Un’amica italiana che l’ha vista dal vivo la ricorda sul palco con un bicchiere di vino in mano e ricorda di aver pensato “questa me se magna”. Tutto questo per dirvi che questo è l’ultimo venerdì per vedere Dolores Solá al 36 Billares.
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Nos tenemos que ir porque el rusito me dejò el Fiat que se la banca…
Il duo La Chicana interpretando "Nos tenemos que ir". Dedicato a tutti quelli che leggono questo blog spinti dal desiderio di cambiare aria.
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Non è per dire, ma lei è proprio affasciante…
Polemiche da milonga
Piove da due giorni, oggi aspettavamo la neve che non è arrivata e nell’attesa mi sono detto…ma sì, tanto per fare nuovi amici, facciamo un po’ di polemica con il mondo del tango. Premetto che non sono un appassionato di tango e conosco l’ambiente tanguero solo per sentito dire. La mia più che una polemica è una domanda agli esperti in sala.
In questi due anni e mezzo del blog c’è sempre stato un grande assente tra i lettori o perlomeno tra i commentatori: l’italiano appassionato di tango. I tangueros italici frequentano molto la blogosfera ed esitono alcuni blog di tango molto seguiti. A naso uno potrebbe pensare che tango e argentina siano due categorie inseparabili e che quindi gli italiani milongueros siano anche interessati vagamente a sapere che cosa succede da queste parti. Intendiamoci, non è come mangiare una pizza e pensare all’italia…il tango è profondamente argentino e i testi e la musica ti stanno costantemente trasmettendo idiosincrasia argentina. E qui viene la mia domanda polemica: ho l’impressione che agli italiani appassionati di tango interessi poco o nulla dell’argentina. Voi che dite?
p.s.
Parlo dei tangueros italiani che vivono e ballano in italia. Ovviamente quelli che sono venuti a vivere qui fanno gruppo a sè. Che se no poi Gabriella mi cazzia…
Un classico, giustamente
C’è una tartaruga di Peguajò che se ne va a Parigi a farsi bella perchè si è innamorata di un tortugo più giovane di lei. Va a piedi e nel viaggio di ritorno ri-invechia nuovamente. C’è una mamma gabbiano un po’ miope che cerca cibo per i suoi piccolini, che crede di aver trovato un buon gamberone e invece porta al nido un povero cane bassotto che stava prendendo il sole in spiaggia. C’è una familia di tarme che vive in un armadio: i bambini hanno culla di bottone, la mamma mangia lana con forbice e coltello, mentre suo marito sta sul balcone ricavato da una tasca di un vestito.
Già ero fan di Maria Elena Walsh prima che in casa arrivasse il piccolo Tanokita, ma adesso la si ascolta spesso e devo dire che è giustamente considerata uno dei geni della cultura argentina. Utilizza stili musicali di ogni tipo, ha un vocabolario ricchissimo, ma soprattutto una fantasia davvero magica, sconfinata. Se in casa masticate un po’ di spagnolo, ma anche se non ne capite un acca, vi consiglio di ascoltarla.
Le mie preferite: Manuelita la tortuga, El reino del reves, El show del perro salsicha, Cancion de tomar el tè, La chacarera de los gatos.

Il perro salsicha in un’immagine dell’illustratore Pablo Bernasconi
Se me pianta un lagrimón
Oggi ero in metropolitana e l’mp3 random mi ha spezzato il cuore con "Canción para Carito", di Leon Gieco, cantata da Mercedes Sosa.
En Buenos Aires los zapatos son modernos
pero no lucen como en la plaza de un pueblo.
Sensazione strana, questi versi riescono sempre a farmi sentire nostalgia dell’argentina anche quando sono qui. Ricordo anni fa a Barcellona, una domenica pomeriggio, ora della siesta, camminavamo con Laura. Passammo sotto una finestra aperta e al primo piano si sentivano le note de La Arenosa cantata dal Duo Salteño. Ci trovammo commossi, entrambi, come due deficienti, nella canicola estiva catalana. Io in piú con l’aggravante di non essere argentino.
Cosí mi domandavo…ai lettori argentini del blog, qual’é la canzone che ancora a distanza di anni vi fa venire i brividi di saudade? Qual é il vostro tallone d’achille? La domanda é aperta anche agli italiani con passato argentino, che lo so che anche voi soffrite di mal d’argentina.
Manu Chao al Luna Park
Anche qui nessuna velleitá artistica, solo sei minuti del cavallo di battaglia di Manu Chao, nel concerto di domenica sera al Luna Park. Da sottolineare il pubblico totalmente entregado e il chitarrista rumbero, un motttruo.
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La vida es una tombola
Ricotta, calamari e salmoni
Ieri sera e oggi torna uno dei 4-5 idoli indiscutibili che ha questo paese: el Indio Solari, leader dell’ex gruppo Patricio Rey y sus Redonditos de Ricota. El Indio non concede interviste, si nasconde e quando appare lo fa sul palcoscenico, per serate che si trasformano in pellegrinaggi chilometrici per migliaia di fans. Ieri sera a La Plata c’é stato anche il tempo per un duetto (video) di tre canzoni con Andrés Calamaro, il salmone del rock nazionale. Un’accoppiata che senz’altro avrá fatto storcere il naso agli ortosossi dell’Indio, ma che vuoi farci il rock é cosí, se ne frega.
Divino
A proposito di triangoli, ma alla fine degli anni ’70 chi imitava chi tra Renato Zero e il brasiliano Ney Matogrosso? Forse imitavano un terzo che non conosco o molto piú probabilmente non imitavano nessuno. Begli anni.
Io non trovo aggettivi per definire l’interpretazione di questo video, tranne forse quella del titolo del post.
Vuelven los Fabulosos

Il 30 Ottobre esce il nuovo cd de Los Fabulosos Cadillacs "La luz del ritmo". Los Fabulosos seguono le tracce di Soda Stereo, dei Police e di tutti quei gruppi mitici che ritornano al palcoscenico spinti dalla passione dei fans e dalla voglia (legittima) di grandi incassi. Tornano riempendo per due giorni (12 e 13 Dicembre) la Monumental, lo stadio del River. In questi casi in gergo si dice "Llenan dos River". Non mi piacciono molto i concerti moltitudinari, negli stadi e quindi non so se andró, ma los Cadillacs sono uno dei miei gruppi preferiti e personalmente sono contento che siano tornati, anche se é solo per una botta e via. Qui potete sentire "Padre nuestro", il primo single dell’album. Secondo Clarín il gruppo non ha rischiato nulla, ha puntato sul suo cavallo di battaglia, il rock latino pachanguero, invece di proseguire "l’evoluzione" che lo aveva portato dallo ska al rock progressivo de "La marcha del golazo solitario". Bisognerá ascoltarlo.
Ma la copertina non ricorda la pubblicitá del Geniol?
Che signora
Il protagonista si trova davanti la novella sposa del proprio figlio, e descrive cosí la giovane nuora:
[...] un pastel de frambuesa
que te miraba y cortaba
el hipo y la mayonesa
con ese tipo:
su vacunita en el brazo,
dieciocho añitos
y esos malditos ojazos de gata en celo
y aquella mata de pelo
como una hoguera
y unas pestañas con telarañas de terciopelo
y esas caderas
que estaban hechas para pecar
por las escaleras,
para enseñarle el pajar,
para esperar en la era,
para mancharle el vestido,
para cantarle al oído:
reloj no marques las horas
para quitarse el sombrero.
Caballero, qué señora.
Caballero, qué señora.
Caballero: ¡qué señora…!
Giá, che signora, e che poeta.
La fine della mosca
Vi ricordate la ska-band argentina La Mosca Tsé-Tsé? Una decina di anni fa fecero scalpore in italia con la canzone "Yo romperé tus fotos", che diventó il tormentone dell’estate. A me la loro musica divertiva, la gente li odiava perché la canzone ti perseguitava ovunque. Il nome del gruppo era perfetto.
Recentemente un’amica é stata ad un matrimonio e chi ha trovato come band intrattenitrice? Loro.
Suonano ai matrimoni.
Dalle stelle alle stalle.
Voto 3 e mezzo.
La Colifata, siempre fui loco
Yo tengo la gran intriga de mi vida y es saber si debo curarme o debo hacer la revolución justificando mi propia locura
La Colifata é un progetto dell’ospedale psichiatrico José Borda, il piú grande di Buenos Aires. Si tratta di un programma radiofonico realizzato dai pazienti dell’ospedale, una realtá che ormai ha piú di 10 anni, conosciuta ormai un po’ in tutta l’argentina. Un modo per avvicinare la realtá interna del manicomio al mondo esterno. Per ricordare che il manicomio, e sua sorella carcere, esistono. Un modo per far rimbalzare una volta in piú nelle nostre teste la domanda “ma i matti siamo noi o sono loro?” O siamo tutti matti?
Qualche mese fa abbiamo avuto modo di partecipare ad un incontro con uno dei ragazzi a capo del progetto (non ricordo il nome) e ci spiegava come Radio Colifata sia uno strumento potentissimo per far recuperare ai pazienti autostima e amor proprio. Partecipano al programma e quando ricevono le domande dagli ascoltatori, le loro telefonate, le loro lettere, scatta la reazione “ma allora esisto veramente!”.
Ma la Colifata é anche e soprattutto una realtá musicale. Nel 2003 a Barcellona esce un cd “La Colifata – Siempre fui loco” cui partecipano i gruppi piú scassati del quartiere del Raval. L’album nasce sotto l’ala protettrice di Manu Chao e mixa canzoni estilo Barcelona a frammenti del programma radiofonico del Borda. Visto che il cd é introvabile e impossibile da acquistare, a meno di non venire a casa mia e di masterizzarlo…vi do la dritta…potete scaricarlo dai soliti bambini cattivi di Taringa. Ai due amici Xeneizes che conoscono l’album consiglio di vedere il video a questa pagina, dove appaiono finalmente i protagonisti dei tormentoni del cd.
A Dicembre Manu Chao era a Buenos Aires e ha fatto una puntata al Borda. E’ stata una bella occasione per fare festa. Occasione che io mi sono perso, accidenti a lui e alla sua mania di muoversi in incognito. I progetti di Manu Chao e la storia della Colifata sono raccontati benissimo in questo articolo di Santiago Roncagliolo per El País.
Spu(n)ti :
- Colifata TV, las Aguablandas Porteñas de Hugo López, colifato
- video di Manu Chao al Borda
- Francis Ford Coppola in visita al Borda
- Ne parla persino Panorama
La foto del post é di Gala
Dos pajaros en la Bombonera
Come preannunciato 4 mesi e mezzo fa, ieri sera eravamo alla Bombonera per il primo dei 4 concerti che chiudono la tourné di Joaquin Sabina e Joan Manuel Serrat, Dos pájaros de un tiro. I nostri eroi hanno ammiccato col pubblico senza ritegno, parlando quasi esclusivamente in porteño e confermando che l’argentina é per entrambi una seconda patria. Hanno ringraziato in special modo le persone che per vedere il concerto nel quartiere della Boca hanno rinnegato i propri sentimenti piú viscerali, i tifosi del River, del Rosario Central, ecc.. C’erano 45.000 persone, piú giovane ed energico il pubblico di Sabina, accompagnato dalle immancabili signore 50/60enni innamorate di Serrat fin dagli anni settanta. Un frase a ciascuno: Y los viejos sueñan morirse en paz, y morir por morir, quieren morirse al sol. E i vecchi sognano di morire in pace, e morire per morire, vogliono morire al sole. – Pueblo Blanco – Joan Manuel Serrat – O talvez ese viento que te arranca del aburrimiento y te deja abrazada a una duda, en mitad de la calle y desnuda. O magari quel vento che ti strappa dalla noia e ti lascia abbracciata ad un dubbio, nuda e in mezzo alla strada. A la orilla de la chimenea – Joaquín Sabina Per noi tante emozioni, nonostante la distanza siderale, che potete vedere nel video: incorporato da Embedded Video
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Juan Quintero a Barcellona
Laurita ci segnala un concerto interessante per tutti gli amici che vivono a Barcellona: Juan Quintero e Luna Monti. Folklore argentino di prima qualitá. Il 24 de noviembre, alle 21 al NIU Espai Artístic; Almogàvers, 208. Metro Llacuna, L4. I biglietti per i concerti e la disponibilitá per i workshops sono molto limitati. Entrambe le cose si possono acquistare presso Etnomusic, Bonsuccés, 6, Metro Plaça Catalunya. Per informazioni potete chiamare il (0054) 625 10 37 30 o scrivere a chantavos@gmail.com . Qui altra info sull’evento. La foto é tratta da qui
Pirata de boquita
Circa due anni fa. Ero a Barcellona, un giorno pieno di sole ed io in auto, fermo ad un semaforo. Il semaforo diventa verde e vengo superato da un furgone bianco con finestrini aperti e musica a tutto volume. Era un gruppo di muratori gitani, che torna dal lavoro e ascolta flamenco “a palla”. Ascolto sì e no 10 secondi di musica, ma vengo subito rapito dal ritmo della canzone. Il furgone sfreccia nel traffico e io non posso seguirlo, ma riesco comunque a captare una frase del testo: “pirata de boquita”. Salgo le scale di casa pensando che sicuramente ho capito male e che non esiste nessuna canzone con quel testo. In altri tempi mi sarei dovuto tenere il dubbio e sarebbe stato pressoché impossibile recuperare la canzone. Ma i tempi sono cambiati, abbiamo a disposizione la favolosa coppia Google-Mula:
Algiva – “Pirata de boquita“.
Silvio (non quello che pensate voi)
Il mercato globalizzato della musica sappiamo com’é: noi esportiamo Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Tiziano Ferro, Nek, e si finisce che all’estero pochi sanno chi siano Guccini, De André, De Gregori, Rino Gaetano. Non conoscono neanche il popular Vasco. Allo stesso modo importiamo Ricki Martin, Jennifer López, Shakira, King Africa e ci perdiamo Joan Manuel Serrat, Joaquín Sabina, Leon Gieco, Pablo Milanés, Charli García, Mercedes Sosa, Atahualpa Yupanqui e mille altri. Lo sappiamo, é cosí, é il prezzo del mercado globalizado, che decide per noi cosa ci deve piacere e che cosa no. PERÓ questa logica mercantile commette una vera ingiustizia, un crimine contro l’umanitá (la fetta di umanitá che non parla spagnolo): il mondo non conosce Silvio Rodríguez. Io non sono un grande fan. Lui, oltre ad essere IL cantautore cubano, é un poeta e personalmete mi é difficile seguirlo nelle sue immagini, nelle sue metafore infinite. Peró é indubbio che si tratta del cantautore piú amato e adorato da tutta la popolazione mondiale hispanohablante, dall’Havana a Madrid, da Caracas a Buenos aires. Che Silvio, come lo chiama la gente, non sia conosciuto dalle masse, nel mondo, no tiene perdón. Ecco, io nella mia ostinata vocazione divulgativa vi propongo la mia canzone preferita: "Canción del elegido", secondo me la miglior biografia di Ernesto Che Guevara.
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Qui trovate il testo in spagnolo. Questa é una mia traduzione al volo: Silvio Rodríguez – La canzone del prescelto Quando si racconta una storia si parla sempre di un vecchio, di un bambino o di sé. Peró la mia storia é difficile, non vi parleró di un uomo comune. Racconteró la storia di un essere di un altro mondo, di un animale di galassia. É una storia che ha a che vedere con il corso della via lattea. É una storia sotterrata, che parla di un essere [umano] del niente. Nacque da una tormenta, nel sole di una notte, nel penultimo mese. Passó di pianeta in pianeta cercando acqua potabile, forse cercando la vita o cercando la morte, di questo non si é mai certi. Forse cercando siluettes o qualcosa di simile che fosse adorabile, o per lo meno amabile, baciabile, amabile. Lui scoprí che le mine del Re Salomone stavano nel cielo e non nell’Africa ardente, come pensava la gente… peró le pietre sono fredde e gli interessavano calore e allegrie. I gioielli non avevano anima, erano solo specchi, colori brillanti. E alla fine scese alla guerra, scusate, volevo dire alla terra. Seppe la storia di colpo, sentí dentro alla testa vetri rotti e capí che la guerra era la pace del futuro: le cose piú terribili si imparano in un attimo e per quelle meravigliose ci vuole una vita le cose terribili si apprendono in un attimo quelle meravigliose costano la vita. L’ultima volta che lo vidi se ne andava tra fumo e mitraglia, contento e nudo… stava ammazzando canaglie con il suo cannone del futuro, stava ammazzando canaglie con il suo cannone del futuro…
Dos pájaros de un tiro
Letteralmente Due uccelli con un solo colpo, la traduzione del nostro Due piccioni con una fava. Non vi voglio sottoporre a una lezione di proverbi in spagnolo, é il nome del tour di questi due signori qui . Il piú grande cantautore catalano, Joan Manuel Serrat, e il mio cantante/poeta/giullare preferito, Joaquín Sabina, fanno questo viaggio insieme, che li porta in giro per la Spagna e per tutto il Sudamerica, finendo con due date "storiche" in questo posticino qui. Solo questa mattina ho potuto comprare i biglietti, che erano in vendita dalla mezzanotte di ieri su un sito che é letteralmente collassato viste le troppe richieste. Quello che ci aspetta é piú o meno questo, ma doppio.











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