Toglietemi un dubbio. Gli amici spagnoli mi prendono per i fondelli con sta storia che Berlusconi non prende l’aereo se non lo accompagnano nani e ballerine. Ma letteralmente NANI e ballerine. Sono i giornalisti spagnoli che non hanno capito la metafora di Di Pietro o davvero c’erano dei nani? Non tanto per capire se berlusconi é un satrapo (?) ma per capire fino a che punto los gallegos son los brutos de siempre.
Anacronismi e memoria corta
L’ex impero romano ormai è allo sbando e il fasto di un tempo è quello che è….il fasto di un tempo. La popolazione, spaventata e affamata, si chiude in casa, ossessionata da un unico terrore: la venuta dei barbari.
Siamo nel nord-ovest e sento una specie di cantilena, in mille versioni, che ripete continuamente "ci sono troppi emigrati", "il problema sono loro", "siamo già pieni di problemi noi, che cosa vengono a fare qui?".
C’è un approccio alla questione che è anacronistico. Si pensa a mandarli via, ma quello era un atteggiamento comprensibile negli anni ’90, ormai siamo nel 2008, dovrebbero rendersi conto che la multietnicità è una realtà, un dato di fatto, nonostante gli abbagli del nostro presidente del consiglio. Dovremmo stare qui a parlare di come accoglierli, di come vivere insieme in condizioni migliori, in armonia, come fanno in Francia, Gran Bretagna e USA coloro che hanno voglia di parlare di movimenti migratori. E invece siamo ancora qui a parlare della questione "li facciamo entrare o no". Nel 2008 2009.
La cosa che mi fa più rabbia è che le mie terre sono piene di emigrati: dal veneto, dalla calabria, dalla campania. La stessa persona che quarant’anni fa caricò un maiale e dieci galline su un camion e venne in piemonte alla ricerca di lavoro oggi si domanda (e sembra farsi la domanda in modo sincero, in buona fede) che cosa vengono a fare qua.
Compagnia di bandiera :-(
Piero Armenti, l’amico italiano di Notizie da Caracas, sta infestando la rete (1 - 2) con la sua terribile esperienza con Alitalia in un reiterato tentativo di Caracas-Roma. La redazione di Tanoka.net é lieta di dare eco al suo grido di vendetta.
Questa è la storia di un viaggio di ritorno Alitalia, Caracas-Roma. Ma è soprattutto un dettaglio per capire perché Alitalia è fallita, nonostante voli internazionali e aeroporti si moltiplichino ovunque. Concentratevi e leggete.
Il 3 dicembre compro un biglietto Alitalia (13 febbraio andata) con volo di ritorno 10 aprile, ore 18:50.
Il 10 aprile alle 16 (3 ore prima) mi presento in aeroporto, il check-in è già stato chiuso. L’orario è stato cambiato: la partenza è prevista per le 15 e 30 (tre ore prima). Nessuno mi aveva avvisato. Volo perso. Che ingenuo io a fidarmi di Alitalia, di questi tempi. Dovevo verificare.
Il paradosso è un altro: il volo pur partendo alle 15 e 30 aveva comunque tre ore di ritardo, sarebbe partito lo stesso alle 18 e 30. In sintesi: c’era tutto il tempo per imbarcarmi, ma nessuno dell’Alitalia era reperibile in aeroporto (Venerdì santo) nessun ufficio aperto, e nessun numero telefonico disponibile (messaggio telefonico, richiamate lunedì). L’aeroporto taceva, e io tornavo in taxi a Caracas.
Arrabbiato chiamo l’Alitalia di Roma (062222). La farsa continua: al call center verificano e ammettono di aver sbagliato l’ orario sul biglietto, ma sostengono che visto il ritardo del volo, avrei potuto imbarcarmi comunque. E’ normale, è quello che pensavo anche io: ma il check-in era inspiegabilmente chiuso. [Read more...]
2009: fuga da Barcellona
Scopro grazie a Rotta a Sud Ovest un articolo del Periódico de Catalunya che indica la comunitá italiana come la seconda nella classifica degli stranieri residenti a Barcellona. Sono 21.000, il 16% del totale, dietro solo agli ecuatoriani. Per l’analisi del fenomeno vi rimando all’articolo, anche se secondo me certi pezzi hanno sempre un po’ l’aria da "una terra promessa" di Eros Ramazzotti. Io arrivai a Barcellona nel gennaio 2003 e me ne andai nel giugno 2006. Ricordo un colloquio per la gestione di un sito internet di logistica (!?) in cui il responsabile delle risorse umane mi faceva le domande accarezzando una pila di curricula, 100 diceva lui, tutti di italiani.
Nel frattempo peró la disoccupazione in Spagna raggiunge livelli record, l’11%, un milione in piú rispetto ad un anno fa. Che faranno gli italiani? scapperanno? non credo…i milleuristi italiani si sono pian piano adattati e hanno creato gli anticorpi contro la precarietá. Ovunque andiamo ci sembra che le cose funzionino meglio che nel Bel Paese. Miraggio.
La risposta inizia con “v” e finisce con “endetta”
"Así, se aviva un viejo debate: qué sentido tiene la sanción penal si quien delinque prueba su reinserción social y falta de peligrosidad?"
Página12 fa la domanda giusta sul caso di Marina Petrella.
A la catalana
Da qualche giorno abbiamo ospiti, una coppia di amici di Barcellona. Il nesso è assolutamente casuale, ma loro presenza mi ha fatto ragionare un po’ sulla condizione di catalano, o meglio, sull’idea che si ha in Argentina dei catalani.
In Italia non si ha molta coscienza del catalano. Normalmente l’italiano pensa che il catalano sia l’abitante di Barcellona, città meravigliosa, Gaudì, chiringuitos sulla spiaggia, birra a fiumi, eccetera. Ne “Il Ciclone” Pieraccioni spiegava giustamente a Ceccarini che la Catalogna non esiste, è come l’Atalanta.
In Argentina è diverso. Mi fa sempre ridere la reazione dell’argentino quando sente nominare la parola “catalán”. Gli si alza un angolo della bocca e nasce un sorisetto sarcastico, una smorfia o, più precisamente, un ghigno. Non succede la stessa cosa con le parole “español” e “gallego”, qui sinonimi. Invece il catalano viene ricevuto con un ghigno. Come mai?
Fondamentalmente perchè l’argentino già sa. Sa già che cosa lo aspetta, sa già che il catalano in questione sarà borioso, “catalano-centrico”, un po’ nazionalista e (cosa gravissima) assolutamente a digiuno di cultura argentina. Un commento durissimo che solitamente viene riservato ai catalani da questa parti è “Ma guarda questi, sono scesi dal mulo l’altro ieri e si credono i padroni del mondo”.
Quando poi malauguratamente qualcuno si azzarda a chiamare il catalano “spagnolo” allora ha inizio una vera pantomima. Il catalano alza di scatto una mano irrigidita, blocca la conversazione e precisa “Español no. Catalán, soy catalán”. Allora il sorrisetto malizioso dell’argentino si trasforma direttamente in una fragorosa risata. Il catalano guarda stupito, non capisce che cosa ci sia da ridere. Non capisce che l’argentino ride perchè dei regionalismi spagnoli non gniene importa proprio nulla…baschi, galiziani, catalani, valenciani…per lui sono tutti gallegos. Il resto sono questione interne, che su questo lato dell’oceano non interessano a nessuno.
Ricordo una mostra di Quino alla Biblioteca Fort Pienc di Barcellona. I visitatori dovevano passare sotto un arco che diceva: “Un negro se lamentaba a la orilla de la mar: ¡Quién fuera blanco! (llorando), aunque fuese catalán”
Elezioni a la gallega
Bella la foto che ha fatto Pippo all’angolo tra avenida de Mayo e la 9 de Julio. E’ vero, anche in questo lato dell’oceano è iniziata la campagna elettorale spagnola che finisce con il voto del 9 marzo. Pippo ha trovato la propaganda del PSOE, io invece ho visto diversi cartelloni pubblicitari del PP, su calle Maipú, la prosecuzione della calle Cabildo, a Vicente López. Niente foto, sorry.
Mi domando se gli spagnoli emigrati in argentina, tantissimi, tendano a preferire la sinistra o la destra. Si potrebbe pensare che viste le origini anarchiche di molti di loro potrebbero tendere a preferire il PSOE. Ma allo stesso tempo non si puó dimenticare che la maggior parte della comunitá spagnola é di origini galiziane. Tutti gli italiani qui sono los tanos e tutti gli spagnoli sono los gallegos. E la tradizione del PP in Galizia, con la gestione di Manuel Fraga, é pluridecennale.
La campagna elettorale spagnola é quasi giunta agli ultimi botti, mentre l’italiana sta appena iniziando, ma sono d’accordo con Pippo: il testa a testa iberico é molto piú appasionante del nostro. Oltre alla mezza gaffe che ha coinvolto Zapatero nel fuorionda di qualche giorno fa ("ci conviene che ci sia tensione") mi sembra molto interessante la campagna PAZ. Oltre a "pace" significa Plataforma de Apoyo a Zapatero ed é firmata da 300 personaggi della sfera pubblica spagnola. Il progetto ha anche un inno (video), cantato tra gli altri anche da Sabina&Serrat su testo di un certo Mario Benedetti. Altro che "Meno male che Silvio c’é"…
Da vedere lo spot elettorale del progetto. Nello scenario del terzo millennio, dominato dallo show business e svuotato da ogni tipo di ideologia, le elezioni si vincono cosí:
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