Grazie a Fritz che mi segnala la lettera aperta di Martín Caparrós a Horacio Gonzalez, sul caso Vargas Llosa. Una lettera piena di buoni argomenti e con qualche colpo basso, che non guasta mai.
No te salves
Grazie allo stoico canale pubblico "Canal Encuentro" ieri abbiamo visto un documentario che ripercorreva la vita del poeta uruguayo Mario Benedetti. Due cose volevo qui segnalare: le immagini di Montevideo ad inizi ’900, esattamente uguale ad oggi, ma in bianco e nero.
E questo frammento del domentario, in cui l’attore argentino Miguel Angel Sola interpreta il poema "No te salves" con una voce e una faccia da applausi.
Viejo, verde y libre
Nel 1999 fu Gianni Vattimo a firmarmi i documenti dell’Erasmus a Valencia. Non riuscii ad entrare nei posti disponibili del mio corso di laurea e dovetti ricorrere ad un escamotage burocratico e a partire per il Levante spagnolo come filosofo in fieri.
Oggi ritrovo Vattimo in una lunga intervista nel supplemento di Página12 "SOY", dove girando inotorno alla sua omosessualitá si parla d’amore, di religione, di Pasolini, di taxi boys, di pensiero debole, di vecchiaia e di un sacco di altre cose.
Ah Mario!
Questa mattina nel programma radiofonico di Victor Hugo Morales (sí, quello di "Barrilete comisco, de que planeta veniste viniste?") se la prendevano con Mario Vargas Llosa, reo di aver indicato Woddy Allen come fulgido esempio dell’attuale civiltá dello spettacolo, frivola e superficiale. Victor Hugo mi ha fatto sorridere dicendo che Vargas Llosa scrive per cosí tanti giornali e riviste che é normale che dica qualche fesseria. Sono andato a cercarmi il discorso che Vargas Llosa ha dato in Spagna all’ Asamblea General de la Sociedad Interamericana de Prensa (SIP), ma ne ho trovato solo questo estratto. Ero pronto a scandalizzarmi, come di solito faccio con tutti i testi del peruviano, ma in questo caso non ha tutti i torti. Il pulpito, Vargas Llosa, non mi piace per niente, ma la predica ha un suo fondamento.
Certo, che lasci in pace woody allen che non c’entra niente con Bergman, Visconti o Buñuel, ma non ne ha neanche le velleitá. Come diceva Victor Hugo "Nada que ver…"
Almeno qui la Spagna perde
Che cosa fa un argentino appena arriva in spagna?
- Il primo giorno vogliamo alfajores di tre strati (dolce tipico argentino ndt.) e non riusciamo a trovarli. Il secondo giorno vogliamo vedere un bel culo, con taglio profondo, e non riusciamo a trovarlo. Il terzo giorno vogliamo tornare a casa. Ma il quarto giorno scopriamo un negozio che vende alfajores, gestito da una cordobesa con un bel culo. E allora decidiamo di rimanere. [eblog]

A Luglio é uscito anche in Argentina l’ultimo libro di Hernán Casciari "España, decí alpiste", Ed. Sudamericana. Perfetto il sottotitolo: fuimos, mentimos, vencimos. Racconta l’invasione che ho avuto modo di vivere da vicino, i primi anni di questo secolo, quando a Barcellona bastava alzare una pietra per trovarci sotto un argentino. Molti partono da qui pensando di trovare in spagna un Paese molto simile all’argentina, solo ubicato nel "primo mondo". Bastano pochi giorni per capire che si sono sbagliati alla grande e che nel bene e nel male le differenze ci sono. Per adattarsi ci vorrá spirito di sacrificio e magari anche una buona dose di ironia.
Caratteristiche che non mancano certo a Hernan Casciari, scrittore ormai radicato a Barcellona da diversi anni. Autore del blog Orsai, che vi straconsiglio, Casciari é uno di quei blogger che ha avuto il coraggio di mantenere on-line i propri testi anche dopo l’uscita della versione cartacea. La versione spagnola, "España perdiste", sta andando a ruba, comprata da tutti gli argentini che sono felici di trovare nero su bianco le loro piccole grandi frustazioni nel rapporto con la madre patria.
Io vi consiglio di leggere il prologo del libro. Se poi vi fa ridere potete andare avanti.
Sottoscrivo anche il capitolo "Cagar leyendo, un placer rioplatense", ode ai bidet argentini, che anch’io ho imparato ad amare.
p.d.
Postilla per gli italiani non esperti: in argentina le nostre barzellette sui carabinieri hanno come protagonisti proprio gli spagnoli, los gallegos.
Chi va piano
Scopro da Repubblica l’uscita di un libro che visto da qui sembra interessante: "Senza volo", di Federico Pace. Le storie e i luoghi per chi non vuole più avere a che fare con gli aerei. Per paura o per motivi ecologici. Repubblica riporta un capitolo del libro, un viaggio di Carlos Fuentes, Julio Cortázar e Gabriel García Márquez in treno, da Parigi a Praga per raccogliere un invito di Milan Kundera.
Pur essendo inevitabilmente figlio di questa epoca, mi sento molto legato ai viaggi in treno, al gusto per i viaggi lunghi, apparentemente interminabili. Lo strapotere del viaggio rispetto alla destinazione. Le tappe intermedie. Gli autogrill.
I viaggi in Spagna, l’interrail da solo nel nord europa, i viaggi settimanali a Torino. Il treno, ci sono stati anni in cui lo sentivo come parte di casa. E non si tratta di un’esagerazione. Durante l’Erasmus a Valencia ho passato quasi un anno senza treno, lí si usava soprattutto l’autobus. Arrivato in italia, la prima volta che sono salito sull’Alessandria-Torino Porta Nuova mi sono sentito come se fossi entrato in casa mia. Ricordo che anche allora mi sembró una sensazione bizzarra e preoccupante, ma era proprio quello che sentivo.
Ho perso il conto delle volte che ho fatto Alessandria-Murcia, 31 ore di treno. Pochi soldi, tanta voglia di partire e tanti tanti biglietti fatti secondo la ricetta partenopea, ahum ahum. Il treno attraversava la Francia di notte, scompartimenti sonnolenti e malinconici, che mischiavano i turisti ai pendolari francesi e nordafricani.Si faceva scala a Port-Bou alle 6 di mattina, appena il tempo di respirare un po’ di Spagna e poi si risaliva sul treno. Un illuso avrebbe potuto sentirsi quasi arrivato. Macché, arrivato a Barcellona si era solo a metá del tragitto in termini di tempo. Poi tutto il viaggio lungo la costa spagnola, il Levante. Il sole che batte forte sul finestrino e la spiaggia che corre di fianco a te, non puoi ancora scendere. E poi finalmente l’arrivo a Murcia e la sensazione che il treno ti abbia portato direttamente in Marocco.
Consigli per la lettura: Maruja Torres che in "Amor América" attraversa in treno il continente, dal Cile al Messico. E Paolo Rumiz, il vero teorico del viaggio lento, con i suoi viaggi estivi pubblicati su Repubblica.
Borges, Vargas Llosa e la barbarie argentina
Sul magazine de El País domenica scorsa usciva un articolo d’opinione di Mario Vargas Llosa intitolato "Borges y los piqueteros" . Non sono un grande fan dello scrittore peruviano, soprattutto quando invece di scrivere libri lo fa su El País, peró per gli amanti dell’Argentina é un articolo interessante, che ha generato ovazioni e fischi su questa sponda dell’Atlantico.
Ho chiesto ad un amico argentino la sua opinione sul pezzo di Vargas Llosa e la risposta che ho ricevuto via mail credo che vada condivisa. Mi piace l’idea del blogger invitato, come mi piace l’idea del blog collettivo. Spero che questo sia il primo di una lunga serie di interventi di Gianpaolo.
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A pesar del tono épico que utiliza Vargas Llosa y cierto absurdo que conlleva querer encontrar a Borges en la Buenos Aires de hoy (ya en la Buenos Aires de fines de los 50, aquella ciudad a la que el escritor porteño hacía referencia no existía) hay algunos señalamientos con los que no puedo dejar de coincidir y otros con los que sí.
La Barbarie, tentación más fuerte y recurrente de la historia argentina, hoy reconvertida en cuanto a los estímulos y objetivos que la justifican, sigue existiendo. Las fuerzas de choque piqueteras oficialistas (cabe diferenciarlas de aquellas otras manifestaciones sociales, adquieran la forma que adquieran, incluso piquetes) constituyen una clara manifestación de ello. Pero no sólo estímulos provenientes de mercanchifles oficialistas y revolucionarios de cotillón son causa de la “desaparición” de Borges. Hay otras, y bastante más vinculadas con algunos falsos liberales – que hasta el mismo Vargas Llosa debe tener inconvenientes para detectar – quienes subiéndose a emprendimientos supuestamente libertarios sólo les importa el mercado. Son a quienes les excita llenar la ciudad de automóviles (esos que cuando todos los poseen ya a nadie les sirven), destruir cines de barrio para construir shopping o vendérselas a las multinacionales evangélicas, construir torres para vivir cerca de dios y destruir una de las pocas cosas realmente europeístas de la ciudad, reciclar bares donde – como señala Vargas Llosa – los ciudadanos ilustres debatían de política y literatura, y los simples hombres de a pie vomitaban frustraciones amorosas y/o económicas tan típicas. [Read more...]
La voce di Cortazar

Sabato scorso su Ñ, la rivista di letteratura del quotidiano Clarín, é uscito un racconto inedito di Julio Cortazar, intitolato "Ciao, Verona". Leggendo il racconto mi sono reso conto che non riesco a leggere Cortazar "da solo". Anni fa ho ascoltato un audio in cui lo scrittore un suo racconto, "Torito", e da allora non riesco a dissociare le parole scritte dalla sua voce. Leggo il racconto e nella mia testa rimbomba Cortazar, che legge con il suo tono incalzante e la sua "r" cosí particolare. Se vi va potete ascoltare il file audio di Torito seguendo questo link. Oppure potete scaricarlo usando il tasto destro del mouse sullo stesso link e scegliendo "salva oggetto con nome". Il testo completo del racconto lo trovate qui. Cortazar fa parlare il grande pugile argentino Justo Suarez, el Torito de Mataderos, e fa uso di centinaia di termini in lunfardo, l’argot porteño che troviamo spesso anche nel tango. E si parla anche di tanos: ¿Vos te acordás de los tanos? Yo no sé de donde los iba a sacar el trompa, me los traía fresquitos de Italia, y se armaban unas leñadas en River… Hasta me hizo pelear con dos hermanos, con el primero fue colosal, al cuarto round se pone a llover, ñato, y nosotros con ganas de seguirla porque el tanito era de ley y nos fajábamos que era un contento, y en eso empezamos a refalar y dale al suelo yo, y al suelo él… Era una pantomima, hermano… La suspendieron, que macana. A la otra vez el tano cobró por los dos, y el patrón me puso con el hermano, y otro pesto… La mia umile traduzione: Tu ti ricordi dei tanos? Io non so dove li andava a pescare il capo, me li portava freschi freschi dall’Italia, e venivano fuori delle legnate a River… Mi fece combattere persino con due fratelli, con il primo fu colossale, al quarto round si mette a piovere, ragazzo, e noi avevamo voglia di continuare perchè il tanito era un tipo come si deve e ci menavamo che era una gioia, e a quel punto incominciamo a scivolare e giù per terra io, e per terra lui… Era una pantomima, fratello… La sospesero, che cavolata. La volta dopo il tano le prese doppie, e il capo mi fece combattere con il fratello, e un’altra batosta…
L’Eternauta
Vi segnalo un articolo interessante del Tirreno (via l’Espresso) sull’opera di Francisco Solano López, disegnatore della mitica serie fumettistica argentina "El Eternauta", creata insieme al desaparecido Héctor German Oesterheld. Una storia molto legata all’italia, dove sono state recuperate e ripubblicate molte opere di Solanito.











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