Nel ruolo del bambino dimenticato a casa dai propri genitori:
Martin Lusteau
Nel ruolo del cavaliere coraggioso senza macchia e senza denti:
Alfredo de Angelis
Nel ruolo del fido cavallo del cavaliere:
una 4×4
Nel ruolo della regina crudele che quando gli vengono i cinque minuti son cazzi amari:
Cristina Fernandez de Kirchner
Nel ruolo dello stregone lungimirante e ubimirante, consigliere della regina:
Nestor Kirchner
Nel ruolo dell’eunuco segretario della regina:
Alberto Fernandez
Nel ruolo dell’asse del male:
FAA, Sociedad Rural Argentina (SRA), Confederaciones Rurales Argentinas(CRA) y Coninagro
Nel ruolo dei bravi, fedeli sbirri della regina:
Julio Moreno e Hugo Moyano
Nel ruolo del capo della guardia presidenziale spezzapollici:
Luis D’Elia
Nel ruolo del rospo che alla fine si trasforma poi in un… traditore:
Julio Cleto Cobos
Comparse
Nel ruolo dei cospiratori che cospiravano, ma nessuno se n’é accorto:
Elisa Carrio, Mauricio Macri, Eduardo Duhalde
p.s. Per un’analisi piú seria della situazione rimando a Fritzamayer, che non fa una piega.
BUM! Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io.
Anch’io sono rimasto a bocca aperta.
Ieri sera non ce l’ho fatta. Volevo vivere una nottata elettorale all’italiana e rimenere in piedi fino al momento del voto, ma sono crollato. Alle 0,30 stavo sentendo un discorso noiosissimo della senatrice Chice Duhalde, ex first lady, e sono crollato addormentato.
Ero straconvinto di svegliarmi questa mattina e di scoprire che il governo aveva vinto. Era stato proprio il governo a voler portare il conflitto con el campo in Parlamento e lasciare la decisione finale ai deputati e ai senatori. Sembrava tutto calcolato. Dopo 4 mesi di stallo era chiaro che i Kirchner avevano in mano il voto del senato e l’esito avrebbe dato ragione a Cristina. Già mi domandavo quale sarebbe stata la fase successiva: i produttori agricoli che non riconoscevano l’autorità del Senato e portavano la causa alla Corte Interamericana dei Diritti Umani, all’ONU o a Roma dal Papa.
E invece no. Il dibattito è durato fino alle 4 e mezza di notte e il risultato del voto è stato 36 a 36. Pari, come nel peggior film di Ron Howard. Solo che nei film americani di solito a questo punto arriva l’eroe. Qui invece è arrivato l’antieroe, il vicepresidente della nazione Julio Cobos, che con il suo voto doveva definire il risultato, desempatar. E lui, dopo un discorso strappalacrime ("la storia mi giudicherà") decide di votare contro. Il botto. La decisione più cinematografica. Tradimento? colpo di stato con guanti bianchi? o coerenza politica? Lo deciderà la storia. Cobos non fa parte del partito della presidenta, ma il ruolo istituzionale sembrava obbligarlo ad appoggiare il governo. Ha ragione un amico che questa mattina diceva: "se i tuoi compagni li hai comprati poi non ti puoi lamentare se si vendono al miglior offerente".
E poi la vera sconfitta per il governo sta in quel 36 a 36, dove molti senatori appartenenti alla maggioranza hanno votato contro. Un pasticcio all’italiana.
Durante la notte scontri in piazza, manifestanti che tirano bottiglie contro il Congresso, molti aspettano Cobos in strada per dirgli due paroline. Nel frattempo gli uomini del campo festeggiano in tutto il paese. Con loro festeggia anche buona parte dell’Argentina, stanca ormai di questo conflitto infinito.
E adesso siamo al giorno dopo. Mentre scrivo nè Cristina nè nessun’altra voce del oficialismo ha aperto bocca. Nel paese si vive un’atmosfera di tensione, la paura che la telenovela non sia finita. L’attesa della prossima mossa: contrattaco o resa?
Dalla mia finestra, ad Olivos, si vede il giardino della casa presidenziale, dove questa notte Nestor e Cristina non avranno chiuso occhio. Questa mattina nel nostro ufficio non si poteva lavorare, i computer non funzionavano e nemmeno le linee telefoniche. I nostri tecnici dico che l’avaria è dovuta ad una forte interferenza, un intenso giramento di coglioni proveniente da casa K.
Che cosa fa un argentino appena arriva in spagna?
- Il primo giorno vogliamo alfajores di tre strati (dolce tipico argentino ndt.) e non riusciamo a trovarli. Il secondo giorno vogliamo vedere un bel culo, con taglio profondo, e non riusciamo a trovarlo. Il terzo giorno vogliamo tornare a casa. Ma il quarto giorno scopriamo un negozio che vende alfajores, gestito da una cordobesa con un bel culo. E allora decidiamo di rimanere. [eblog]
A Luglio é uscito anche in Argentina l’ultimo libro di Hernán Casciari "España, decí alpiste", Ed. Sudamericana. Perfetto il sottotitolo: fuimos, mentimos, vencimos. Racconta l’invasione che ho avuto modo di vivere da vicino, i primi anni di questo secolo, quando a Barcellona bastava alzare una pietra per trovarci sotto un argentino. Molti partono da qui pensando di trovare in spagna un Paese molto simile all’argentina, solo ubicato nel "primo mondo". Bastano pochi giorni per capire che si sono sbagliati alla grande e che nel bene e nel male le differenze ci sono. Per adattarsi ci vorrá spirito di sacrificio e magari anche una buona dose di ironia.
Caratteristiche che non mancano certo a Hernan Casciari, scrittore ormai radicato a Barcellona da diversi anni. Autore del blog Orsai, che vi straconsiglio, Casciari é uno di quei blogger che ha avuto il coraggio di mantenere on-line i propri testi anche dopo l’uscita della versione cartacea. La versione spagnola, "España perdiste", sta andando a ruba, comprata da tutti gli argentini che sono felici di trovare nero su bianco le loro piccole grandi frustazioni nel rapporto con la madre patria.
Io vi consiglio di leggere il prologo del libro. Se poi vi fa ridere potete andare avanti.
p.d.
Postilla per gli italiani non esperti: in argentina le nostre barzellette sui carabinieri hanno come protagonisti proprio gli spagnoli, los gallegos.
Tornati dopo un mese
2 settimane per organizzare il matrimonio, 1 giorno per viverlo, 1 settimana di luna di miele con zaino in spalla in Marocco, 1 settimana per i saluti.
E’ stato semplicemente perfetto, ci godiamo con un po’ di incredulitá quanto tutto sia andato meglio delle nostre speranze. Ora abbiamo solo bisogno di un po’ di routine dopo un mese sull’otto volante.
Dalla nostra partenza abbiamo staccato completamente il cavo con l’Argentina, ma dai giornali di oggi mi sembra di capire che non é cambiato molto rispetto ad un mese fa. Il conflitto tra governo e produttori agricoli é sempre in piedi e questa settimana ci aspettano addirittura due marce, entrambe martedí. Come ripetono i media da piú di 100 giorni: esta será una semana clave.
Visto che critico gli altri e poi entro in un lungo silenzio mi sembra d’obbligo giustificarmi:
Per l’ennesima volta il blog va in pausa. Questa volta la scusa é proprio buona: siamo in Italia per un mese, per sposarci. Si ritorna a Buenos Aires l’11 Luglio.
Speriamo che la nostra festa porti bene anche all’Argentina e per questo abbiamo stilato una lista nozze d’eccezione:
- che finisca la controversia con el campo
- che i cambiamenti climatici facciano dell’Argentina un vero pais tropical
- che charly garcia stia meglio
- che el Diego ritorni a giocare
- che el Diego ritorni a stare con Claudia
- che a Buenos Aires facciano una costanera come si deve
- che gli argentini smettano di mangiare la farinata sopra alla pizza (o perlomeno di farlo in pubblico)
- que vuelvan los lentos
- che Dio ci perdoni per non esserci sposati in chiesa
- che gli amici anarco-trozko-punk ci perdonino per esserci sposati
- che rai international incomincia a far vedere "Sottovoce", il programma di Marzullo
- scoprire dai giornali che per una laringite Tinelli é diventato muto
In occasione della campagna elettorale per il voto degli italiani all’estero il blog aveva ospitato i commenti del tano piú famoso d’Argentina, Donato De Santis. In quell’occasione Donato aveva dimostrato di saper incassare e di saper stare al gioco. Questa settimana Donato ha aperto un nuovo ristorante a Buenos Aires, si chiama Bruni e sta nel bajo Belgrano, Sucre y Castañeda. Un ristorante chiaramente all’altezza della sua fama, moderno, con un menú italianissimo, cucina alla vista, vari chef con bandana e lui, Donato, a far la spola tra i tavoli e la cucina.
Con l’amico Juan Pablo siamo stati trattati da signori - che non siamo - e siamo rimasti a fare chiusura con Donato e sua moglie, Micaela. Una bellissima serata: buona cucina e tanta ospitalitá.
So che Donato oggi sta soffrendo come tutti noi tanos guardando Italia-Olanda. Ragazzi, mi raccomando.
Il video si intitola MUTO. L’autore dei graffiti e dell’animazione digitale é tano e si chiama Blu. Io vi consiglio di dedicarci qualche minuto, ne vale la pena. L’opera é stata realizzata a Buenos Aires e a Baden.
Vedendo il video mi é sembrato di ritovare un’estetica che conoscevo. Ho fatto una piccola ricerca e ho confermato che si trattava dello stesso autore del graffito della piazzetta che sta davanti a casa mia e che giá in passato aveva attirato la mia attenzione:
Non solo ho trovato la foto del graffito appena fatto, ma anche quelle del makingoff. Peccato non esserci incontrati quella notte. Avrei portato un paio di Quilmes.
**Parentesi folkloristica: una delle due porte da calcio della piazza dá direttamente sulla strada, quindi alla gioia di ogni gol si aggiunge la paura di sfondare i vetri di qualche macchina ferma al semaforo
Ho poi scoperto che Lorenzo Fonda sta preparando un documentario intitolato Megunica (il trailer), che racconta la gira latinoamericana di Blu. Quattro amici in México, Guatemala, Nicaragua, Costa Rica e Argentina.
Ma poi pensandoci bene mi sono ricordato di una foto che avevo fatto nell’estate 2006 al Cento Sociale "Mezza Canaja", di Senigallia (AN) e ora scopro che é proprio lui, Blu, e che Senigallia é la sua cittá.
Una creativitá secondo me geniale (guardate qua e qua) e due strade, le nostre, che si sono quasi incrociate per anni. Chissá, magari un giorno ci si incontra a Messina o ad Helsinki e si prende un caffé.
Per quelle cose strane che succedono solo ad un "emigrato" l’altro giorno mi ritrovavo a camminare per strada canticchiando "Un’estate italiana", la canzone di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato composta per i mondiali di Italia ‘90. Anche ai coetanei argentini viene la pelle d’oca quando sentono la canzone, cosa che non succede con Jennifer Lopez ‘94 e Ricky Martin ‘98.
Comunque. Cantavo e mi sono ritrovato a pensare alla frase "Un’estate, un’avventura in più". Aldilà della retorica della canzone, cercate di andare un po’ oltre, di tornare per un attimo bambini e di lasciarvi trasportare da un po’ di romanticismo. Quando si è bambini ogni estate nasconde un’avventura. Non importa che l’avventura sia grande o piccola, che siano i centri estivi al paesello o il viaggio in Africa con i genitori. Ogni estate rimane marchiata a fuoco nella nostra memoria come l’estate in cui vivemmo un’avventura ben specifica: la casa sull’albero dell’estate ‘87, la prima fidanzatina.dell’89, la prima vacanza da soli senza i genitori del ‘90. Sono cose che normalmente succedono d’estate. Si aspetta l’estate per uscire, scoprire, crescere. Poi a settembre si torna a scuola, un po’ più grandi.
In età adulta le cose cambiano. L’estate diventa quasi una stagione come le altre. Certo fa caldo e questo fa piacere a tutti, poi ci sono le ferie15-20 giorni, ma niente che si possa definire un’avventura. Magari si fa anche un viaggio, ma paradossalmente anche il viaggio diventa una routine e anche le mete più esotiche e "difficili" diventano parte del tran tran. Perché? che cosa ci succede da grandi? sarà il lavoro, le responsabilità, l’inevitabile lotta per arrivare a fine mese, ma l’inverno ha il sopravvento sull’estate, diventa uno stato d’animo e il bambino che tutti abbiamo dentro agonizza e, nei casi più gravi, muore.
Faccio quindi un appello a chi sta per vivere un’estate italiana. Godetevela.
Stavo notando che ultimamente i blog amici, quelli ribattezzati nella colonna di destra come "italo-sudamericani", vengono aggiornati molto raramente. Che succede? non sarà mica colpa dell’estate? Ma come, basta un po’ di sole a farvi dimenticare l’amato Evo, l’odiato Uribe, le Farc, Raul Castro e compagnia cantante? La blogosfera, l’informazione dal basso, la rivoluzione digitale, svendute in cambio di una piadina romagnola, un calippo e un pedalò.
Che difficile questo fuso stagionale. Tra qualche mese io sarò spaparanzato in terrazza con la limonata ghiacciata e voi, accerchiati dalla nebbia e con i geloni ai piedi, invaderete il mio lettore di feed con i canonici 30 post al giorno. La lotta del popolo boliviano ritornerà di nuovo al centro del vostro universo.
Non si fa così.
p.s. Scusate la vena polemica, ma qui a Buenos Aires é stata una settimana molto fredda.
Tanoka è un italiano trasferitosi a Buenos Aires un anno fa. L'ennesimo tano arrivato in Argentina, ma con circa un secolo di ritardo rispetto agli altri.
Se volete sapere qualcosa di più su di me, qui mi presento.