No te salves

letteratura — 15 marzo 2009

Grazie allo stoico canale pubblico "Canal Encuentro" ieri abbiamo visto un documentario che ripercorreva la vita del poeta uruguayo Mario Benedetti. Due cose volevo qui segnalare: le immagini  di Montevideo ad inizi ‘900, esattamente uguale ad oggi, ma in bianco e nero. 
E questo frammento del domentario, in cui l’attore argentino Miguel Angel Sola interpreta il poema "No te salves" con una voce e una faccia da applausi.

Viejo, verde y libre

letteratura — 29 novembre 2008

Nel 1999 fu Gianni Vattimo a firmarmi i documenti dell’Erasmus a Valencia. Non riuscii ad entrare nei posti disponibili del mio corso di laurea e dovetti ricorrere ad un escamotage burocratico e a partire per il Levante spagnolo come filosofo in fieri.

Oggi ritrovo Vattimo in una lunga intervista nel supplemento di Página12 "SOY", dove girando inotorno alla sua omosessualitá si parla d’amore, di religione, di Pasolini, di taxi boys, di pensiero debole, di vecchiaia e di un sacco di altre cose.

Ah Mario!

letteratura — 7 ottobre 2008

Questa mattina nel programma radiofonico di Victor Hugo Morales (sí, quello di "Barrilete comisco, de que planeta veniste viniste?") se la prendevano con Mario Vargas Llosa, reo di aver indicato Woddy Allen come fulgido esempio dell’attuale civiltá dello spettacolo, frivola e superficiale. Victor Hugo mi ha fatto sorridere dicendo che Vargas Llosa scrive per cosí tanti giornali e riviste che é normale che dica qualche fesseria. Sono andato a cercarmi il discorso che Vargas Llosa ha dato in Spagna all’ Asamblea General de la Sociedad Interamericana de Prensa (SIP), ma ne ho trovato solo questo estratto. Ero pronto a scandalizzarmi, come di solito faccio con tutti i testi del peruviano, ma in questo caso non ha tutti i torti. Il pulpito, Vargas Llosa, non mi piace per niente, ma la predica ha un suo fondamento.
Certo, che lasci in pace woody allen che non c’entra niente con Bergman, Visconti o Buñuel, ma non ne ha neanche le velleitá. Come diceva Victor Hugo "Nada que ver…"

Almeno qui la Spagna perde

letteratura — 16 luglio 2008

Che cosa fa un argentino appena arriva in spagna?
- Il primo giorno vogliamo alfajores di tre strati (dolce tipico argentino ndt.) e non riusciamo a trovarli. Il secondo giorno vogliamo vedere un bel culo, con taglio profondo, e non riusciamo a trovarlo. Il terzo giorno vogliamo tornare a casa. Ma il quarto giorno scopriamo un negozio che vende alfajores, gestito da una cordobesa con un bel culo. E allora decidiamo di rimanere. [eblog]

españa decí alpiste

A Luglio é uscito anche in Argentina l’ultimo libro di Hernán Casciari "España, decí alpiste", Ed. Sudamericana. Perfetto il sottotitolo: fuimos, mentimos, vencimos. Racconta l’invasione che ho avuto modo di vivere da vicino, i primi anni di questo secolo, quando a Barcellona bastava alzare una pietra per trovarci sotto un argentino. Molti partono da qui pensando di trovare in spagna un Paese molto simile all’argentina, solo ubicato nel "primo mondo". Bastano pochi giorni per capire che si sono sbagliati alla grande e che nel bene e nel male le differenze ci sono. Per adattarsi ci vorrá spirito di sacrificio e magari anche una buona dose di ironia.

Caratteristiche che non mancano certo a Hernan Casciari, scrittore ormai radicato a Barcellona da diversi anni. Autore del blog Orsai, che vi straconsiglio, Casciari é uno di quei blogger che ha avuto il coraggio di mantenere on-line i propri testi anche dopo l’uscita della versione cartacea. La versione spagnola, "España perdiste", sta andando a ruba, comprata da tutti gli argentini che sono felici di trovare nero su bianco le loro piccole grandi frustazioni nel rapporto con la madre patria.

Io vi consiglio di leggere il prologo del libro. Se poi vi fa ridere potete andare avanti.

Sottoscrivo anche il capitolo "Cagar leyendo, un placer rioplatense", ode ai bidet argentini, che anch’io ho imparato ad amare.

p.d.
Postilla per gli italiani non esperti: in argentina le nostre barzellette sui carabinieri hanno come protagonisti proprio gli spagnoli, los gallegos.

Chi va piano

letteratura — 26 maggio 2008

binari, san pedro, argentina

Scopro da Repubblica l’uscita di un libro che visto da qui sembra interessante: "Senza volo", di Federico Pace.  Le storie e i luoghi per chi non vuole più avere a che fare con gli aerei. Per paura o per motivi ecologici. Repubblica riporta un capitolo del libro, un viaggio di Carlos Fuentes, Julio Cortázar e Gabriel García Márquez in treno, da Parigi a Praga per raccogliere un invito di Milan Kundera.

Pur essendo inevitabilmente figlio di questa epoca, mi sento molto legato ai viaggi in treno, al gusto per i viaggi lunghi, apparentemente interminabili. Lo strapotere del viaggio rispetto alla destinazione. Le tappe intermedie. Gli autogrill.

I viaggi in Spagna, l’interrail da solo nel nord europa, i viaggi settimanali a Torino. Il treno, ci sono stati anni in cui lo sentivo come parte di casa. E non si tratta di un’esagerazione. Durante l’Erasmus a Valencia ho passato quasi un anno senza treno, lí si usava soprattutto l’autobus. Arrivato in italia, la prima volta che sono salito sull’Alessandria-Torino Porta Nuova mi sono sentito come se fossi entrato in casa mia. Ricordo che anche allora mi sembró una sensazione bizzarra e preoccupante, ma era proprio quello che sentivo.

Ho perso il conto delle volte che ho fatto Alessandria-Murcia, 31 ore di treno. Pochi soldi, tanta voglia di partire e tanti tanti biglietti fatti secondo la ricetta partenopea, ahum ahum. Il treno attraversava la Francia di notte, scompartimenti sonnolenti e malinconici, che mischiavano i turisti ai pendolari francesi e nordafricani.Si faceva scala a Port-Bou alle 6 di mattina, appena il tempo di respirare un po’ di Spagna e poi si risaliva sul treno. Un illuso avrebbe potuto sentirsi quasi arrivato. Macché, arrivato a Barcellona si era solo a metá del tragitto in termini di tempo. Poi tutto il viaggio lungo la costa spagnola, il Levante. Il sole che batte forte sul finestrino e la spiaggia che corre di fianco a te, non puoi ancora scendere. E poi finalmente l’arrivo a Murcia e la sensazione che il treno ti abbia portato direttamente in Marocco.

Consigli per la lettura: Maruja Torres che in "Amor América" attraversa in treno il continente, dal Cile al Messico. E Paolo Rumiz, il vero teorico del viaggio lento, con i suoi viaggi estivi pubblicati su Repubblica.

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