Panchos y champagne (la pizza se terminò)

media — 19 giugno 2009

http://www.flickr.com/photos/tanoka/3640569650/

7up e Sprite ci hanno abituato a campagne pubblicitarie controcorrente, basta pensare a "L’immagine è zero, la sete è tutto", ma a questo cartellone di 7up la dice lunga sulla sutuazione attuale in argentina. Sono finiti gli anni ‘80 ‘90, la pizza e champagne, il modello da seguire, il sogno, non è più avere una Ferrari e fare le vacanze a Miami. No, ormai ci si accontenta di invidiare un tipo con le infradito che può permettersi di fare un asado sul balcone di casa. Patetico? può essere, ma anche no.

Visti da lontano

media — 27 febbraio 2009

Grazie a MIA ho scoperto il sito Italia dall’Estero e da subito é finito nel mio feed reader. Come ci vede la stampa estera. L’idea é semplicissima e grazie a dio é stata realizzata con grande efficacia, senza fronzoli, grande sito. Per dire, c’é un’intervista tradotta da Le Monde a Fred Vargas, una delle mie scrittrici preferite e paladina di Cesare Battisti. Chapeau.

Cioé, c’hai presente Matrix?

media — 18 dicembre 2008

Seguo con costanza il sito 233grados.com, che dalla spagna monitoreggia un po’ tutta la scena del giornalismo hispano. Non passa giorno senza che un canale televisivo chiuda, un giornale licenzi personale o una rivista si fonda con un’altra per cercare di far fronte alla crisi mondiale. I mezzi di comunicazione vivono di capitali freschi, di pubblicitá, di investimenti che in questo momento semplicemente non ci sono. Sono i primi a risentire di questa crisi, ancora prima delle industrie, perché la caduta non é causata dallo scarso consumo (la gente che compra meno giornali), ma dalla mancaza di capitali (le aziende che non comprano pubblicitá).  E ne risentono in modo devastante, scompaiono. É interessante provare ad immaginare quale sará lo scenario tra 3-4 anni, quando questa crisi sará passata, l’acqua dello tsunami si sará ritirata e vedremo che cosa é rimasto sotto le macerie. Per certi versi sará una grande opportunitá per i media on-line, settore decisamente piú economico e flessibile, l’unico che in questo momento sta ancora crescendo. Peró sappiamo come vanno queste cose, che si parli di mezzi di comunicazione, di mercato immobiliare o di industria pesante i momenti di crisi favoriscono i pesci grossi, che fagocitano quelli piú piccoli. Un finto caleidoscopio di marche, titoli, alternative, che diventa grigio se associato ai rispettivi gruppi proprietari. E internet? sará l’oasi felice? lo scopriremo solo vivendo.

Gente che va

media — 18 dicembre 2008

A molti piace, ad altri meno, peró é indiscutibile che Mario Pergolini rappresenti una delle colonne della tv argentina. Questa settimana ha salutato tutti e dopo 15 anni ha abbandonato la sua creatura, CQC, Caiga Quien Caiga, un programma esportato in tutto il mondo, anche in Italia (Le iene). Lo ha fatto a modo suo, incazzuso, sputazzando nel piatto dove ha mangiato per tanto tempo, togliendosi gli occhiali neri, la giacca e la cravatta. Qui il video.

Giornalismi

media — 29 novembre 2008

L’insistenza di discussioni sul “giornalismo” visto ancora secondo schemi superati dagli eventi è inevitabilmente perdente e si sopravvaluta. Quel “giornalismo” lì d’ora in poi sarà solo un pezzetto dei molti tipi di giornalismo e informazione che si faranno. Dire che il giornalismo da professionisti lo devono fare i professionisti è tautologico. Ci sono però molti giornalismi diversi che in questi anni sono stati esercitati da non giornalisti, e bene. Il discrimine, come sempre, non è il professionismo eventuale: è il fare le cose bene, o farle male. E conosco blog di persone che nella vita fanno altro che mantengono dei livelli di qualità e affidabilità di molto superiori di quelli di alcuni quotidiani

Con questa sola considerazione si potrebbere aprire e chiudere molte discussioni sul giornalismo oggi. Una marea di analisi fatte da giornalisti che si stanno arrampicando sugli specchi per nascondere la loro incapacitá di stare al passo con i tempi e che non trovano migliore soluzione che trasformarsi in strenui difensori  del vecchio-giornalismo-quello-vero-quello-di-una-volta. Cambiano i tempi, una parola non basta piú a descrivere fenomeni molto diversi, complessi e in continua evoluzione. Per fortuna ci sono anche menti illuminate, non proprio ventenni, che vedono le cose diversamente.

Don’t call me lottizzato

media — 16 agosto 2008

Interessante articolo di Crítica di qualche giorno fa. La ricerca “Il prezzo del silenzio“, della Asociación por los Derechos Civiles, prende in analisi i rapporti non proprio trasparenti tra il Governo e i mezzi di comunicazione “amici”. Sembrerebbe che il segretario de medios Enrique Albistur distribuisce fondi statali con grande generositá, ma solo ai mezzi di comunicazione che trattano l’attuale governo con benevolenza.  Funziona piú o meno cosí: la secretaría de Medios de Comunicación é l’organo che tra le altre cose decide come gestire i fondi pubblici dedicati alla comunicazione (pubblicitá progresso, comunicazioni istituzionali, campagne di sensibilizzazione, etc). É fin troppo facile dirigere questi fondi a giornali e televisioni amiche, come Página12, lasciando agonizzare dal punto di vista economico i media oppositori. Una censura sutil. Albistur ha anche un conflitto di interessi grande come una casa, visto che é l’imprenditore pubblicitario piú importante del paese, ma questa é un’altra storia.

Fin qui niente di nuovo, normale amministrazione del potere. Quello che mi ha incuriosito é invece la dinamica di compra-vendita dei giornalisti della radio e della TV, soprattutto della TV via cavo.

“il sistema funziona, in parte, perché molti proprietari di stazioni radio o canali di televisione via cavo vendono segmenti di spazio a giornalisti e case di produzione, che poi cercano contratti pubblicitari per pagare i costi di produzione e dello spazio, e allo stesso tempo generare ricavi”.

Insomma, la terzializzazione dell’etere indebolisce il controllo che i proprietari dei mass media hanno sui contenuti dei loro programmi. Cosí diventa sempre piú difficile dire “il canale TN é dell’opposizione” oppure “CN5 significa Cristina Nestor 5″, chi é pro e chi é contro. La lottizzazione italiana (ricordate? Rai1 DC, Rai2 PSI, Rai3 PCI) sembra roba preistorica. Qui sono direttamente i giornalisti o i produttori del singolo programma che escono a cercare sponsor. Sponsor pubblici (il governo é sicuramente il cliente n°1) o privati, non fa differenza.

“All’inizio trovavano nel cavo un posto dove esprimere le loro idee liberamente senza nessun tipo di pressione. Un ambiente ideale. Adesso, che é successo? Sono arrivati quelli che hanno scoperto che grazie ad un piccolo programma televisivo, della radio o del cavo si possono guadagnare molti soldi. Basta semplicemente non dire ció che andrebbe detto”.

In Italia ci lamentiamo per l’oligopolio dell’informazione, con due soli blocchi a contendersi lo spazio televisivo. Sembrerebbe peró che la pluralitá non sia sufficiente per creare qualitá informativá. Aiuta, ma non basta.

Quotidiani argentini. Quale leggere?

media — 30 aprile 2008

cafetería "4 gats", barcelona

Cafetería "4 Gats", Barcelona

Mani avanti: non si tratta di una guida, le opinioni espresse in questo post sono assolutamente personali.  Il nome del blog dovrebbe far intuire che qui funziona un po’ cosí… 

Non voglio fare una vera e propria rassegna dei principali quotidiani argentini, mi limito a condividere con voi il mio processo di selezione. In Italia avevo trovato un mio equilibrio: leggevo Il Manifesto, di solito accompagnato da un altro quotidiano piú o meno a caso (il Corriere, Repubblica, La Stampa), necessario per poter dire di vivere in questo mondo. In Spagna la scelta era piú o meno obbligata: nonostante non mi trovi sempre d’accordo ideologicamente, la qualitá de El País é fuori discussione, a partire dalla quindicina di pagina di Esteri con cui apre il giornale. 

E in Argentina? Che giornale leggere?

In famiglia hanno sempre cercato di vendermi Página/12. Quando eravamo in Italia Laura leggeva Il Manifesto e diceva "é uguale a Página". Anche la Vale sembra appoggiare questo parallelismo. Io mi permetto di dissentire, non trovo in Página/12 la qualitá del Manifesto. Anzi, non riesco proprio a leggerlo. Il grande punto in comune é che entrambi i giornali sono quasi completamente estranei a fenomeni di massa quali lo sport, la TV, il cinema americano, ecc.. Se Cristiano Ronaldo facesse 10 gol in rovesciata in una finale di Champions League non ne trovereste traccia su Página/12. Invece ci trovate l’inserto sulla storia della filosofia di José Pablo Feinmann o tutta la cronaca dell’ultimo congresso di psicoanalisi-marxista. Ma il grande difetto di Página/12 sembra essere l’appoggio spassionato al governo, spesso indifendibile. (continua…)

Viva la Rai

media — 24 gennaio 2008

D’accordo, non sará l’11 settembre, ma cade il governo e Rai international ci fa vedere Peppino de Filippo.

Dite che é meglio cosí? meglio non vedere quello che succede in italia? o magari é un chiaro riferimento alla commedia all’italiana che si é vista oggi in senato…

La Barcelona

media — 20 novembre 2007

Barcelona è una rivista di satira politica e di costume, un po’ sullo stille de "Il vernacoliere", ma più con piú pagine, più articoli, più risate, più tutto. Un altare al politicamente scorretto. Il sottotitolo della rivista è: "Barcelona, una solución europea a los problemas de los argentinos"e ricorda i primi anni di questo secolo quando in catalunya bastava alzare una pietra per trovarci sotto un argentino. Tra gli articoli memorabili passati resta la cartina dei nuovi quartieri di Buenos Aires (con Palermo Bronx!), osannata anche da altri stranieri che vivono a Buenos Aires. Io ne scrivo oggi per segnalare una vignetta di questa settimana che riassume il momento politico-istituzionale argentino con il passaggio di consegne Nestor-Cristina:

aparatos

So che é bruttissimo spiegare i doppi sensi, ma visto che si tratta di un’altra lingua lo faccio comunque. In spagnolo aparato significa sia "sistema" (apparato politico, digerente, ecc.) che "strumento, aggeggio, coso".

Scrabble al Corriere.it

media — 31 ottobre 2007

Come se non fosse abbastanza drammatico l’evento in sè ci si mette anche il Corriere a dare i numeri sul terribile fatto di cronaca della signora violentata a Roma. Prima mettono on-line il titolo “Roma, violentata e uccisa” mentre la signora, seppure in coma, é ancora viva. Poi finalmente cambiano il titolo in “Roma, violentata e torturata”, ma nell’articolo la parola tortura non viene mai menzionata.
Parole come macigni, usate come se niente fosse.
E poi dicono che le informazioni dei blog sono tendenziose, soggettive e non verificate.

Elezioni presidenziali, qualche spunto

argentina, media — 29 ottobre 2007

I risultati ufficiali, suddivisi per localitá, li trovate in questa pagina, un ottimo servizio, attivo fin dall’inizio dello scrutinio, ieri sera. In questi giorni la stampa italiana ha dedicato abbastanza spazio alle elezioni argentine. In generale i commenti sono molto simili tra loro: poca fiducia ai kirchner, considerati nuove facce di un sistema vecchio e conosciuto. Molti hanno sottolineato i problemi attuali dell’argentina, inflazione, corruzione, nepotismo, populismo, ismi vari. Insomma, niente di nuovo per chi vive da queste parti. Tra tutte mi é sembrata interessante l’analisi di Maurizio Matteuzzi sul Manifesto, prima del voto. Forse perché é un’analisi un po’ meno catastrofista delle altre. Condivido le idee di molti articoli pessimisti, per caritá. Anch’io sono molto scettico riguarod i signori K. Peró sono anche un po’ stanco di questo perbenismo all’europea che viene qui a trovare i mille difetti del sistema argentino (o brasiliano, o venezuelano). La definirei "la sindrome dei caschi blu". Ci sentiamo in diritto ed in dovere di scovare i mille problemi delle societá altrui, di insegnare educazione civica in giro per il mondo. Non dico che i difetti non ci siano, ma se fossimo in italia troveremmo anche il modo e il tempo di sottolineare le virtú di questo sistema e di questo momento storico. Sapendo da dove veniamo (berluska) e da chi siamo governati (brodi) sapremmo apprezzare le poche cose buone del presente. E invece no, qui in sudamerica si deve solo sottolineare "la debolezza della democrazia", "la corruzione dilagante", "il populismo", ecc.. Segnalo anche la cronoca di Emiliano Guanella, per La Stampa. Il suo blog é fatto con passione, e si vede. Non condivido tutto il suo timore nei confronti della coppia K, ma mi sembra che faccia una buona fotografia della situazione argentina. Guanella poi segnala l’arrivo di laureati italiani in argentina. Parla di nuovi emigrati, con biglietto di ritorno. Un tema a noi caro. O abbiamo tutti una percezione errata o qualcosa (qualcuno) si sta davvero muovendo.

Lati B, ascoltati da qui

media — 27 settembre 2007

Rossana mi provoca e in un altro post mi chiede di commentare la questione di Miss Italia e il Lato B. Da una parte é bello ritrovare la polemica sempreverde delle aspiranti miss che si lamentano perché "Non si può giudicare solo l’aspetto fisico, conta anche la personalità" . Ma fa sorridere soprattutto questo continuo gioco televisivo (ma non solo) della provocazione piccola piccola che serve a scuotere la morale (bigotta? ipocrita?sonnolenta?) del Paese, che all’unisono si alza dal divano e grida "Eh no, questo no, é troppo!" Ah sí? e dov’é il limite? chi mette i paletti? il buon gusto? la Chiesa? il Governo? Mike Buongiorno? le letterine? i naufraghi sull’isola? per favore. Qui in Agentina si é troppo lontani da Benedetto16 e troppo vicini a Holywood per porsi questi problemi di buon gusto. Businnes is businnes, e morta lí. Che poi é la stessa logica che regna in Italia, ma non lo si vuole ammettere. E quindi ecco che l’evento televisivo dell’inverno australe é stato el baile del caño (lap dance) fatta dai partecipanti di Bailando por un sueño (il corrispettivo di "Ballando con le stelle"). Un evento che ha riscaldato le freddi notti del cono sud. I piú temerari trovano qui un video esemplificativo. Al confronto la vincitrice del B-side é la monaca di Monza.

Un trionfo

media, sport — 8 settembre 2007

Poche ore prima che i Pumas facessero un mazzo tanto ai beneamati cugini transalpini si stava scatenando anche un’altra bella lotta, fuori dal campo di gioco. Il braccio di ferro tra la Federeazione Internazionale di Rugby e i giganti dell’informazione si é concluso quando ormai mancava davvero poco al fischio d’inizio e si correve il rischio di incominciare con un "boicot" da parte della stampa. L’accordo finale puó essere un bel precedente per quanto riguarda il tema dei diritti d’immagine di questo tipo di eventi: cronaca o arte?

Lunga vita al p2p!

media — 4 settembre 2007

Questa per gli scettici che non credono al fatto che le partite di calcio a pagamento si possano vedere gratis via internet. Per coloro a cui interessa LA pagina di riferimeno é rojadirecta.com e i due software principali TVAnts e Sopcast. Altra questione é invece perché una persona sana di mente, che vive a Buenos Aires, dovrebbe vedere Milan-Fiorentina via web. Non entriamo in questo ambito, si va troppo nel personale…

Il peyote rosa

media, sport — 8 agosto 2007

peyoterosaCorrado, caro amico milanista esiliato in Catalunya, ogni mattina compra la Gazzetta dello Sport sulla Rambla. Oggi mi fa notare una chicca che anch’io stavo seguendo e che vi voglio segnalare. Da inizio Agosto la rosea ha iniziato una competizione chiamata Dream Cup, lo scudetto degli scudetti. Si scontrano squadre mitiche tipo l’Inter di Ibra contro la Juve di Boniperti, il Milan di Sacchi contro la Samp di Vialli e Mancini. Tutto simulato al computer, con cronaca finale pubblicata per la gioia dei lettori. Ora, va bene che é Estate e con questo calciomercato stagnante non c’é niente di cui parlare (aldilá di David e Victoria alle prese con l’arredamento della nuova casa negli USA), ma dovreste leggere il delirio degli articoli. Vi segnalo due passaggi: Juve ’58 contro Napoli ’90 (scialbo 0 a 0) Li hanno visti abbracciarsi nell’antistadio, Diego Maradona e Omar Sivori. Scesi dai pullman. Li hanno uditi stuzzicarsi su Boca e River, entrambi giovani, ricchi di futuro, come soltanto questa coppa permette. Poi un tifoso ha lanciato un pacchetto di sigarette da autografare e il Pibe lo ha stoppato di petto, il Cabezon lo ha raccolto di coscia, Diego ci ha dato di destro, Omar di tacco, con i calzini arrotolati alla caviglia, come calzettoni. I compagni incantati a guardarli. La magia di Juve ‘57-58 contro Napoli ‘89-90 è tutta qui. Poi in campo l’imprevista eclissi di stelle che ha prodotto un deludente 0-0. [...] Lazio ‘73-’74 – Verona ‘84-’85 (1-0) [...] Il resto è una battaglia da trincea, con i muscoli di Briegel che sbattono senza costrutto contro il muro alzato a centrocampo da Nanni. Il gol vale però il prezzo del biglietto: D’Amico scende centralmente palla al piede, triangola con un lucidissimo Giorgione Chinaglia che gli restituisce un pallone d’oro al limite. Il sinistro da fuoriclasse del numero 11 di maglia ma 10 per come dipinge calcio, non lascia scampo a Garella[...] E’ l’ultima emozione. Vince la Lazio. E Bagnoli smoccola: «Quando siamo arrivati alla mura e non siamo riusciti a saltarla, ci siamo girati e abbiamo fatto scappare i cani". Se lo dice lui… Va bene tutto, magari qualcuno si diverte anche, ma mi rimangono due domande: – come si chiama questa nuova droga che gira a Milano? – chi scrive questi pezzi? Ciccio di Nonna Papera? dei giornalisti sportivi? se sono dei giornalisti, non si sentono un po’ degradati a scrivere romanzi da ombrellone? E’ anche vero che di qualcosa bisogna pure campare. Aspetto i vostri commenti al riguardo. So giá che troveró alcuni inaciditi dal fatto che il Genoa di Skuhravy e Aguilera giace (per ora) in fondo alla classifica del suo girone.

Ezio, faccia qualcosa

italia, media — 17 luglio 2007

Per quanto possa valere vista anche la distanza, esprimo tutto il mio appoggio alla lettera aperta di Matteo Bordone ad Ezio Mauro, direttore di Repubblica. Io personalmente non sono mai stato un lettore molto affezionato. Da buon piemontese che da grande voleva fare il noglobal mi son sempre barcamenato tra La Stampa e il Manifesto. Però ho frequentato spesso e volentieri, direi quotidianamente, gli alti e i bassi del sito Reppubblica.it e mi sento di aggiungere la mia voce al coro dei nuntereggaepiù.

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