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diario — 8 giugno 2009

Rieccomi. Grazie ai groupies che hanno manifestato preoccupazione nei commenti. 

Scrivo dal lavoro, dalla solita finestra con vista sul giardino dei Kirchner. Umore grigiastro, confesso. Il mese in italia é sempre destabilizzante e per un figlio unico neopadre (quindi con "nipote unico") lo é ancora di piú. Oltretutto é giá il secondo anno che andiamo in italia a maggio, in piena primavera, cascinagrossa é in fiore, verde ovunque, la vita sorride, tutti escono a godersi l’arrivo dell’estate. Tornare poi a Chacharita é dura. É inverno, la cittá sembra grigia come non mai. In 48 ore abbiamo giá preso il raffreddore tutti e tre. Questa mattina nel supermercato cinese (giá deprimente di solito) mancava un sacco di merce, come se fossimo sotto un bombardamento. Niente di preoccupante, tranquilli, spero di riprendermi tra qualche giorno, ma confesso che in questi giorni il pensiero ricorrente é "ma chi me la fatto fare?".  L’unica soluzione, aldilá delle scelte personali,  é vivere questa cittá e questo continente intensamente. Poi dove saremo tra qualche anno solo Dio e Maradona lo sanno.   

Vi abbraccio tutti, sorcini, riapriamo le danze di questo blog che in epoca di facebook inizia impavido il suo terzo anno di vita. Ci saranno novitá, no cambien de canal.

Vamos los azzurris

futbol — 24 maggio 2009

Lo Sportivo Italiano ha battuto 2 a 1 il Flandria (che sembra un nome inventato) ed è salito in serie B. Un motivo in più per realizzare un’idea che mi gira in testa da tempo: i lettori di tanoka.net in gita a vedere lo Sportivo. Appena ricomincia il campionato ne riparliamo!

L’imbarazzo della scelta

foto, italia — 22 maggio 2009

Povera, povera Alessandria.

Hai voluto la bicicletta argentina?

argentina, italia — 21 maggio 2009

Ieri il Giro d’Italia è passato da Cascinagrossa. La famiglia Tanoka si è fatta ben quatrocento metri di pellegrinaggio per vedere passare la carovana rosa.

Tra le duecentocinquantamila differenze che ci sono tra il posto dove sono nato e quello dove vivo c’è proprio il ciclismo. La presenza ossessiva nelle terre piemontesi di ciclisti della domenica, del lunedì, del martedì… e l’assenza totale a Buenos Aires e conourbano. Non è una cosa secondaria, perchè la dice lunga sulle caratteristiche della geografia e dell’architettura delle due località. In italia, per quanto sia grande la città dove vivi, puoi sempre prendere una bici e trovarti in aperta campagna in una mezz’oretta. Per uscire dal conourbano e poter pedalare senza la paranoia di essere schiacciato da un Ford Falcon impazzito devi fare 4 ore di automobile. O devi andare a girare in bici in un parco urbano, cosa un po’ triste.

Gradi diversi di argentinità

argentina — 19 maggio 2009

Durante i soggiorni italici mi trovo spesso a parlare d’argentina con qualche argentino che vive in italia. La situazione è questa: io vivo in argentina da due anni e lui vive in italia da vent’anni. Mi chiede come mai vivo in argentina, ma non è realmente interessato, quello che gli preme veramente è spiegarmi come mai non ci vive lui in argentina. L’elenco può essere lunghissimo, ma gli hit sono l’insicurezza, la montagna russa economica, la corruzione, buenos aires che "è sporca e caotica". Situazione paradossale in cui una persona mi racconta com’è il posto dove vivo io, lo fa a pezzi e io zitto e mosca. Mi guardo bene dal ribattere alcune distorsioni del mio interlocutore di turno, perchè so bene che quasi tutti gli argentini che vivono all’estero ci soffrono e parecchio. Lasciamolo vivere tranquillo. E poi è vero, Buenos Aires è un vero bordello. 

Anacronismi e memoria corta

vecchio continente — 10 maggio 2009

L’ex impero romano ormai è allo sbando e il fasto di un tempo è quello che è….il fasto di un tempo. La popolazione, spaventata e affamata, si chiude in casa, ossessionata da un unico terrore: la venuta dei barbari.

Siamo nel nord-ovest e sento una specie di cantilena, in mille versioni, che ripete continuamente "ci sono troppi emigrati", "il problema sono loro", "siamo già pieni di problemi noi, che cosa vengono a fare qui?".
C’è un approccio alla questione che è anacronistico. Si pensa a mandarli via, ma quello era un atteggiamento comprensibile negli anni ‘90, ormai siamo nel 2008, dovrebbero rendersi conto che la multietnicità è una realtà, un dato di fatto, nonostante gli abbagli del nostro presidente del consiglio. Dovremmo stare qui a parlare di come accoglierli, di come vivere insieme in condizioni migliori, in armonia, come fanno in Francia, Gran Bretagna e USA coloro che hanno voglia di parlare di movimenti migratori. E invece siamo ancora qui a parlare della questione "li facciamo entrare o no". Nel 2008 2009.

La cosa che mi fa più rabbia è che le mie terre sono piene di emigrati: dal veneto, dalla calabria, dalla campania. La stessa persona che quarant’anni fa caricò un maiale e dieci galline su un camion e venne in piemonte alla ricerca di lavoro oggi si domanda (e sembra farsi la domanda in modo sincero, in buona fede) che cosa vengono a fare qua.

Porci ed avvoltoi

argentina — 5 maggio 2009

A proposito di viaggi, sapete quando abbiamo pagato i tappabocca anti febbre suina? 4,50 pesos l’uno, quasi un euro.

É mejo er vino de li castelli…

diario, italia — 5 maggio 2009

Per il prossimo mese la redazione del blog al gran completo si trasferisce nel basso Piemonte per una visita che si prospetta emotivamente fortissima. Visita di piacere e di lavoro, con puntata fieristica sulla riviera romagnola a metá maggio. Magari ci scappa qualche post made in italy (seguendo le orme dei compagni), che il blog si chiama "da Cascinagrossa alle Ande" e non si parla mai di Cascinagrossa, diamine.

Ieri sera con laura giocavamo a fare un elenco delle voglie gastronomiche che ci toglieremo e una a testa siamo andati avanti per mezz’ora. L’italiano che torna in italia guidato dal miraggio di una mozzarella di bufala fa molto Carlo Verdone, ma che ci vuoi fare, quando ci vuole ci vuole.

Chau, ci sentiamo "dall’altra parte".

Pronto, famiglia Antani?

cose dell'altro mondo — 3 maggio 2009

Chi vive in argentina probabilmente ne avrá giá sentito parlare, ma per gli italiani é davvero una cosa originale. Oggi parliamo del sequestro telefonico. L’altra sera una coppia di amici vicini di casa ne é stata vittima e cosí ho potuto capirne i dettagli. Funziona piú o meno cosí: ti chiamano a casa (spesso la chiamata viene fatta dal carcere. La noia fa brutti scherzi). Sanno il tuo nome e congnome e ti dicono che un tuo caro ha avuto un incidente. Al che tu entri in panico, mordi l’amo e dici "chi é? mia sorella? mio padre?" Non si sa…ma chiama questo numero di cellulare e lí sapranno dirti. Tu chiami e lí ti dicono che hanno in ostaggio il tuo famigliare in questione e che per liberarlo devi pagare. Ovviamente non é vero niente e se non glielo dici tu neanche lo sanno che hai una sorella o un padre. Puntano tutto sul non lasciarti pensare e sulla fretta. Teoricamente dovresti uscire di casa e lasciare i soldi in un qualche bidone della spazzatura del tuo quartiere. Normalmente hanno un socio che gira in macchina in zona aspettando che qualcuno caschi nella rete e consegni davvero "il riscatto". Se riesci a mantenere i nervi saldi trovi milioni di incongruenze nel discorso del sequestratore virtuale, prima fra tutte quella di non sapere bene dove abiti. Lui viene a prendere il riscatto, ma devi spiegargli tu dove abiti. Il mio amico dice che erano ragazzini…che si stancavano di reggere il gioco e si passavano il telefono l’uno con l’altro. Me li immagino, playstation, "faso" e telefono.

Starete sorridendo e pensando "e chi ci casca?". Chi ci casca non lo so, ma il mio amico non riusciva a contattare la sorella (era un concerto) e si é preso un bel cagozzo.

A volte l’ingegno e la creativitá degli argentini é "pure troppo", era piú divertente il Dr. Tangalanga.
 

Poco seri

argentina — 2 maggio 2009

L’ho vista con i miei occhi la 9 de julio bloccata da decine di autobus venuti dal conourbano per le manifestazioni del 1 maggio. Solo che non é successo oggi, venerdí, ma ieri, giovedí. Hanno anticipato la marcia per potersi poi godere il fine settimana lungo. Cosí non si fa, voto 4.

Questioni di cana

cose dell'altro mondo — 30 aprile 2009

Da queste parti non c’é ristorante, pasticceria o negozio decente che non abbia un poliziotto sulla porta, a mo’ di guardia giurata. Solo che é un poliziotto, di quelli veri, con la pistola e compagnia cantante. Mi domando come funzioni. Io ho un ristorante e chiedo un poliziotto e me lo danno? E quanto pago? e chi pago? il polizziotto o il commissario? Come si decide se un poliziotto deve investigare e cercare i cattivi oppure stare davanti alle panetterie?
Tempo fa dalle parti di Villa Guay avevamo "raccolto" un poliziotto che faceva l’autostop (ci aveva fermati con l’inganno) e durante il viaggio ci raccontava che la vigilanza privata la fanno come straordinari. La cosa non mi convince, il poliziotto dell’azienda di profumi di fianco a casa mia é sempre lo stesso, da due anni ed é lí tutto il giorno. Qualcuno di voi saggi lettori conosce il segreto dell’arcano?

Ermafrotano

diario — 24 aprile 2009

Fuori dall’italia Andrea é nome di donna. La vita da "el tano Andrea"  in fondo é sopportabile. Ormai ci ho fatto il callo, dopo anni e anni di chiarimenti, sorprese, sorrisetti sarcastici. Le reazioni della gente quando dico il mio nome sono di tre tipi. Ci sono quelli che mi chiedono il passaporto tre volte e poi si scusano perché "davvero non sapevo che in italia fosse nome da uomo, scusi scusi". Quelli a cui non frega niente, come se gli avessi detto che mi chiamo " Tazzadercesso Tognin". E poi ci sono los entendidos, quelli che fanno segno di sí, che lo sanno, che Andrea Bocelli, che Andrea Pirlo, ecc… 

Ma nessuno reagisce come reagivano in spagna. Quando dicevo il mio nome nessuno faceva commenti, continuavano la conversazione contrariati, ma decisi a far finta di niente, come se io avessi una caccola gigante che mi usciva dal naso. I migliori erano i telemarketer spagnoli, che nei loro fascicoli avevano "Doña Andrea" e continuavano imperterriti a chiamarmi Doña Andrea anche se io insistivo a chiarire che non ero una signora con la voce da scaricatore di porto ero davvero un esemplare di virile masculo italico.  E loro niente "Va bene, va bene Doña Andrea, ma la vuola l’adsl o no? 

 

Che poi…perché ridere dei nomi italiani quando l’uruguay ci regala  un sacco di gioie?

 

Avenida del Libertador

guida turistica — 24 aprile 2009

Credo che tutti i turisti a Buenos Aires dovrebbero farsi due o tre volte tutta Avenida del Libertador in macchina, avanti e indietro. In taxi se volete, con una macchina affittata o con amici. Molti dicono di essere rimasti a bocca aperta quando l’aereo planava sopra la cittá, perché in quel momento ci si rende conto che é immensa. Ma nel mio primo viaggio fu Libertador a farmi capire che si trattava di una cittá luminosissima, elegante, a suo modo nobile. Los bosques de Palermo, le ambasciate, l’ippodromo, plaza francia, la facultad de derecho, i musei, gli appartamenti dei ricconi, lo zoo.
Il turista, nella sua condizione naturale di pedone, si perde questo lato sontuoso, maestoso, della cittá. Forse l’unico. É un peccato, perché magari vi trovate a girovagare giorni e giorni nello sgarrupato microcentro, tra l’obelisco e Florida.


Foto Wikipedia

Secondo voi cos’altro si perdono i turisti a Buenos Aires, vittime del poco tempo e delle guide turistiche precotte?

Il nuovo (figo) che avanza

argentina — 22 aprile 2009

A giugno ci sono le elezioni. Si vota per eleggere una parte del legislativo, all’amerigana, e parte del governo della cittá. Personalmente sono molto incuriosito dal personaggio di Francisco De Narvaez, che vedete nella foto in tutto il suo fascino. Si tratta di una specie di bella copia del sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri, suo probabile alleato. De Narvaez ha due grandi pregi, politicamente parlando: é pieno di soldi e ha un sacco di belle camicie. In quest’epoca di vuoto ideologico basta e avanza. Poi ha un ideogramma cinese tatuato sul collo, grasso che cola. L’altro punto in comune con Macri é la totale assenza di discorso politico, nonostante si sia in piena campagna elettorale. I due punti forti della campagna di De Narvaez sono la critica all’attuale governo e la promessa di una lotta senza quartiere all’insicurezza. Francisco é il padre del Mapa de la Inseguirdad, che lascio a voi giudicare. Come Macri la sua campagna elettorale si basa sul fatto di non dire molto, non promettere niente. Basta il sorriso e la solita tiritera terribilmente efficace che gli italiani conosciamo bene "é un uomo di successo nel campo degli affari, diamogli una possibilitá in politica". Gli amici mi dicono che la Panamericana, l’autostrada, é tappezzata di cartelloni di De Narvaez con lo slogan "La seguridad se hace. Hagamos algo, hagamos un plan". Cioé, votatemi, poi qualcosa ci si inventa…

Segnatevi nome e congome, tra un paio di mesi ne riparliamo.

Oscar Brahim, sopra un ponte

buenos aires — 19 aprile 2009

Tutte le volte che passo sotto il ponte di Cordoba y Juan B. Justo penso che devo fare una foto per Tanoka.net. Eccola:

Il ponte é stato scelto da Oscar Brahim come spazio dove lanciare i suoi messaggi. La frase della foto é una citazione del rimpianto cantante argentino Miguel Abuelo. Una delle frasi passate era "Queres ser feliz o tener la razon?"

Oscar é un tassista di Buenos Aires, ma soprattutto é un "diseñador gráfico en libertad". Ha l’hobby del culture jamming, il tema della mia tesi di laurea. Per gli amanti del genere, c’é anche un documentario su Oscar.

Pichones

cose dell'altro mondo — 16 aprile 2009

Oggi in un cortile ho visto un bambino sui nove anni che giocava. Lanciava in aria una palla da rugby, correva, la riprendeva. Dribblava l’albero centrale come se fosse un giocatore avversario e mi ha fatto ricordare quando io facevo la stessa cosa con un pallone da calcio e con l’unico albero del mio giardino, Gaetano, il libero.
Ma devo essere sincero e tirare fuori il polemico trozkista che é in me: i piccoli che giocano a rugby non mi suscitano molta simpatia. Hanno le stesse faccine bionde delle piccole che vedo per strada che se ne vanno a giocare ad hockey su erba con il loro bastone. Il completino impeccabile, i capelli raccolti in lunghe code, abbronzatura costante, ereditá dell’ultimo fine settimana a Miami o a Punta del Este. Un giorno forse saranno i pumas o le leonas, futuri idoli sportivi del paese e li vedremo in televisione, con il loro accento da Zona Norte, predestinati.

Un classico, qui nel patio trasero

perle — 15 aprile 2009

Sapete perché negli Stati Uniti non ci sono mai colpi di stato? Perché lá non c’é l’ambasciata degli Stati Uniti.

Ambasciata USA, Buenos Aires

La suddetta, oggi pomeriggio.

Asilo politico in 6 mosse

diario — 14 aprile 2009

Nei commenti ad un post-confessione un po’ caustico di qualche giorno fa Tincho mi chiede giustamente di dire anche cosa mi piace. Non mi tiro indietro:

Capusotto e il Negro Fontanarrosa mi fanno ridere SEMPRE. Mi fa ridere anche Peretti e il suo personaggio Emilio Ravenna, nel miglior telefilm argentino di sempre, Los Simuladores.

Ascoltavo los Fabulosos Cadillacs giá una decina di anni fa, ai tempi dell’universitá, e penso che Calaveras y Diablitos sia la miglior canzone rocksteady di tutti i tempi, altro che Jamaica. Sono contento che la scena reggae in argentina sia viva, vivissima e che al supermercato si possa sentire molto piú che pop.

Non ne vado molto orgoglioso e non lo confermerei neanche sotto tortura, ma non mi dispiace Andres Calamaro, anche se azzecca una canzone ogni tre album e, come dicono i miei amici spagnoli, "es un pavo".

Non ascolto rock in generale, ma so che in argentina questa é una specie di bestemmia, per cui scelgo un gruppo, Los Ratones Paranoicos. Un paio di anni fa eravamo sulla costa e siamo stati risucchiati come i topi del pifferaio magico. Dal vivo, da lontano, si sentiva il riff di chitarra di Isabel

Mi piace il folklore argentino. Mi rendo conto da solo di essere anacronistico, ma una buona zamba arriva a toccarmi le corde piú profonde.

Mi riempie di orgoglio per l’umanitá e per questo paese quando vedo le interviste di TVE a Atahualpa Yupanqui e a Julio Cortazar, uomini immensi.

…..

Per evitare il commento lapidario e viscerale "e chi se ne frega" ho messo i link, cosí chi non li conosce si gode qualche chicca.

Compagnia di bandiera :-(

vecchio continente — 13 aprile 2009

Piero Armenti, l’amico italiano di Notizie da Caracas, sta infestando la rete (1 - 2) con la sua terribile esperienza con Alitalia in un reiterato tentativo di Caracas-Roma. La redazione di Tanoka.net é lieta di dare eco al suo grido di vendetta.

Questa è la storia di un viaggio di ritorno Alitalia, Caracas-Roma. Ma è soprattutto un dettaglio per capire perché Alitalia è fallita, nonostante voli internazionali e aeroporti si moltiplichino ovunque. Concentratevi e leggete.

Il 3 dicembre compro un biglietto Alitalia (13 febbraio andata) con volo di ritorno 10 aprile, ore 18:50.

Il 10 aprile alle 16  (3 ore prima) mi presento in aeroporto, il check-in è già stato chiuso. L’orario è stato cambiato:  la partenza è prevista per le 15 e 30 (tre ore prima). Nessuno mi aveva avvisato. Volo perso. Che ingenuo io a fidarmi di Alitalia, di questi tempi.  Dovevo verificare.

Il paradosso è un altro: il volo pur partendo alle 15 e 30 aveva comunque tre ore di ritardo, sarebbe partito lo stesso alle 18 e 30. In sintesi: c’era tutto il tempo per imbarcarmi, ma nessuno dell’Alitalia era reperibile in aeroporto (Venerdì santo) nessun ufficio aperto, e nessun numero telefonico disponibile (messaggio telefonico, richiamate lunedì). L’aeroporto taceva, e io tornavo in taxi a Caracas.

Arrabbiato chiamo l’Alitalia di Roma (062222). La farsa continua: al call center verificano e ammettono di aver sbagliato l’ orario sul biglietto, ma sostengono che visto il ritardo del volo, avrei potuto imbarcarmi comunque. E’ normale, è quello che pensavo anche io: ma il check-in era inspiegabilmente chiuso. (continua…)

Non tutti i muri vengono per nuocere

guida turistica — 13 aprile 2009

Dopo una settimana passata a parlare di muri funesti, sabato ce ne siamo andati a passeggiare lungo il Rio de la Plata, al Parque de la Memoria. Si tratta di uno spazio architettonico ancora in costruzione, ma giá si puó visitare il lungo il muro con 30.000 tasselli di cemento, uno per ogni desaparecido della guerra sucia. Piú di 8.000 tasselli hanno giá un nome e camminare lungo gli interminabili anni 1976 e 1977 fa venire i brividi. Nomi e cognomi di bambini, ragazzini, donne in gravianza, tanos, gallegos, rusos, non si é salvato nessuno. Il parco é situato ad un paio di chilometri dall’aeroporto cittadino di Aeroparque, per cui ogni cinque minuti il cielo blu era attraversato da un aereo, macabro simbolo di un passato che non va dimenticato.

  

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