questione é Lamorte Aldo Giuseppe, urugyayo, candidato per l’UDC. La campagna elettorale italiana era molto presente nelle strade e nei quotidiani uruguayani in questi giorni. Una mezza pagina comprata dal Consolato italiano sul quotidiano El Pais mi ha chiarito le idee, con tutti i nomi dei candidati della Circoscrizione Estero – America Meridionale, Camera dei Deputati e Senato.

Sono quasi 3 milioni gli italiani residenti all’estero aventi diritto di voto  (2.950.000), dei quali quasi un milione vive in Sudamerica (29,4%). Argentina é il paese con piú italiani residenti, seguita da  Brasile, Venezuela, Uruguay e Cile. Del totale di 12 deputati e 6 senatori eletti all’estero, 3 deputati e  2 senatori saranno eletti qui in Sudamerica.

Tra tutti i nomi  presenti nelle liste quello che spicca é sicuramente quello di Donato de Santis, popolare cocinero italiano radicato in argentina, che si candida con l’UDC. Donato  é stato lo chef personale di Gianni Versace ed é un volto molto conosciuto in Argentina e in tutto il Sudamerica attraverso il canale via cavo Gourmet. Parla un perfetto spagnolo con accento argentino, intercalato con scivoloni maccheronici studiati per non perdere il fascino italico. A me sta simpatico, ma la candidatura mi sembra un po’ forzata…se lo immagino senatore della Repubblica mi viene la pelle d’oca. Oltretutto di solito porta una bandana in testa, non doveva candidarsi con Silvio? Questo é il sito per lanciare la candidatura di Donato (con annesso un abbozzo di blog) e questo é Donato come lo vediamo tutti i giorni
 

 

Perché sempre l’Argentina?

italia — 15 marzo 2008

Secondo Beppe Grillo l’Italia é alla futta: "In questo paese non ci sono piu’ soldi: ci sono solo precari e siamo in recessione. Siamo alle soglie dell’Argentina". Io non sono d’accordo con questo parallelismo, e l’ho giá detto.

Questa sera in famiglia ci domandavamo come mai l’Argentina sia presa spessissimo come caso esemplare per descrivere il momento italico. Certo, in comune i due paesi hanno una classe media abituata bene che oggi deve fare i conti (letteralmente) con una nuova realtá, ma le due situazioni mi sembrano comunque distanti.

Chissá…forse Grillo voleva solo dire che anche in Italia ci saranno presto i cuscini sotto gli alberi.

 

Plaza Mafalda, oggi pomeriggio

Vote antonio, vote antonio

italia — 13 marzo 2008

Il titolo perfetto per la foto mi sembra "Dovunque tu fuggirai io ti seguiró".

La prendo in prestito dalla mia traduttrice preferita, spero che non le dispiaccia. Come fa notare giustamente Tradu la foto é tutta un programma: 
 -  Berlusconi da solo in una foto che avremo visto un milione di volte
 - Caselli che ferma l’autobus
 - Uniti con potoshop, creando di sana pianta la mano destra di Caselli. Splendidi. Almeno potevano pagare un pellegrinaggio ad Arcore perché Caselli potesse realmente abbracciare Berlusconi, no?
Se questo é il cartello elettorale non oso immaginare il programma. Caselli non é un esponente di spicco della comunitá italiana, é stato ambasciatore in Vaticano con la presidenza di Carlos Menem e viene da piú parti indicato come acerrimo nemico dei Kirchner.  Da parte del PD si chiede a Berlusconi di ritirare la candidatura "inquietante" di Caselli, accusandolo di essere coinvolto il mille mafie locali.  Ma se ci puó stare Ciarrapico che fastidio dá Caselli?

In questi giorni anch’io avevo visto piú volte la foto in questione, ma oggi che finalmente avevo con me la macchina fotografica ho trovato il cartello ricoperto da questo, piú sobrio:

Nel frattempo la campagna del PD all’estero, obbligata a dire qualcosa di sinistra, ha detto "VIP", che starebbe per Very Italian People. Il sito non é male, ma non ho ancora capito quando pensano di fare qualche evento qui in argentina. Li terró d’occhio.

Luigi Pallaro e Ricardo Merlo, eletti nelle scorse elezioni, si presentano ora separati. Il primo indipendente, ma strizza l’occhio alla casa della libertá, mentre Merlo sembra orientato a idee piú progressiste.

Oggi ha presentato la propria candidatura anche Emanuele Filiberto di Savoia, con la lista Savoia. Saró io che sto diventando vecchio, ma mi sembra tutto poco serio… A sto punto preferivo Cicciolina.

In caso di fotofinish in italia il Pallaro della situazione puó  essere importantissimo ed é un peccato che qui la campagna elettorale italiana non stia facendo molto rumore. Altroché i cugini spagnoli,  un’iniziativa come il sito CheyOlé noi ce la sogniamo. Peccato. Che sará? pigrizia? poco interesse? assenza di un dibattito serio in italia?

 

L’italia non fará “la fine dell’argentina”

argentina, italia — 26 gennaio 2008

Sono iscritto ad alcuni feeds che mi permettono di monitorare vagamente le notizie che si danno in italia sull’argentina. Servizi tipo quello, molto efficiente, di Wikio. In questi giorni in giro per la blogosfera sto leggendo tantissimi commenti di italiani preoccupati di fare “la fine dell’argentina”.

Quanto clamore, tutti con la stessa idea.

Magari sbaglio, ma secondo me non succederá. La situazione é profondamente diversa. I problemi esistono in entrambi i paesi, ma son diversi.

L’argentina é un paese ricchissimo di risorsa naturali, ma che é stato svenduto negli anni ‘90, viene da 10 anni di paritá con il dollaro (che hanno distrutto l’economia locale), un’inflazione reale preoccupante, una situazione sociale davvero difficile, con zone del paese che vivono in una situazione estremamente precaria, per non dire tragica. Insicurezza palpabile all’angolo di ogni strada, corruzione, ingiustizia sociale, e si potrebbe continuare…

L’Italia, nella mia modesta opinione, ha altri problemi, ugualmente gravi, ma altri. Una crisi istituzionale e di rappresentativitá gravissima, una corruzione congenita imbarazzante, una situazione economica scarsa a livello paese, ma gravissima a livello di singolo cittadino che pur lavorando non riesce a migliorare il suo status sociale. Un clima culturale stagnante, asfittico, superficiale.

E’ da leggere l’intervista de la Nación al deputato italo-argentino Ricardo Merlo. Merlo fa un po’ di uscite sciocche, ma é interessante conoscere l’opinione di un osservatore privilegiato della realtá politica dei due paesi.

Sarei contento se vedessi gli italiani scendere in piazza, circondare Palazzo Chigi e obbligare Brodi o Berlusconi alla fuga in elicottero, ma ho paura che non succederá. Il nostro peggior nemico é l’apatia.

La foto, del dicembre 2001, é tratta dal sito: www.villacrespomibarrio.com.ar

Caduto? qui a Mar del Plata non si é sentito nessun rumore

italia — 24 gennaio 2008

Il governo prodi é caduto mentre “el senador” degli italiani all’estero Luigi Pallaro era in argentina. Astenuto e indipendente dice lui. Abbronzato assenteista diciamo noi.

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